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TORNERANNO I PRATI (drammatico, 2014) di Ermanno Olmi

Olmi

 

Ogni giorno nel mondo ci sono soldati, uomini, donne e bambini che muoiono a causa della guerra. Perché gli uomini si uccidono come bestie anziché vivere in pace?

Viene da chiederci per quale motivo l’uomo, pur conoscendo la crudeltà della guerra, ancora oggi non riesca ad evitare i conflitti.

Ma cos’è la pace?

 Nel momento stesso in cui l’uomo cerca di dare un significato a tale termine, si trova di fronte all’impossibilità di formulare un concetto immediatamente definibile poiché l’unica idea capace di corrispondere alla percezione immediata dell’uomo è quella che indica la pace come assenza di guerra, e quindi non ci sofferma sul concetto di pace, bensì sul suo opposto.

Da qui è possibile rendersi conto di come nella mente umana vi sia un’idea immediata e concreta della guerra e, per quanto ciò possa apparire strano, l’uomo riesce a percepire e a concepire con estrema facilità l’idea di  conflitto  poiché sia l’idea, sia lo stato d’esistenza  che  esso indica, sono  ormai  intrinseche nella natura umana.
Questo è solo un esempio delle riflessioni che possono nascere dalla  visione del film “torneranno i prati” in cui il regista  Ermanno Olmi racconta il dramma dei soldi in trincea durante la Prima Guerra Mondiale ( di cui quest’anno si celebra il centenario).

Le scene del film sono caratterizzate dalla presenza di un’estrema essenzialità e dalla capacità degli attori di ricreare in modo eccezionale le condizione dei soldati rimasti sul fronte Nord-Est dove rassegnazione, paura, solitudine non lasciano ormai più posto alla speranza.

Nella prima parte del film sogni, speranze e angosce di giovani uomini strappati alle rispettive famiglie per combattere, vengono pallidamente rievocate attraverso le fotografie sgualcite delle mogli, dei figli, dei genitori e dalle lettere (tanto bramate) appese accanto ai giacigli in camerata.

La vicenda, che si svolge nell’arco di una sola nottata, descrivere l’orrore di una pagina di storia e   ricostruisce l’assurdità di una delle tante, innumerevoli missioni che furono eseguite, nel corso di quella guerra: in “torneranno i prati” viene ricreato l’ordine mortale, proveniente dagli alti comandi, di trovare un posizionamento per spiare la trincea nemica.

Il registra, a questo punto, focalizza la sua attenzione su due soldati che, facendo prevalere la loro coscienza e disobbedendo ai comandi, dopo la morte diventano un esempio di eroicità.

Per tutta la durata del film è possibile notare un andamento funzionale ad un film che intende farsi strada nella sensibilità dello spettatore di minuto in minuto, offrendo la possibilità di immergersi nel delirio di un evento segnato dall’irrazionalità umana.

In questo film emerge la straordinaria capacità artistica di Olmi che ha saputo ricostruire fatti strazianti in un modo quasi poetico: la vicenda si svolge tra i candidi boschi dell’Altopiano di Asiago, l’avamposto in cui si trovano i soldati è avvolto nella notte, il nemico non si vede ma la sua presenza è percepita attraverso colpi di fucile e le esplosione delle bombe.

Ma chi è il nemico?

Fin dall’inizio il regista ha voluto sottolineare il fatto che il vero nemico non stava a pochi metri di distanza, ma nelle stanze del potere; anche i soldati austriaci erano stati mandati a morire, vittime di un grande malinteso: il patriottismo.

La crisi dell’amore per la patria è il tema che viene messo in discussione più volte durante l’azione, si parla di una patria che ha tradito il suo popolo portandolo a combattere, logorarsi e morire in una follia voluta dai poteri superiori, impegnati a soddisfare i propri interessi giocando con le vite altrui.

Ermanno Olmi non ha girato un film sulla Prima Guerra Mondiale, come evento storico, ma come evento doloroso e assurdo.

In “Torneranno i prati” Olmi vuole creare un omaggio alla Memoria di quegli uomini che un secolo fa sacrificarono le loro vite.

(Elisabetta Ragagnin)