Il nostro angolo

UN “CANTO DI NATALE”

CCdi Marco Fu 4E
“Dirò che Marley era morto, tanto per incominciare, e su questo non c’è alcun dubbio […]  Scrooge aveva firmato l’atto di sepoltura, e alla Borsa il nome di Scrooge era buono per qualsiasi cosa che decidesse di firmare. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta.
Badate! Con questo io non intendo dire che so di mia propria scienza che cosa ci sia di particolarmente morto nel chiodo di una porta; personalmente, anzi, propenderei piuttosto a considerare il chiodo di una bara come il pezzo di ferraglia più morto che si possa trovare in commercio. Ma in quella similitudine c’è la saggezza dei nostri antenati, e le mie mani inesperte non la disturberanno, altrimenti il paese andrà in rovina.”.

E’ così che inizia una delle opere più famose e popolari dello scrittore inglese Charles Dickens.
Il canto di Natale, scritto nel 1843, narra la singolare storia dell’avaro signor Scrooge, affarista londinese spietato, senza scrupoli, insensibile nei confronti dell’intera umanità e che pensa solamente a guadagnare denaro.
Per salvarlo dalla dannazione che lo attende dopo la morte, lo spettro di Jacob Marley, un tempo suo socio in affari e morto sette anni prima, gli appare la notte della vigilia di Natale, avvertendolo che riceverà la visita di tre spiriti: lo spettro del Natale passato, quello del Natale presente e, infine, quello del Natale di là da venire.
Scrooge, per opera di questi tre spettri, rivede il suo passato, partecipa al tempo contemporaneo e assiste a quello che  accadrà in futuro  a lui e ad altri, come al figlioletto infermo del suo impiegato, se non cambierà il suo comportamento.
Profondamente turbato per tutto ciò che vede e sente nel suo viaggio nel tempo, Scrooge apprende l’importanza dei sentimenti, degli affetti, della solidarietà e della carità e diventa un altro uomo: un “uomo nuovo”, capace finalmente di gioire insieme agli altri nell’atmosfera magica del Natale.
Riflettendo ora invece su cosa rappresenta per ognuno di noi la festività natalizia, ci accorgiamo che ormai essa sta perdendo tutti quei valori e, quindi, la tradizione che nei secoli si è sviluppata. Il Natale non è più tempo di numerosi regali e di grandi spese, né un evento di straordinario ‘divertimento’, a causa dei sempre più pressanti problemi attuali: la crisi, quindi il desiderio di guadagnare denaro senza scrupoli, e l’insensibilità che si sta creando nel malcontento generale.
Prendendo in considerazione l’esempio del cambiamento di Scrooge, lo scopo, invece, che bisognerebbe prefiggersi, sarebbe un tentativo di recuperare lo spirito autentico del 25 dicembre, all’insegna del dare (“a time for giving”) come osserva rispettosamente  l’umile impiegato di Scrooge, augurando a chiunque (“to one and all”) buon Natale e festeggiandolo con un degno “Canto di Natale”.