Focus Scienza e Tecnologia

Alla scoperta delle cellule «ninna nanna»: intervista a Tommaso Fellin

di Azzurra Muriti 1E Liceo Classico

Se oggi sappiamo qualcosa di più sul funzionamento degli astrociti, le “stelle del cervello” che regolano il processo del sonno, lo dobbiamo a un giovane ricercatore di origine padovana: Tommaso Fellin.

Il suo percorso di studi è iniziato a Padova, in un ambiente universitario a noi vicino, ed è culminato poi negli Stati Uniti D’America. Laureato in Fisica, pur avendo avuto la possibilità di intraprendere una carriera da ricercatore oltreoceano, ha agito contro tendenza tornando in Italia. La ragione del suo ritorno, in un paese in cui il fenomeno della fuga di cervelli è ormai tutt’altro che sporadico, è stata la proposta di collaborazione con l’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, una Fondazione creata dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con sede a Genova che ha l’obiettivo principale di promuovere lo sviluppo tecnologico del Paese e l’alta formazione in campo scientifico e tecnologico.

Le informazioni accessibili dal sito del centro ( http://www.iit.it ) confermano che il principio meritocratico sta alla base della selezione dei ricercatori, attraverso bandi di lavoro, e i vari campi di ricerca, dall’alto contenuto innovativo, sono affidati ciascuno a un diverso dipartimento: robotica, neuroscienze, nanofisica, nanochimica, bioingegneria, solo per citarne alcuni.

Con il supporto di questo istituto, il dottor Fellin e il suo team si sono concentrati, nell’ambito delle neuroscienze, sulle cellule della glia, in particolare sugli astrociti: pur essendo raramente nominate, esse sono fondamentali per il nostro sistema nervoso e, per studiarle, sono stati sviluppati nuovi metodi nell’ambito della neurotecnologia.

Insomma, per quanto l’argomento sia taciuto, crediamo che la ricerca scientifica meriti la nostra attenzione: chi può fornirci uno sguardo su questo mondo meglio di Tommaso Fellin?

Ecco allora l’intervista che ci ha concesso.

Astrociti

-Come ha capito che sarebbe diventato un ricercatore?

Negli studi ho sempre seguito le mie predisposizioni ed ho cercato di approfondire materie che fossero di mio interesse. Dopo la laurea ho fatto il dottorato di ricerca e lì ho capito che mi sarebbe piaciuto fare il lavoro di ricercatore.

-Quali capacità o esperienze sono necessarie per intraprendere una carriera nell’ambito della ricerca scientifica?

Ci vogliono diverse capacità, dalla creatività all’organizzazione, dall’intuizione al metodo. E’ fondamentale avere una buona preparazione e molto importante trovare persone esperte e competenti che possano guidarti nelle fasi iniziali della carriera.

-Come racconterebbe ai giovani la realtà dell’IIT, anche rispetto ai progetti di ricerca pubblici?

L’IIT è un centro di ricerca interdisciplinare di livello internazionale; una grande opportunità per la ricerca in Italia e per i giovani che vogliono lavorare in questo ambito.

-Quale motivazione ha spinto l’IIT e il suo team a studiare le cellule della glia?

Le cellule della glia sono presenti nel cervello in numero uguale ai neuroni. Tuttavia, la comprensione della loro funzione è ancora, per molti aspetti, sconosciuta. Questa lacuna nella conoscenza del funzionamento del cervello rappresenta una delle grandi sfide contemporanee per i ricercatori in neuroscienze ed ha attirato l’interesse scientifico mio e del mio gruppo di ricerca.

-Può spiegare in modo sintetico la funzione degli astrociti?

Gli astrociti sono una sottopopolazione di cellule della glia. Essi forniscono un sostegno strutturale ai neuroni e controllano la concentrazione di importanti molecole all’interno del sistema nervoso centrale. Attraverso questo processo di regolazione gli astrociti possono influenzare l’attività elettrica dei neuroni.

-Quali metodi sperimentali avete sviluppato per effettuare questi studi?

Abbiamo manipolato geneticamente gli astrociti in modo da attenuare la loro comunicazione chimica con i neuroni ed abbiamo studiato le conseguenze di tale manipolazione sull’attività del cervello.

-In quale misura le vostre scoperte hanno influenzato la comprensione del funzionamento di queste cellule?

I nostri studi dimostrano che gli astrociti controllano la concentrazione di una sostanza chimica, l’adenosina, che ha importanza fondamentale nel processo del sonno. La scoperta di questo meccanismo ha permesso, per la prima volta, di comprendere che le cellule della glia, e non solo i neuroni, sono importanti modulatori del sonno.

-Quando la nostra mente cerca di resistere al sonno, come si comportano gli astrociti?

In periodi in cui la pressione per dormire è molto forte come, ad esempio, tardi la sera, gli astrociti hanno un ruolo attivo nel rilascio di adenosina. Questa molecola modifica l’attività elettrica dei neuroni, influenzando importanti funzioni del sonno, quali il consolidamento della memoria.

-Ulteriori ricerche potranno portare effettivamente ad una cura per malattie come l’epilessia o la sclerosi multipla?

Un’applicazione clinica degli attuali risultati sperimentali è ancora distante. Tuttavia la scoperta di un ruolo attivo degli astrociti nella modulazione dell’attività elettrica dei neuroni rappresenta, potenzialmente, una opportunità unica per lo sviluppo di nuovi farmaci per curare diverse malattie del sistema nervoso centrale.