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MONASTERO RIMA CON MISTERO

Gli alunni della 3A e 3F incontrano Dom Vladimiro che svela loro i misteri millenari dell’Abbazia di Praglia: numeri, simboli, citazioni e allegorie.

Biblioteca
Foto di Luna Parisi 3A

di Marco Marangon 3A

Il giorno 13 marzo 2013 le classi III A e III F del nostro liceo si sono recate presso l’Abbazia benedettina di Santa Maria Assunta presso Praglia. Un monaco, Dom Vladimiro, ci ha guidato durante la visita. Prima di iniziare ci ha illustrato brevemente la storia dell’abbazia, ci ha spiegato la struttura di questa e la differenza tra la vita contemplativa dei monaci e quella attiva. Ci ha detto che ogni monastero ha una propria specifica struttura: Praglia è suddivisa in diversi locali (il dormitorio, la chiesa abbaziale, le stalle, il refettorio) ed è caratterizzata da quattro chiostri (uno doppio, uno rustico, uno botanico e uno pensile). La vita contemplativa svolta dal monaco è fondata sul lavoro e sulla preghiera e si svolge tutta all’interno del monastero stesso; mentre la vita attiva è quella degli ordini mendicanti, le cui attività si svolgono tutte fuori del luogo in cui vivono. L’abbazia di Praglia è di tipo benedettino, quindi di vita contemplativa, si fonda sulla Regola di San Benedetto e i monaci devono rispettare 4 voti. Infatti oltre a quelli di povertà, castità e obbedienza ne hanno anche un quarto, la stabilità: un monaco quando sceglie di ritirarsi nell’abbazia ha l’obbligo di vivere al suo interno e lì verrà anche sepolto. Abbiamo iniziato la visita vera e propria quando Dom Vladimiro ci ha condotto nel chiostro botanico. È il chiostro principale, e si chiama così perché era destinato alla coltivazione di erbe medicinali. Il termine chiostro deriva dal latino claustrum e significa luogo racchiuso entro mura, ma aperto verso il cielo, a rappresentare il legame tra il mondo terreno e Dio. Il giardino è “all’italiana”, composto da tassi (piante sempreverdi che possono essere potate con forme diverse), e ha la particolarità di essere di forma rettangolare con un colonnato composto dall’alternanza di colonne a capitelli corinzi di marmo rosso e bianco, simboli rispettivamente del sangue di Cristo e della purezza. I lati del chiostro simboleggiano i quattro giardini cristiani: a Est il Giardino dell’Eden, a Nord quello della Gerusalemme celeste, a Sud il Giardino del Cantico dei Cantici (come si può notare sopra l’entrata del chiostro dove sono raffigurate due cornamuse, simbolo, al pari dei melograni, di fertilità), e a Ovest il Giardino della Resurrezione. Siamo poi entrati in un locale perfettamente simmetrico che presenta due rampe di scale le quali, se vengono congiunte, formano idealmente un ottagono. Ad una parete è inserita la statua del Tempo, (Chronos), una figura allegorica che tiene con la mano destra l’Occhio della Sapienza, con la sinistra il Libro della Vita (aperto perfettamente a metà) con sopra appoggiato un Teschio (simbolo della Morte), e ai piedi un Serpente (simbolo del percorso della vita umana, che prosegue alternando momenti che seguono la retta via e altri il peccato). La Clessidra rovesciata rappresenta lo scorrere del tempo. Questa stanza si eleva di 7 metri, giungendo al piano superiore, dove si trova il chiostro pensile. Tale chiostro ha un perimetro di forma quadrangolare, presenta colonne di marmo bianco, otto per lato, e attorno ad esso si aprono otto porte, ognuna delle quali porta a un locale importante per l’abbazia: tra questi il refettorio, la sala capitolare, la biblioteca. Al centro del chiostro si trova una cisterna adibita alla raccolta di acqua piovana, posta sopra tre gradini a forma ottagonale. Abbiamo poi visitato la Sala Capitolare, nella quale si riuniscono i monaci nei momenti solenni. Là i novizi vengono giudicati idonei alla vita monastica e viene eletto l’abate che è a capo della comunità. Al di sotto del pavimento si trova il cimitero del monastero, contenente le ceneri dei defunti (il pavimento presenta l’incisione in latino Monachorum cineres). Il refettorio era chiuso per lavori, ma abbiamo potuto osservare la sua struttura grazie a una gigantografia. La tavola è a forma di ferro di cavallo, per cui l’abate non sta a capotavola, ma al centro, in modo da osservare tutti gli altri monaci. Si poteva osservare un pulpito di forma ottagonale, da dove, a pranzo e a cena, vengono letti alcuni passi della Regola o dei giornali quotidiani. Abbiamo poi visitato la biblioteca. Per accedervi siamo saliti su una scala di 48 gradini, percorrendo una “S”. Lì sono conservati libri della letteratura italiana ed è accessibile a tutti, esiste anche un’altra biblioteca dove sono conservati i libri più antichi ma non è visitabile da parte del pubblico. Sul soffitto della stanza c’è un dipinto dal contorno ottagonale. Dom Vladimiro ci ha spiegato la simbologia dei numeri incontrati: l’otto rappresenta i giorni della Creazione del mondo, il quattro gli Evangelisti, ma anche o le fasi lunari, le stagioni; il quaranta i giorni della Quaresima, il Diluvio Universale, gli anni dell’Esodo del popolo ebraico, i giorni che Mosè trascorse sul monte Sinai. Prima di congedarci Dom Vladimiro ci ha mostrato la chiave del monastero, a forma di “ S”, simbolo della Sapienza (sofia) con la parte terminale a forma ellittica con inscritto un 8, il simbolo dell’infinito.

Monestero di Praglia - Chiesa
Foto di Luna Parisi 3A

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