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UN ESPERIMENTO DI “INTELLIGENZA COOPERATIVA”

A proposito della lezione del prof. Giuseppe O. Longo sul tema “Computer e cultura”.

di Filippo Colorio, Francesco Giaccari, Teresa Manoli, Sara Marcu, Federica Marian, Martina Rossetto, Alessio Trabuio, Giuseppe Zamboni della classe 5F Scientifico

Quello che qui viene esposto è il risultato di un esperimento di “Intelligenza Cumulativa”  (IC) realizzato dopo la recente lezione tenuta il 30 gennaio 2014 dal prof. Giuseppe O. Longo, presso il nostro Istituto sul tema “Computer e Cultura”.

Gli studenti della 5^ F del Liceo “Giordano Bruno” sono abituati a seguire le conferenze del progetto “Avanguardia della tradizione” prendendo appunti e compilando una scheda; l’esperimento consiste nel verificare se, a partire da un certo numero di schede elaborate cumulativamente, sarà possibile offrire una comunicazione efficace sul contenuto della lezione stessa.

CONFERENZA DI: Giuseppe O. Longo, prof. emerito di teoria matematica dell’informazione dell’Università di Trieste, nonché scrittore.

TITOLO

“Il computer e la cultura. Dal calcolo all’intelligenza planetaria”.

ARGOMENTI PRINCIPALI TRATTATI 

  • Stretto legame tra uomo e tecnologia.
  • La tecnologia nasce come esigenza di imitare Dio: impulso a ricreare la natura.

IAL’attuale tecnologia legata ai computer e all’informatica nasce storicamente da due filoni distinti: a) costruzione dell’uomo artificiale e b) costruzione di macchine da calcolo.

a) Per quel che riguarda l’uomo artificiale esiste una ricca tradizione letteraria (prima) e cinematografica (poi): per esempio Frankenstein, il Golem, i Robot. Ma c’è anche, nel corso della storia, la costruzione di veri e propri automi meccanici, alcuni piuttosto complessi.

b) La prima macchina da calcolo meccanica, capace di fare addizioni e sottrazioni, fu costruita da Pascal, nel XVII secolo; seguì poi quella di Leibniz, in grado di fare anche moltiplicazioni e divisioni; infine, nel XIX secolo, Babbage immaginò una macchina capace di svolgere equazioni e logaritmi: una macchina analitica (la sua discepola, Ada Augusta King, comprese che una macchina analitica è una macchina “simbolica”, una metamacchina).

Nel 1956 i due filoni s’intrecciano con la nascita dell’Intelligenza Artificiale (IA); cioè la costruzione di macchine capaci di pensare.

Alan Turing si pone il problema se le macchine possono pensare e propone il famoso test per cui se una macchina viene scambiata per un umano nel “gioco dell’imitazione” allora vuol dire che è intelligente. Ma il punto fondamentale è che l’IA sa fare bene soltanto determinate cose (quelle per cui la macchina è stata programmata): secondo John Searle ciò dipende dal fatto che il computer elabora una sintassi, ma non possiede una “semantica”, cioè non dà alcun senso ai segni che elabora.

Forse ancora più importante è la considerazione che il computer non ha un corpo e che dunque non riesce a interagire con l’ambiente circostante. Per ovviare a questa limitazione si è sviluppata la tecnologia dei robot (e dei cyborg), macchine oggi in grado di interagire con l’ambiente, di prendere decisioni (con l’emergere dunque di un primo livello di libero arbitrio) e di avere anche reazioni emotive. Ciò crea naturalmente molti problemi di carattere etico (vedi film come Blade Runner, Matrix, o 2001 Odissea nello spazio); ma una volta introdotta una tecnologia non è più possibile tornare indietro, in quanto ogni nuova tecnologia retroagisce e modifica l’intero contesto.

L’ultima frontiera sembra però essere quella dell’intelligenza collettiva, che permette a semplici insetti come api e formiche di moltiplicare in modo esponenziale le capacità di ogni singolo cervello individuale.

SPUNTI INTERESSANTI

Rapporto tra letteratura, cinema e costruzione di esseri artificiali.

L’uomo che agisce sulla tecnologia modificandola, ma che a sua volta retroagisce sull’uomo stesso modificandolo.

L’IA come “metamacchina”.

Considerazione per cui l’uomo non può in alcun modo essere sostituito da una macchina (nel senso che comunque una macchina svilupperebbe un’intelligenza differente).

QUESTIONI DA APPROFONDIRE

Modo con cui i robot sono in grado di prendere decisioni.

La correlazione tra il corpo e l’intelligenza.

L’embrione di libero arbitro presente in un robot (ma allora i robot capiscono quello che fanno?).

Test di Turing. Influenza culturale dell’IA.

La costruzione di robot “emotivi”.

Fino a che punto può moralmente arrivare la ricerca?

IMMAGINI, PAROLE, CITAZIONI DA TRATTENERE

L’uomo nasce come uomo in quanto usa la tecnologia.

La necessità di avere sempre uno spirito critico.

Una volta introdotto un nuovo strumento tecnologico è difficile farne a meno, perché cambia il nostro modo di essere.

Il computer ha costantemente aumentato la sua potenza, diminuendo dimensioni e costi.

Un computer ha la sintassi ma non la semantica, quindi non potrà mai pensare (Searle).

L’informatica è forse la scienza più alta, perché pervade la quotidianità e ne modifica la struttura.

Gli scienziati e i ricercatori devono sempre stare attenti alle “ricadute etiche” che un’invenzione può avere nella società. Fare una cosa è facile, prevederne le conseguenze è più difficile.

Robot androide: può avere un’interazione con il mondo.

PUNTI DA CHIARIRE

L’embrione di libero arbitrio nei robot.

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il prof. Longo è stato chiaro ed esaustivo nel trattare ogni punto di una tematica senza dubbio non facile; riuscendo inoltre a mantenere una freschezza nell’esposizione che ha reso il tema trattato ancor più interessante. Però a ben vedere il relatore è riuscito ad attirare l’attenzione più con le immagini che con le parole. Ha comunque trattato aspetti che non avevo mai considerato prima. Forse un po’ troppo schematica l’esposizione, condizionata dall’impostazione cronologica dell’argomento. Comunque una conferenza interessante e ricca di spunti: temi complicati spiegati in maniera semplice e chiara.

Esperimento riuscito? Giudichi il lettore.