Scienza e Tecnologia

Scienza: un 2011 ricco di scoperte

Da Kepler 11 alla Particella di Dio, andando più veloci della luce…
di Andrea Baldin e Lorenzo Viola, 4 A PNI

Grandi novità e scoperte in ambito scientifico hanno coinvolto lo scorso anno e la nostra vita. Teorie considerate valide da quasi cento anni sono state messe in discussione e alcune congetture stanno per essere confermate; fenomeni curiosi e bizzarri hanno suscitato la nostra attenzione: stelle che producono molecole simili a quelle del petrolio e la conferma dell’esistenza di un buco nero cinque volte più grande del sole.

Kepler 11

Agli inizi di febbraio sono stati scoperti migliaia di pianeti, tra i quali addirittura un nuovo sistema solare: Kepler 11, una stella gialla nana distante circa 2000 anni luce dalla Terra. Costituito da sei pianeti che girano intorno ad una stella ordinatamente, cioè con un orbita quasi circolare, Kepler 11 presenta qualche analogia rispetto al nostro sistema solare. Ma nonostante ciò è fondamentale soffermarsi sulle differenze: tra i pianeti, infatti, tutti abbastanza leggeri e piccoli, cinque su sei sono ammassati intorno alla loro stella, cosa che è impensabile secondo le nozioni di astronomia. Si ritiene però che tale fenomeno sia possibile poiché le interazioni gravitazionali tra gli astri e i dischi di gas, in cui si sono formati i pianeti, portano questi a emigrare verso la stella centrale; ipotesi ancora da confermare.

Una delle più importanti scoperte risalenti negli ultimi mesi è frutto delle ricerche di un italiano, Michele Fumagalli, sui gas primordiali, studio in grado di fornire un’ulteriore prova alla teoria del Big Bang. Un gruppo di ricercatori coordinato da Michele Fumagalli, ha notato l’esistenza di due ammassi gassosi, costituiti da idrogeno, deuterio e probabilmente elio, che risalgono ai primi istanti di vita dell’universo: queste nubi erano state solo ipotizzate, ma mai osservate. Gli elementi più leggeri dell’universo (per l’appunto idrogeno, elio e litio) sono infatti comparsi qualche istante dopo il Big Bang, l’evento cosmologico che spiega l’origine e l’evoluzione dell’universo. Ma resta il fatto che tuttora, in tutti i corpi celesti è presente una grande varietà di metalli, che “fortunatamente” non sono stati rilevati. “L’assenza di elementi metallici ci dice che questo gas è incontaminato – spiega Fumagalli –  il che è piuttosto eccitante perché è un gas la cui composizione è esattamente identica a quella del gas primordiale ipotizzato dalla teoria del Big Bang”. Da dove provengono allora i metalli? Da alcune prime stelle che, dopo averli prodotti, li hanno liberati nell’universo.

L’ultima scoperta dell’anno è stata quella del Bosone di Higgs, comunemente chiamato “particella di Dio”. Il Bosone di Higgs a cui è stata attribuita una massa di circa 125 GeV (Giga Elettron Volt), è considerato l’ultimo fondamentale elemento per confermare la teoria del Modello Standard, il quale descrive le particelle subatomiche e le loro interazioni. In sintesi il modello standard comprende dodici particelle organizzate in due famiglie e la particella di Dio sembra quella che le faccia interagire insieme. I dati non sono però ancora  del tutto sufficienti e servirà ancora tempo per confermare la scoperta.

E i neutrini? Sembra ormai sicuro che superino la velocità della luce, ma è necessario ripetere l’esperimento per avere la certezza assoluta.