Accade da noi Campo lungo

DE GUFIBUS NON DISPUTANDUM

di Marco Visentin – IC Classico
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
A leader carismatico corrisponde – perlomeno in Italia – una miriade di avversari: sia perché – qui – da carisma ad autoritarismo il passaggio è breve, sia perché una classe politica generalmente inefficiente se priva, appunto, di un leader carismatico, è però abilissima a coalizzarsi non appena vede che la situazione inizia a cambiare o, come si usa dire, che si esce dalla palude.
Non si generalizzi, però: vi è una classe politica buona, efficiente e, soprattutto, dotata di ideali; ve n’è una chiassosa e dedita a una protesta priva di contenuti; ve n’è una che si dedica solo a rappresentare interessi di nicchia; infine, vi è una certa classe politica che semplicemente “è”. I rappresentanti di quest’ultima, in genere, sono in Parlamento o comunque in organi decisionali rilevanti a livello nazionale da decenni, ma non saranno mai ricordati dalla storia come grandi statisti; semplicemente, “tirano a campare”. Qualcuno potrebbe dire che mangiano. Taluni si avvalgono di veri e propri feudi elettorali, legati storicamente a determinate ideologie, per quanto, negli ultimi anni, anche tali riferimenti stiano cambiando: è il caso di Venezia o delle Regioni rosse per la sinistra, del Sud Italia per il centro (o centrodestra) …
“Se non avrai nemici significherà che hai sbagliato tutto”.
Giovanni Arpino.
Vi è una buona dose di carisma – impossibile non ammetterlo – in alcuni politici attuali: è da molti riconosciuto nel Presidente del Consiglio, ma anche in alcuni capi dell’opposizione più radicale. L’importante, per ottenere visibilità, sembra sia una voce più forte degli avversari.
La situazione, però, non è punto semplice: in primo luogo perché sono gli stessi “avversari” a scomparire. Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, appartenenti a schieramenti ben lontani (ma non troppo…) avevano una correttezza reciproca al cui confronto gli strepiti della politica odierna fanno inorridire. Ma, quando il consenso si fonda solo sulle grida, allora la democrazia stessa ha raggiunto un preoccupante livello di analfabetismo politico.
Ora, gli avversari non esistono più: sono stati sostituiti dai nemici.
I GUFI

I nemici politici del Presidente del Consiglio sono i “gufi” (termine usato già, a suo tempo, da Lorenzo il Magnifico): sono tutti coloro che scommettono sul suo fallimento o, in particolare, sul fallimento delle riforme. Le riforme sono il grande mito da lui stesso costruito; non perché non siano necessarie (in generale lo sono eccome, anche se l’indirizzo che egli vi dà, ovviamente, non è condivisoda tutti), ma perché ha indentificato il bisogno di cambiamento con le “sue” riforme, avvicinandole, pertanto, a un ideale di perfezione. Insomma, ha identificato la propria proposta politica con l’esigenza diffusa tra i più. I gufi, in questo percorso politicamente molto intelligente, sono indubbiamente un ostacolo.  Alcuni sono una voce critica (ma sono generalmente interni al partito), capace, però, di negoziare; altri, invece, tentano di demolire senza condizioni il percorso di rinnovamento politico, affermando di non condividerlo e che esso stesso è dannoso per l’Italia. Da ciò il termine “gufi”: è il tentativo di ridicolizzare l’opposizione più feroce, di ridurla alla vergogna mettendola di fronte ai propri fallimenti (perché finora, non lo si può negare, le riforme stanno avendo successo) in un modo semplice, sistematico e insistente.

L’UNIVERSO DEI NEMICI ALL’OPPOSIZIONE

 All’opposizione, date la grande creatività del leader pentastellato nonché la varietà dei suoi nemici, pare ormai inutile contare gli attacchi. Esiste una tecnica oratoria, tra l’altro molto nota (ma teoricamente fallace), chiamata argumentum ad hominem: si basa sulla demolizione di tesi avversarie, altrimenti difficili da attaccare, scagliandosi contro l’avversario stesso. Per quanto posso comprendere, essa sembra essere la principale arma: gli attacchi – generalmente contro la maggioranza – partono dal presupposto che i deputati e senatori di parte avversa siano corrotti o antepongano interessi personali al bene del Paese; o ancora (argumentum ad personam) che, comportandosi come persone riconosciute “cattive”, lo siano anch’essi.
Qualche esempio gioverà:
  • argumentum ad hominem semplice

“A è un bravo comunicatore”
“Anche B (di destra) era un bravo comunicatore e quindi A è come lui”.
“Quindi: A non è di sinistra”.
Si tratta di un argomento piuttosto fallace, perché fa assumere all’abilità comunicativa un colore politico semplicemente in base a un precedente.

  • argumentum ad personam

“Il Governo dice di voler aiutare i cittadini, ma in realtà è corrotto e incapace”: si cerca di smentire l’intento del nemico accusandolo, anche senza prova alcuna.

  • argumentum circostanziale

“Il Governo ha scelto di salvare una banca dal tracollo perché il padre del ministro XY ne era vicepresidente”.

  • “avvelenare il pozzo”

“Questo governo intende compiere un golpe, perché è stato amico di Licio Gelli”: da premesse in questo caso errate si giunge a conclusioni errate in ogni caso.

Tutte le tecniche appena elencate sono segno di una retorica che, lungi dal contrastare il merito delle misure politiche effettuate (sempreché non si riesca a trovarvi profili di conflitto d’interessi o comunque possibili argumenta ad hominem) – sia per scelta o per effettiva mancanza di argomenti – cerca di attaccarne i responsabili personalmente per screditarne così l’intera azione.
Di per sé, tali tecniche retoriche sono considerate fallaci, in quanto non dimostrano comunque l’invalidità della tesi avversaria.
I COMUNISTI, UN VECCHIO CAVALLO DI BATTAGLIA
Già nel 1994, per poi proseguire, un altro noto leader politico sfruttò la paura del comunismo per affermare il proprio modello politico: di fatto, ciò non dimostrava la validità delle sue “ricette” politiche ma, opponendosi a quello che, per molti italiani, era l’oggetto della paura, faceva loro acquisire valore per opposizione. Allo stesso modo, oggi, il leader della Lega Nord si propone semplicemente come “alternativa alla sinistra”, dando a intendere che ess, quindi, sia deprecabile.
LA QUESTIONE MORALE
Già il PCI aveva compreso quanto potesse essere utile attaccare gli avversari: così nacque la “questione morale”. Certo, aveva tutt’altro spessore… Di fatto attaccava i politici disonesti, con l’intenzione di riportare l’onestà in politica. In realtà, però, includerla in tale elenco può essere considerata una mossa un po’ impropria. Secondo quanto ricorda Eugenio Scalfari a proposito di una sua intervista a Enrico Berlinguer nel 1981, infatti: “[…] la questione morale non riguardava i tanti casi di disonestà e illegalità anche allora commessi nei partiti, nel mondo delle imprese e nella classe dirigente […]. Quei casi ci sono sempre stati in Italia e in tutti i paesi del mondo. Sono reati deprecabili, […] ma non è questa la questione morale cui si riferì Berlinguer. Lui la definiva invece «l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti»”.

CONCLUSIONI

La domanda che, ahimè, quest’analisi pone è triste: perché la politica non è in grado di sostenere i propri argomenti in sé, affermando la loro validità intrinseca? Perché dev’essere un attacco strumentale ed esagerato a tentare di rendere giusto ciò che altrimenti non si riesce a dimostrare tale? La cittadinanza, ormai, si nutre di conflitti, di urla, di strepiti, per quanto concerne la politica: i contenuti sono svuotati di senso, non hanno più alcun valore; perciò sono gli insulti e le grida a prenderne il posto. Povera politica, come tentano di distruggere la tua immagine… Appaiono, quindi, quanto mai stonate le parole di Jean Claude Juncker, che vuole dedicare il 2016 alla “Solidarité”; ma non più di tanto: nell’ideale di chi è al potere c’è sempre una situazione di correttezza e civiltà. Se non altro perché, mentre l’opposizione può permettersi ogni tipo di dissenso, il futuro dell’Europa dipende (anche) da lui.
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