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ALICE BOSCARIOL PREMIATA AL CONCORSO LETTURA PENSATA

Alice Boscariol ritira il premio
Alice Boscariol ritira il premio

Giovedì 4 giugno, presso l’Aula Magna del Liceo “G. Bruno”, si è svolta la cerimonia conclusiva del Concorso “Lettura Pensata”- Sezione Scrittura Creativa.

Alice Boscariol della classe II F cl è sul podio con il racconto Novello Prometeo, inserito nel volume Lavori in corso.

Il Concorso, coordinato dalla prof.ssa Marina Nostran, viene proposto ogni anno dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Venezia e mira alla promozione della lettura e della scrittura tra i giovani; è molto caro al dott. Domenico Martino, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Venezia, presente alla premiazione.

La giuria, composta anche dalla scrittrice Annalisa Bruni,  ha apprezzato nel lavoro di Alice Boscariol soprattutto l’utilizzo della figura retorica della prosopopea.

Complimenti alla studentessa!

Alice Boscariol con la prof.ssa M.C. Maida  e due compagne
Alice Boscariol con la prof.ssa M.C. Maida e due compagne

Novello Prometeo di Alice Boscariol

Un rombo. Un rombo che diventa sempre più forte, più vicino, più pericoloso. Già
avverto il dolore, un’agonia che mi fa piombare in un baratro di accecante
oscurità, di lampi di buio che mi fanno gridare, anche se senza voce, di smetterla,
di lasciarmi almeno morire. E invece no. La bestia arriva, mi travolge e lo sento,
sento lo schiocco assordante che mi spinge giù dalla rupe, colpendomi dritto allo
stomaco. Ecco. Cado, precipito per quei secondi che non sono mai un limbo
sufficiente a riprendere fiato, a respirare… Ma la pace, quel nulla illuminato dal
dolore lancinante, finisce. Finisce subito, perché gli artigli di un’altra belva mi
afferrano, mi dilaniano, infilano le unghie nel mio corpo e mi riportano in
superficie. Grida, urla lontane di creature infernali, che berciano, stridono,
latrano, stonando in un canto lontano… “Prometeo… Prometeo…” La mia mente
ormai pulsante cerca di dare un senso a quel coro, gli attribuisce parole non
sue… E’ finita la mia caduta, sono tornato sulla sommità della rupe, in attesa
della prossima fiera. Mi ricordo a stento di non essere solo, di avere al fianco dei
fratelli, corpi bianchi e cianotici, che boccheggiano terrorizzati. La creatura
avanza, portandosi dietro il tuono, ma all’ultimo istante, quando ormai sono
pronto ad abbandonarmi per l’ennesima volta al dolore, scarta di lato. Mi schiva
di proposito, poiché ciò che è ancora più terrorizzante del dolore è l’attesa del
dolore stesso. Uccidetemi! Uccidetemi, belve, una volta per tutte! Sono stanco
della mia condanna, perché non ha fine, è un inferno continuo e terribile, nel
quale persino il buio sembra volermi straziare! E le grida, le urla di coloro che
stanno sulla stessa mia rupe, ma dalla parte dei carnefici, che aizzano le belve
contro di me e i miei fratelli! Le loro grida, che sbeffeggiano ogni mia caduta, le
loro grida, non invocano la mia morte! Sperano sempre che io ricompaia, che gli
artigli mi trascinino ancora sull’altura, per potermi distruggere di nuovo. Ed ora,
il rombo. La sua rabbia mi allerta, colpirà. Colpirà proprio me, quella belva
assassina. Ma la sua ferocia per una volta potrebbe salvarmi dalla dannazione.
Mi opporrò, non precipiterò nell’oscurità: meglio morire che gli artigli del
mostro nel buio.

-Si è rotto.
-Rotto?
-Sì, ma non puoi stupirti più di tanto, sono dieci anni che usiamo sempre lo
stesso stock… doveva pur succedere.
-Ah ah ah! Penso proprio tu abbia ragione…
E con un sorriso e noncuranza lanciò le due parti spezzate del birillo nella
pattumiera.
-Speriamo che la direzione non se ne accorga… potrebbero usare noi al loro
posto, sapendo che non li abbiamo ancora cambiati!
Il suo compagno fece una risatina a mezza voce, e, ancora con un sorriso sul volto, spense la luce.

Terzo classificato al Concorso “Lettura Pensata” – Sezione Scrittura Creativa – giugno 2015