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Un salto nel cinema con Alessandro Ticozzi

di Giulia Formenton 3E

Si è infine svolto all’ interno del nostro Istituto G.Bruno-R.Franchetti un atteso incontro con lo scrittore Alessandro Ticozzi che ha rilasciato per il nostro giornalino un’interessante intervista al fine di conoscere e scoprire i suoi premiati libri.

Egli nasce nel 1984 a Mestre e frequenta il suo ultimo anno di liceo presso il Franchetti , in seguito si laureerà presso il Dams di Padova con indirizzo spettacolo.

In un momento difficile per il debutto di giovani scrittori, come è riuscito a farsi strada nel mondo dell’editoria?

Alessandro_TicozziPer il momento pubblico i miei lavori tramite case editrici su commissione, in particolare per sentirmi più libero nella promozione dei miei scritti, ma per farmi notare all’interno di questo mondo ho pubblicato anche alcune opere a cui non è stata data particolare attenzione. La prima è stata  “Farsallitaliana” nel 2007, in cui racconto tra le altre cose la mia passione per la commedia all’italiana. Successivamente con il libro “L’Italia di Alberto Sordi” con interventi di importanti personaggi quali Paolo Bonolis, Ugo Gregoretti e molti altri ho cominciato a riscontrare un certo interesse.  Così ho rivisto e ampliato “Farsallitaliana” sin nel titolo – “Diario di un cinemaniaco di provincia” – trasformandolo in un romanzo breve di ispirazione semiautobiografica in cui il protagonista si destreggia cercando di entrare  all’interno del mondo dello spettacolo partendo dalla sua esperienza universitaria,  riscuotendo un buon successo. Da questo tracciato era nato anche il  progetto   di un cortometraggio con autrice Sarah La Rocca, rimasto in stand-by.

Una parte della sua formazione scolastica l’ha svolta all’interno del nostro liceo classico Raimondo Franchetti: quali ricordi serba di questo periodo? In quali rapporti è stato con la città di Mestre?

Personalmente con Mestre ho sempre avuto un rapporto di odio e amore,  mentre, anche se ho svolto solo il mio ultimo anno di liceale al Franchetti, è stata un’ eccellente esperienza.

Ho incontrato molti professori disponibili che mi hanno aiutato nel mio percorso formativo.

Inoltre un mio compagno di liceo, Marco Benozzi, mi ha molto aiutato nel sostenere la mia immagine, creando il mio sito internet e curandolo per diversi anni.

I suoi libri trattano diversi aspetti del cinema e dell’ambiente dello spettacolo in genere. A quale  libro si sente più legato?

Sono legato a tutti i miei sei libri sinora editi: oltre a quelli di cui abbiamo parlato, ho pubblicato altri quattro libri. “L’inviato dalla rete” è una raccolta di interviste a noti personaggi dello spettacolo con prefazione di Enrico Vaime, mentre “Il grande abbuffone” si presenta come un saggio sul ruolo della cucina all’interno dei film di Ugo Tognazzi con prefazione di Laura Delli Colli. Sempre nell’ambito di saggi dedicati a importanti personaggi del cinema italiano ho scritto “La voce e il cinema” con prefazione di Gian Luigi Rondi,  in cui racconto Arnoldo Foà come attore cinematografo,  e infine – con prefazione di Enrico Vanzina – “Sull’eclettismo di Alberto Lattuada”, che ritengo sia stato con i suoi film un precursore e anticipatore di un certo modo di fare cinema di costume in Italia.

Ed ora, a cosa vorrà dedicarsi? 

Spero di continuare a scrivere di cinema e vorrei dedicarmi ad organizzare eventi,  incentrati soprattutto sulla riscoperta del cinema italiano del dopoguerra.  Comunque ora sto lavorando ad una successiva raccolta secondo lo stile di “L’inviato dalla rete”, nonché ad un nuovo libro riguardante il mondo dello spettacolo attuale.

Inoltre, subito dopo le feste natalizie, è uscita una seconda edizione de “La voce e il cinema”.

Sfruttando la sua competenza cinematografica quali consigli vuole dare a noi studenti sui film italiani importanti da vedere? 

Io sono molto appassionato  dei film italiani del dopoguerra e raccomando caldamente tutti i film di Rossellini, ma anche quelli con Tognazzi e Foà, film di grande importanza storica. Sebbene io non sia un grande estimatore di Fellini riconosco che egli sia stato un regista eccellente. Tutti questi film possono far capire agli studenti fenomeni attuali anche se sono stati girati in un’epoca relativamente passata.

Soffermandoci sulla situazione del cinema italiano attuale, quali difetti e quali pregi le preme di sottolineare? Quali film contemporanei ha apprezzato di più?

Penso  che il cinema italiano di oggi sia caratterizzato dalla presenza di una buona tecnica esecutiva, ma ritengo scarseggi di buone sceneggiature per esprimere al meglio anche i contenuti.

Tra i registi contemporanei apprezzo molto Paolo Sorrentino, soprattutto in film come “Il divo” o “La grande bellezza”, con il quale ha vinto l’Oscar, e dove l’attore Toni Servillo interpreta la sua parte magistralmente.