Il nostro angolo Intercultura

PARTIRE E’ STATA LA DECISIONE MIGLIORE DELLA MIA VITA

LETTERA ALLA PROF DALL’AMERICA

di Francesco Mian, 4H Scientifico (in mobilità individuale negli USA)

Salve Prof!

OregonCome sta? Io tutto bene grazie.

Mi scusi se non le ho mai scritto, ma sono molto immerso nella mia vita americana e non avendo molto tempo libero mi dimentico spesso di rispondere ai messaggi e alle email. Rimediamo subito però!

Allora, cominciamo dall’inizio.

Se non se lo ricordasse, io abito in una piccola cittadina nell’Oregon, ad un’ora in macchina da Portland. Siccome il posto è molto piccolo, all’inizio ero molto titubante e non ero sicuro se venire qua fosse una buona idea.

Quanto mi sbagliavo!

La mia vita qua all’inizio era abbastanza noiosa. Non c’era molto da fare, non conoscevo nessuno, e in più ero isolato nella mia casa in mezzo al bosco. Quando è iniziata la scuola però è cambiato tutto. Ho iniziato a conoscere persone, a fare sport e le mie giornate si sono subito riempite.

"An exchange gap year is not a year in your lifetime, it's a lifetime in one year only!”
“An exchange gap year is not a year in your lifetime, it’s a lifetime in one year only!”

La cosa migliore da fare quando si è in una cittadina così piccola, dove non si conosce nessuno, è cercare di rimanere sempre impegnati, così da non avere tempo per pensare ed avere nostalgia, e devo dire che posso essere veramente grato alla mia host family, perché all’inizio specialmente hanno fatto di tutto per tenere me e mio “fratello” tedesco occupati il più possibile.

Qua negli Stati Uniti il sistema scolastico è molto diverso da quello italiano, e molti pensano che non si faccia nulla nelle scuole qua. A parer mio la scuola è sì più facile, ma dipende molto dalle classi che si scelgono ad inizio anno. Io, ad esempio, ho scelto la maggior parte dei corsi più difficili, e anche se, come ho già detto, non sono allo stesso livello della nostra scuola, non è assolutamente vero che non si faccia nulla.

La maggiore diversità, però, l’ho vista nel diverso sistema di studio. Qua lo studio è molto più pratico, vengono assegnati molti più compiti scritti e gli insegnati dedicano più tempo in classe ad aiutare gli studenti a ripassare, mentre in Italia è chiaramente più uno studio individuale.

La scuola americana inoltre è incentrata molto sullo sport, e devo dire che io apprezzo molto questo sistema poiché essendo uno sportivo penso sia una bella cosa poter giocare per la propria scuola e rappresentarla. Adesso è la stagione di basket. Abbiamo una squadra molto forte e il nostro obbiettivo è vincere le finali di stato, quindi siamo molto impegnati e determinati.

Per quanto riguarda la mia famiglia ospitante, devo dire che mi ritengo molto fortunato, perché non avrei potuto trovare persone migliori.  Mia “madre” americana è in pensione, ma è uno dei rappresentanti dell’ASSE exchange program, e ha ospitato più di 30 exchange students. Mio “padre” invece è un veterano del US Navy e ora ha un’officina in città. In casa inoltre ho anche un fratello tedesco, che gioca a basket come me, e devo dire che, anche se siamo molto diversi come carattere, abbiamo tante passioni in comune e ci troviamo molto bene insieme.
All’inizio ovviamente è stata dura, andare ad abitare in una casa di “sconosciuti” e doversi abituare a nuove regole e un nuovo stile di vita non è sempre facile, ma devo dire che con il tempo ho stretto un bellissimo rapporto che non cambierei per niente al mondo.

Scegliere di partire per un anno non è stata una decisione facile. Allontanarsi dalla propria famiglia, dalla propria casa, dai propri amici, lasciare la propria scuola sapendo che sarà difficile reintegrarsi, rende tale scelta impegnativa. Nonostante tutti gli aspetti negativi però, ci sono tantissimi aspetti positivi che mi hanno fatto capire che, nonostante sia stato e sarà difficile, questa sia stata la decisione migliore della mia vita.
Questa esperienza mi ha fatto capire il vero valore della famiglia, mi ha reso indipendente, mi ha fatto approfondire molto la conoscenza di una lingua fondamentale nel mondo d’oggi quale l’inglese, mi ha insegnato a vivere in un luogo con una cultura completamente diversa, ma soprattutto, mi ha fatto maturare moltissimo. E per quanto sia stato difficile lasciare “casa mia”, sarà ancora più lasciare la mia “seconda casa” tra 4 mesi  e tornare alla vita normale, non sapendo quando potrò tornare in America e se mai rivedrò alcune persone.

Se qualcuno mai dovesse chiedermi che senso ha passare un anno lontano da casa dovendo poi ritornare alla vita di tutti i giorni, io risponderei così: “An exchange gap year is not a year in your lifetime, it’s a lifetime in one year only”; perché non esistono parole migliori per definire un’esperienza così speciale e unica  che mi sta lasciando memorie indelebili e che ricorderò per sempre come uno degli anni migliori della mia vita.

Francesco

Aerial photo of Portland