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Intervista a Valentina Giuliano, finalista del Premio Campiello Giovani 2013

 di Alice Salvadego, classe IIID classico.

[important]Scarica il testo di Valentina Giuliano, IBRIDO DI FUOCO[/important]

Il Premio Campiello Giovani, parallelo al più famoso Premio Campiello, è un concorso letterario promosso e organizzato dalla Fondazione il Campiello – Confindustria Veneto rivolto a giovani di età compresa fra i 15 e i 22 anni per la scrittura di un racconto a tema libero in lingua italiana.

Il concorso, dopo una fase di sperimentazione provinciale e regionale, dal 1996 è stato esteso a tutt’Italia e negli ultimi anni, attraverso la collaborazione degli Istituti Italiani di cultura, anche all’estero.

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Valentina Giuliano (IIS Bruno-Franchetti – III D Classico) è arrivata in finale al Premio Campiello 2013 e ha visto pubblicato il suo racconto Ibrido di fuoco nell’antologia dedicata ai cinque racconti finalisti. In seguito a questo riconoscimento, ha partecipato a vari eventi culturali in diverse città italiane.

Noi l’abbiamo intervistata per ripercorrere assieme a lei quest’avventura e per conoscere le ragioni della sua passione per la scrittura.

Sei arrivata tra i primi 5 al Premio Campiello. Da dove sei partita e dove sei arrivata o arriverai?

ValentinaGiulianoNon c’è un momento preciso dal quale ho iniziato a scrivere, è un processo in progressione partito dai temi delle elementari fino all’esigenza di scrivere qualcosa di più personale. Dove arriverò? Vorrei arrivare naturalmente alla pubblicazione di un libro così da diventare una scrittrice affermata. In senso lato, scrivere per me stessa è come essere a tutti gli effetti una scrittrice: se riuscissi ad avere successo e arrivare in cima sarebbe bello, ma continuerei a scrivere in ogni caso.

Chi ti ha parlato del progetto Campiello Giovani?

Una mia compagna di classe aveva assistito alla presentazione del premio presso il Liceo Bruno di Mestre e così, dopo averne sentito parlare, ho deciso di mettermi in gioco.

In quanto tempo hai scritto il tuo racconto?

Ho avuto l’idea più o meno ad inizio dicembre; ho scritto la prima facciata, poi ho lasciato trascorrere un po’ di tempo prima di finirlo a ridosso della scadenza: quindi in circa 5 giorni. È stato un processo molto frettoloso, che a quanto pare, però, ha prodotto un buon risultato.

Da dove pensi che sia nata l’idea di Ibrido di Fuoco? Cosa ti ha ispirato?

Non mi ha ispirato nulla. Quando scrivo mi concentro prima sulle sensazioni e il messaggio morale che voglio trasmettere, poi i personaggi mi vengono in mente davanti al foglio bianco del computer; volevo dare l’idea di speranza nascosta nel dolore, i personaggi si sono costruiti attorno all’idea che avevo del racconto.

Cosa hai provato mentre mettevi l’ultimo punto?

Fretta. Dovevo assolutamente inviarlo. Prima ho fatto stampare a mio padre una copia cartacea del racconto (il concorso prevede che se ne inviino 4 copie per posta), poi ho avuto un momento di crisi con l’invio della e-mail al concorso, inizialmente mi è mancato il coraggio. Non avevo paura del giudizio degli altri, ma il fatto di non aver mai partecipato ad una cosa così grande mi ha messo in soggezione dal momento che so di essere molto severa con me stessa; quando entro in un contesto di gare ho alte aspettative. Non volevo illudermi inviando qualcosa che non sarebbe stato riconosciuto. Sapevo di non vincere, ma sapevo anche come sono fatta: ho messo tanto dentro questo testo, inviarlo significava privarmi di qualcosa di molto personale, non ero convinta di cedere agli altri tutto questo.

Ti rivedi in qualche personaggio?

No, assolutamente. Uno dei principi fondamentali di uno scrittore è non essere autobiografico. Inevitabilmente ci sono tratti di me stessa e delle persone che conosco, ma sono stata attenta a non coinvolgere parti reali della mia vita; la vera sfida è quella di calarsi nei panni altrui.

Un difetto che credi abbia il tuo testo.

Il finale. Nel senso che ho avuto non pochi problemi per la stesura del finale di Ibrido di Fuoco. Il finale è la parte che amo di più dei libri che leggo e pretendo che sia perfetta nei miei racconti; così, spesso mi trovo ad esserne insoddisfatta. Talvolta mi viene rivolta una critica che invece è una caratteristica che apprezzo molto del mio racconto: non ha una trama ben precisa. Non ha un inizio, uno svolgimento, una fine, è più un viaggio interiore. Volevo che fosse così.

La storia è molto particolare e, se mi permetti, criptica. Sei d’accordo? A cosa pensi sia legato uno stile così intricato?

Credo che la scrittura sia il riflesso dell’interiorità dello scrittore. Mi sono resa conto da sola di avere uno stile particolare e intricato e ritengo che sia perché io stessa sono intricata. Adoro libri con personaggi che hanno uno sviluppo interiore in cui esso sviluppa la trama e non il contrario. Mi attira sempre un qualcosa di non finito, dubbioso, criptico. Un racconto che dice tutto è un racconto che non rimane. Però posso assicurare che non lo faccio apposta, io scrivo così perché sono così.

Come hai saputo di essere entrata nei primi 25? Avresti mai immaginato di arrivare nella cinquina finalista?

La comunicazione dei 25 finalisti avviene attraverso un mero elenco su internet, senza alcuna spiegazione riguardo alla scelta. Sono venuta a sapere della cinquina tramite l’esposizione delle fotografie dell’evento su internet e la motivazione della giuria per il passaggio dai 25 ai 5. Vedere il mio nome in quell’elenco è stato sconvolgente. Non mi sarei mai aspettata di arrivare nella cinquina finalista. Se avevo una speranza per i 25, la cinquina mi sembrava irraggiungibile, anche perché rientrarci voleva dire pubblicazione. Mi sembrava un miraggio.

Cosa ha significato il Premio Campiello per te?

Ha significato tanto, sebbene il grosso dello svolgimento del concorso si sia articolato in pochi giorni. Ha cambiato il rapporto che ho con lo scrivere e con me stessa: di mio sono una persona insicura, ma vedere che la mia scrittura a volte mal giudicata è stata visionata da una giuria neutrale che l’ha ritenuta valida, mi ha dato una spinta in più per sperare in una carriera in futuro; inoltre mi ha chiarito le idee per l’università. Mi iscriverò alla facoltà di Lettere Moderne: è la mia passione e vale la pena lottare per essa. Al di là della crisi e della mancanza di lavoro, ritengo che non tutti abbiano una passione così forte da poterne fare uno scopo della propria vita. Io sono fortunata: sprecarla mi sembrerebbe davvero imperdonabile.

Purtroppo non hai vinto. Sei rimasta delusa?

No. Il primo inserimento in un contesto nuovo, di interviste, autografi, inviti, per me è stata già una vittoria; anche solo essere entrata al Teatro La Fenice per la finale del Premio Campiello senza pagare il biglietto, vestita di tutto punto, con gli ospiti di quella serata che si avvicinavano a me per stringermi la mano è stata un’esperienza unica.

Ti piacerebbe riprovarci?

Sì, ma non ho ancora scritto nulla. O mi trovo in mano qualcosa di fatto, allora bene; oppure non mando nulla, non voglio inviare qualcosa per forza.

Quanto la tua esperienza al Liceo Classico Franchetti ha contribuito a questa grande soddisfazione?

Ovviamente è grazie alla scuola che sono venuta a conoscenza del premio Campiello, in quanto avevano svolto una campagna promozionale all’interno degli istituti superiori. Però vorrei mettere in chiaro una cosa: non è che, perché frequento il Franchetti, allora mi piace scrivere; è perché mi piace scrivere che frequento il Franchetti. Gli stimoli da parte delle materie che studio non sono stati espliciti, ma indubbiamente nei 5 anni di liceo classico, leggere, scrivere, tradurre, contestualizzare ciò che studio mi hanno portato a perfezionare la capacità di affrontare una competizione di questo tipo al meglio delle mie possibilità.


Scadenza Campiello Giovani 2014:  15 gennaio 2014

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