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DOM VLADIMIRO E SUOR ANTONELLA: LA VOCE DEL SILENZIO

dai Colli Euganei, dove il tempo scorre più lentamente

di Elisabetta Binetti 3A (scientifico)

Il giorno 5 febbraio le classi terze delle sezioni A ed E dell’Istituto Bruno-Franchetti si sono recate ai monasteri benedettini di Praglia e di San Daniele. Alla partenza ci aspettavamo, influenzati forse dal clima nevoso e tetro, una noiosa giornata in compagnia di monaci o suore silenziosi, ma fortunatamente è andata molto meglio!

Praglia dista solo 15 km da Padova e si trova sui colli Euganei quindi abbiamo particolarmente sofferto il freddo.

Ci ha accolto padre Vladimiro, un monaco con uno sguardo intelligente e arguto che ci ha guidato orgogliosamente alla scoperta del monastero. La sua dialettica lasciava trapelare l’entusiasmo nel guidarci in una realtà completamente diversa rispetto a quella che viviamo tutti i giorni e, forse, con un ritmo più a misura d’uomo.

Padre Vladimiro
Padre Vladimiro

La visita è cominciata da uno dei quattro chiostri, dove Padre Vladimiro ha premesso che il mondo ecclesiastico si divide in vita contemplativa e attiva: entrambe sono indispensabili l’una all’altra come un corpo ha bisogno di entrambe le braccia. Gli ordini benedettini fanno parte della vita contemplativa, mentre quelli mendicanti, ad esempio, della vita attiva.

Ci ha spiegato brevemente la storia del complesso monastico descrivendoci il tipo di vita a cui si dedicano i monaci che seguono il motto benedettino ORA ET LABORA (prega e lavora) dedicando sette ore alla preghiera e altrettante al lavoro.

Il percorso è continuato con la visita di un secondo chiostro, dell’antico refettorio, della biblioteca e del laboratorio botanico.
Il refettorio è visitabile soltanto perché non è più quello usato dai monaci. Il padre ci ha spiegato che vivere in clausura non significa non poter uscire, ma è invece chi appartiene al mondo esterno che non ha il permesso di entrare: per chiarire il concetto ha usato la similitudine di un estraneo che entra in casa senza essere invitato.

Nel raggiungere la biblioteca abbiamo dovuto fare più di una rampa di scale e il monaco ci ha invitato a contare il numero di gradini che portano all’ingresso della sala: il percorso cela la lettera S dell’alfabeto, cioè l’iniziale della parola SAPIENZA. Questo non è certamente l’unico simbolo che ricorre nell’abbazia, ma è sicuramente quello più impensabile e misterioso.
La libreria contiene tantissimi volumi antichi, alcuni dei quali restaurati dai monaci che si dedicano da tempo immemorabile a codesta attività. Tuttavia il libro più interessante è quello più moderno, ideato e realizzato da Padre Vladimiro.
Si tratta di un libro dalla forma triangolare di colore rosso.

Per chi non avesse ascoltato la spiegazione, la forma triangolare potrebbe sembrare un’idea stravagante e bizzarra, ma oltre ad essere molto bello, cela, come tutta l’abbazia, significati nascosti.

Il libro, infatti, è inserito in una struttura che con la sua forma richiama la figura di un pesce che in greco si dice ICTUS, anagramma di IESUS CHRISTOS THEÚ HYIOS SOTER che significa “Gesú Cristo figlio di Dio Salvatore”. Un’altra particolarità riguarda le pagine del libro che sono tutte bianche, ancora da scrivere e illustrare. L’obiettivo è che chiunque possa scriverci scegliendo l’orientamento nel modo che preferisce: con la punta verso l’alto per esempio, come se puntasse verso il cielo, verso Dio. Il triangolo inoltre è il simbolo della vita trascendente, al contrario del quadrato che è simbolo della vita immanente.

Abbazia di PragliaLa parte più “gustosa” della visita è stata la tappa nel laboratorio delle erbe secche, dove i monaci, oltre ad imbustare le erbe e preparare le tisane, producono anche delle buonissime caramelle. Un altro padre, dopo averci elencato i prodotti cosmetici e parafarmaceutici che vendono, ci ha invitato a provare le caramelle prodotte nel laboratorio: abbiamo assaggiato quelle alla propoli e miele, all’orzo, al pino e al limone. Dopo averle gustate, non abbiamo potuto fare a meno di acquistarne almeno un sacchetto nel negozio, prima di fare ritorno in autobus per ripartire alla volta del Monastero di S.Daniele.

Dopo una ventina di minuti di pullman siamo giunti ai piedi di un colle nei pressi di Abano Terme dove ci attendeva una faticosa e lunga salita prima di arrivare al monastero. Lì le monache di S.Daniele ci hanno gentilmente messo a disposizione una sala per rifocillarci prima di salire ai piani superiori e ascoltare la sconvolgente storia di Suor Antonella.

La sua è una storia costellata di esperienze negative tra cui violenza, alcool e un uomo sbagliato da cui era ossessionata. Tuttavia riavvicinandosi gradualmente alla Chiesa e alla sua famiglia, Suor Antonella ha sentito la vocazione ed è entrata in convento. La vita l’ha messa più volte alla prova, ma ci ha confidato che adesso è felice e prega per tutti gli studenti del Bruno-Franchetti che ogni anno le fanno visita e ascoltano la sua commovente testimonianza.

È stata una gita particolare, per alcune ore siamo entrati in un universo parallelo, in cui il tempo sembra scorrere più lentamente. La neve, malgrado ci abbia fatto soffrire il freddo, ha creato un’ atmosfera quasi incantata: abbiamo potuto ascoltare il “suono” del silenzio che a volte è più opprimente del rumore stesso.

Siamo rimasti molto contenti di avere partecipato a questa uscita didattica e speriamo che il prossimo anno altri nostri compagni abbiano la possibilità di visitare il monastero e conoscere la simpatia di Padre Vladimiro e la mitezza di Suor Antonella.

 Chiostro