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«Riflettendo Ovidio» a Palazzo Grimani

Palazzo Grimanidi Azzurra Muriti (IIE Cl.)

Il sette dicembre, in una mattina domenicale, lo storico Palazzo Grimani, sito nel campo veneziano di S. Maria Formosa, è stato aperto al pubblico in occasione della presentazione dell’antologia “Riflettendo Ovidio”. La raccolta è stata curata dalla professoressa Lucia De Michieli, coordinatrice del Laboratorio di Scrittura Creativa per la sezione del Liceo Ginnasio dell’IIS “Giordano Bruno – Raimondo Franchetti” di Mestre. La divulgazione dell’iniziativa è stata successivamente promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e dal Polo Museale del Comune di Venezia.

Questa collaborazione è stata avviata per restituire visibilità al maestoso complesso architettonico, recentemente sottoposto a restauro. Gli studenti del nostro Istituto sono stati quindi invitati a visitarne i ricchi interni, decorati durante il Cinquecento, per poterne comprendere appieno il valore artistico che è dovuto, oltre alla raffinatezza decorativa di stucchi e affreschi, alle citazioni letterarie che ne rievocano la tradizione classica a cui rimandano.

Nel percorso che si snoda all’interno del Palazzo, s’incontrano infatti due sale dai preziosi stucchi, dedicate alla raffigurazione di storie tratte dalle “Metamorfosi” di Ovidio. I personaggi mitologici di Callisto e Marsia, presenti nell’opera ovidiana, sono anche i protagonisti dei racconti scritti dai giovani liceali, che sembrano subire il fascino cupo di stanze animate da vecchi fantasmi.

Palazzo Grimani - Stanza di Apollo
Palazzo Grimani – Stanza di Apollo

Così al percorso reale se ne accosta uno immaginario, documentato dai testi dell’antologia: si passa dai toni tenebrosi della tragica vicenda di Callisto, a quelli comici delle pagine dedicate a Marsia. Nel primo racconto, “Distrazione” di Elisa Matteligh, il buio pesto di un palazzo vuoto, abitato da presenze spettrali, evoca la notte in cui risplende l’astro della fanciulla. In assenza di luce, si è obbligati a una cecità che richiama il racconto “Immortale” di Marta Pasqualetto, in cui l’inganno si svela ad Arcade attraverso lo sguardo, al momento dell’incontro con l’orsa Callisto. La luce penetra invece la scena in “Riflettendo” di Anna Baldo, squarciando l’oscurità: la vendetta divina si consuma e di Callisto, tramutata in Orsa Maggiore, si conserva la memoria grazie al chiarore della stessa stella. Ella è impotente di fronte al capriccio divino, sia di Apollo o di Giunone, finché non trova in sé la luce: proprio come un visitatore che seguendo tra le sale un filo di sole, trova infine l’uscita. Dopo essersi lasciati alle spalle le tormentate vicende che opprimevano l’animo dei lettori, anche i giovani autori hanno saputo liberare la propria scrittura. È innanzitutto la forma a cambiare, segnando il passaggio a una seconda sezione: accanto alla prosa di Giulietta Morra, autrice de “Il povero Marsia”, che racconta con leggerezza la gara di superbia tra Marsia e Apollo, si leggono i versi di Lorenzo Bigo dedicati al giovane flautista. La possibilità di descrivere in modi diversi il medesimo episodio è concessa dall’ironia, di cui alcuni autori si servono nel vestire i panni di sfrontati personaggi deliberatamente inventati. La penna domina sempre più sicura la materia mitica, tanto che, nelle ultime pagine, l’ abbandona come il visitatore abbandona il Palazzo, incontrando la luce. All’esterno s’incontra un cesto di frutta, privo di alcun legame con le decorazioni classiciste, eppure degno di menzione letteraria nel racconto “Il mistero del cestino di frutta” di Nadia Fidone.

Le opere entrano così nell’immaginario degli esordienti scrittori: impadronendosi della loro scrittura o, viceversa, adattandosi ad essa per assumere nuovi significati. Progetti come l’antologia “Riflettendo Ovidio” contribuiscono alla sopravvivenza di beni artistici che altrimenti perirebbero di scarsa visibilità, svuotati del loro valore collettivo.