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POPULISMI ED EUROPA

Europedi Matteo Saccarola, 5A PNI

I movimenti populisti in Europa crescono di giorno in giorno, ben oltre quello che gli esperti definiscono il “tasso fisiologico” di populismo che caratterizza la democrazia. Il rapporto che questi hanno con l’Unione Europea è tutt’altro che chiaro, come d’altra parte non è chiara la loro posizione in numerosi ambiti al centro del dibattito politico attuale (immigrazione, matrimonio tra persone dello stesso sesso, ecc..). Si sa per certo che Grillo «non è per niente contrario a un referendum sull’uscita dall’Euro» poiché avrebbe privato i cittadini della loro sovranità monetaria senza interpellarli. Questa affermazione è, d’altra parte, in aperta contraddizione con la linea costituzionalista che il suo Movimento ha seguito fino a questo momento, poiché il referendum sarebbe incostituzionale (art. 75). Questa forte mancanza di chiarezza, alla vigilia delle elezioni europee per le quali sono candidati anche aspiranti pentastellati, è spaventosa. Ancora più spaventoso sarebbe decidere di dare credito alle tendenze anti-europeiste. Se scaricare i problemi della politica nazionale sull’Europa è un’occasione troppo ghiotta per i partiti nazionali, è d’altra parte vero che sarebbe dannoso, oltre che anacronistico, fermare, o peggio, annullare il processo di integrazione europea. La soluzione del “meno Europa” finirebbe per privare ulteriormente i cittadini della loro sovranità data la condizione di palese declino in cui versano gli stati nazionali. Che peso potrebbe avere una politica economica seguita dalla sola Italia? Che misure potrebbe prendere un governo per proteggersi dalla speculazione senza causare la fuga dei capitali? Cosa garantirebbe la moneta italiana, quando è difficile garantire una moneta unica? La verità è che nel rispondere a queste domande I populisti dimenticano la situazione immediatamente precedente alla creazione dell’Euro, quando ogni Paese seguiva, in ritardo di qualche minuto, la politica monetaria tedesca. In altre parole, la Germania dettava le regole della moneta in Europa ben prima che si creasse l’Euro.

La soluzione che punta a una nuova Europa con più poteri finirà quindi per trasferire maggiori poteri ai cittadini: si potrà discutere una più efficace politica economica comune, creare titoli di stato europei a tassi minori, e istituire finalmente una Tobin tax europea [1]. Tra le altre ragioni che dovrebbero spingerci verso una maggiore integrazione bisogna pensare soprattutto al potere di contrattazione che costituisce il blocco dei Paesi europei unito: sarebbe finalmente possibile discutere con i più grandi colossi economici mondiali su un piano di parità senza che questi possano evadere le tasse e restare impuniti, come è recentemente successo a Google e Amazon. Questo non deve, d’altra parte, spingerci verso l’Unione senza se e senza ma, dovrebbe piuttosto farci riflettere su quali benefici potrebbe portare il compimento di quel processo immaginato settanta anni fa da Altiero Spinelli: un’Europa unita economicamente e politicamente, pur senza sacrificare le autonomie regionali.

Per tutti questi motivi credo sia fondamentale riflettere su cosa potrebbe significare l’entrata di queste tendenze anti-europeiste nel cuore stesso dell’Unione e sull’importanza delle prossime elezioni.


[1] La Tobin tax, dal nome del premio Nobel per l’Economia che l’ha proposta, è una tassa che colpisce le singole operazioni di compravendita di titoli azionari. In questo modo si scoraggia la speculazione a breve termine, ma si rischia anche, inserendola in un mercato troppo piccolo o poco appetibile, di soffocare gli investimenti. [Ndr. Sull’argomento vedere un nostro articolo del 2011: Che cosa è la Tobin Tax?]


One Reply to “POPULISMI ED EUROPA

  1. Caro Matteo,

    il problema e soprattutto le polemiche sul diritto delle unioni legali non eterosessuali nasce, a mio fallibile parere, anche dell’uso inappropriato della parola “MATRIMONIO”. Se non si abusasse di questo termine nessuno, credo, avrebbe da ridire sul diritto di ciascuno di vivere la propria sessualità e affettività come meglio crede. Queste due sfere, peraltro, sono intime, in tutti e sensi, e nessuno dovrebbe avere il diritto di entrarci per scegliere o legiferare in un modo o nell’altro. Ma torno al termine della questione, riportando pari pari la definizione che troviamo anche in wikipedia.
    […]
    La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall’unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un “compito della madre”, intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il “compito del padre” di provvedere al sostentamento della famiglia.
    […]

    In ogni caso, l’utilizzo del termine con riferimento all’unione nuziale si sviluppò con il diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium.

    L’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma:
    – Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
    – Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
    – La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato. »

    (Dichiarazione universale dei diritti umani)

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