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Recensione a: «La mafia uccide solo d’estate»

di Francesco Giaccari 5F

Ieri sono andato a vedere “La mafia uccide solo d’estate”, primo film di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ex-Iena e inviato del canale musicale MTV, per cui ha diretto il programma “Il testimone”.

Per chi non sapesse di cosa tratti tale programma, Pif girava l’Italia armato di telecamera, cercando di mostrare le realtà più crude e sconcertanti, che spesso vengono ignorate dalle maggiori testate giornalistiche.

E nel film di cui tratto ho trovato che, almeno sul piano squisitamente tematico, il regista abbia mantenuto questa sua peculiarità: mostrare, in questo caso non più con un occhio meccanico, ma con quello di un bambino, la realtà quotidiana di una Palermo invischiata fino al collo nel fenomeno mafioso: la mafia negli anni ’80/’90 spadroneggiava e conduceva i suoi loschi affari sotto gli occhi di tutti, ma senza essere vista da nessuno.

La storia narra di Arturo, bambino con un’ingenua venerazione nei confronti di Giulio Andreotti, del suo amore platonico per Flora, (apparentemente) non corrisposto, della sua passione per il giornalismo, della sua vita, ininterrottamente connessa con gli episodi mafiosi, malcelati sotto un velo omertoso di ipocrisia e noncuranza che hanno segnato la storia del nostro intero Paese. Senza dimenticare tutti gli uomini che hanno combattuto Cosa Nostra, opponendosi al fatalismo che stava stritolando in una folle morsa di indifferenza la Sicilia. Eroi il cui nome è leggenda -il Generale Dalla Chiesa, i giudici Falcone e Borsellino- martiri il cui nome sta sbiadendo, cancellato dallo scorrere tempo -il commissario Boris Giuliano-. Nomi di eroi che non vanno assolutamente lasciati cadere nell’oblio.

Abilità del regista è quella di intrecciare il tragico al comico, far interagire e combaciare tra loro parti che toccano il cuore e parti che, una risata, la strappano per forza.

Questo film ha il grande pregio di donare un sorriso, ma, al contempo, di rendere consapevoli anche le generazioni più giovani di quanto successe in quegli anni. E il merito è di Pif, regista giovane, al suo primo film, che lascia ben sperare per il futuro del cinema italiano, che da troppo tempo aspettava un nuovo impulso che ora sembra essere arrivato grazie a registi come a Sorrentino, Garrone, Virzí ed altri ancora.

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