Campo lungo Intercultura

EGALITÉ, LIBERTÉ, FRATERNITÉ… O NO?

LEFdi Athina Saraji e Teresa Ruffato VA (Classico)

Uno stadio. Un teatro. Un ristorante.
Basta poco per diffondere il terrore e far crollare ancora una volta, come un castello di carte, il controllo di un’intera città, già colpita una volta, nel gennaio 2015, la patria della Rivoluzione sociale, politica e culturale, che ha portato alla libertà di stampa, di voto, di espressione e di pensiero: si parla di Parigi.

La Parigi della liberté, egalité e fraternité, che nella triste sera di Venerdì ha subito un attacco da parte di chi, in questi tre valori, non si riconosce affatto.

Bastano due granate, dei fucili, un estremismo sbagliato.

Basta ciò per mettere in dubbio questi valori, su cui pone le fondamenta, dal 1800 la Costituzione Francese.

Ma questi valori, oltre che su carta, sono validi anche nella vita di tutti i giorni?

Gli immigrati, secondo le stime del 2010, sono 5.6 % della popolazione Francese, rendendo così la Francia 4° Paese UE quanto a numero di cittadini stranieri. La società francese, inoltre, lotta per l’integrazione delle culture straniere. In passato era richiesto dallo Stato francese di assimilare la cultura esistente; questa realtà è stata cambiata nel corso degli anni 80’, adottando una politica integralista che richiede al cittadino straniero di mantenere le proprie tradizioni.

Ma questo integralismo è reale?

Forse no, dal momento che Tahar Ben Jelloun (scrittore e giornalista franco-marocchino) è costretto a spiegare a sua figlia cosa sia il razzismo, dimostrando così che questa realtà è ancora esistente.

E di certo questi avvenimenti non aiuteranno.

L’ “islamfobia” come è stata denominata dal Web, dopo i fatto del 13 novembre rischiano di diffondersi sempre più.

E questo è solo un tassello che puo’ portare a una parola ben più temibile: razzismo.

Un virus insidioso, che si insinua nelle menti della gente e che, se non viene debellato in tempo, manda in tilt il funzionamento della società.

E mentre su Libero campeggia il titolo “Bastardi Islamici”, la reazione dei musulmani non solo di Parigi, ma di tutto il mondo e di tutte le età, è racchiusa in un innocuo hashtag: #NotInMyName (non nel mio nome).

Non tutti i musulmani sono terroristi.

Proprio come non tutti gli Italiani sono Mafiosi o i Tedeschi Nazisti.

E questo non bisogna mai dimenticarlo.