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COSA SONO I DIRITTI UMANI?

 

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Gli studenti della 4^H della sede “G. Bruno” cercano di fornire qualche indicazione su questi diritti, illustrando le principali tappe della loro affermazione.

I diritti umani sono diritti naturali che preesistono all’ordine giuridico, riguardando le libertà e i valori fondamentali della persona umana. Pertanto sono inviolabili, in quanto nessuno può esserne privato; imprescrittibili, poiché non soggetti a limitazioni di tempo; inalienabili, ovvero non possono essere soppressi o aboliti; infine, universali poiché appartengono ad ogni essere umano per il solo fatto di essere tale. Vengono definiti “diritti” perché non sono semplicemente un privilegio, ma cose che è permesso essere, fare o avere. La loro funzione principale è quella di proteggerci da eventuali soprusi alla nostra persona, ma ci aiutano anche ad andare d’accordo tra di noi e a convivere pacificamente.

La storia dei diritti umani, che comincia nel Medioevo e si sviluppa lentamente nel corso dei secoli, vede cinque tappe principali.

È attorno al XIII secolo che si manifesta per la prima volta la necessità di porre per iscritto i diritti fondamentali per la vita dell’uomo. Nel 1215 infatti Giovanni Senza Terra, avendo violato antichi privilegi nobiliari, fu costretto a concedere ai baroni la “Magna Charta Libertatum”, con la quale stabilì i limiti posti al potere del sovrano inglese.

Circa quattro secoli dopo, nel 1620, il Parlamento inglese, mosso dalla necessità di richiedere al re Carlo I Stuart il riconoscimento di diversi diritti fondamentali, stilò un insieme di norme inviolabili, detto “Petition of Rights”.

La terza tappa si registra nel XVIII secolo in Francia, quando la Rivoluzione comportò l’abolizione della Monarchia assoluta e la conseguente fondazione della prima Repubblica francese. Sei mesi dopo la presa della Bastiglia, il 26 agosto del 1789, venne promulgata la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” con la quale sono state gettate le fondamenta della “Dichiarazione dei diritti umani” del 1948,  tuttora vigente. Tale Dichiarazione garantisce il diritto alla libertà, alla proprietà privata, alla sicurezza e alla difesa dalle oppressioni.

Seguirà, due anni più tardi nei neonati Stati Uniti d’America, il “Bill of Rights”, in cui sono contenuti i 10 emendamenti della Costituzione Americana che salvaguardano i diritti di tutti i cittadini, in primo luogo quelli che riguardano la libertà di parola e di fede.

Giungiamo così all’ultima tappa di questo lungo percorso. Nel 1945 gran parte dell’Europa si ritrova devastata e ridotta in macerie in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. Per evitare che un tale conflitto possa ripetersi in futuro, i rappresentanti di cinquanta Paesi si riuniscono a San Francisco con lo scopo di garantire la pace a livello mondiale. Nasce così nell’ottobre del 1945 l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Uno dei primi obiettivi dell’ONU fu la redazione di un documento che sancisse i diritti dell’uomo validi universalmente. La Commissione delle Nazioni Unite operò sotto la sorveglianza di Eleanor Roosvelt (vedova del presidente Franklin Roosvelt) e il 10 dicembre 1948 fu finalmente firmata a Parigi la “Dichiarazione universale dei diritti umani”.

Il documento consiste in un preambolo, in cui vengono enunciate le cause che hanno portato alla redazione della Dichiarazione, e in 30 articoli, che in base al loro contenuto possono essere suddivisi in “diritti civili e politici” – come il diritto d’asilo e di nazionalità (artt. 13,14) – e “diritti economici, sociali e culturali” – come la libertà di pensiero e di espressione (artt. 18,19) o il diritto all’istruzione (art. 26).

Non tutti i Paesi sottoscrissero il documento. Per la precisione, otto Nazioni si astennero (Bielorussia, Unione Sovietica, Iugoslavia, Polonia, Cecoslovacchia, Ucraina, Arabia Saudita e Unione Sud-africana) e altre due erano assenti (Yemen e Honduras). A questi primi Paesi si sono via via aggiunti tutti gli stati che fanno parte dell’ONU, ad eccezione di Taiwan, dello Stato della Chiesa e della Palestina, che sono osservatori esterni.

La “Dichiarazione universale dei diritti umani”, benché non vincolante, è dunque un atto importante che ci permette di definire in modo inequivocabile i concetti di libertà e di uguaglianza: ogni individuo, infatti, gode di tali diritti, senza alcuna distinzione di sesso, di razza o di religione. Ma la sua rilevanza è ancora maggiore se si considera il fatto che ha ispirato le 130 convenzioni giuridiche internazionali attualmente in vigore e circa 90 costituzioni nate o revisionate dopo il 1948.

Sono state redatte peraltro ulteriori versioni di tale dichiarazione: la “Dichiarazione islamica dei diritti umani” (proclamato nel 1981 presso l’UNESCO a Parigi), che propone una concezione della persona e della comunità compatibile con quella islamica, e la “Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli” (approvata anch’essa nel 1981 ed entrata in vigore nel 1986), la prima convenzione internazionale sui diritti umani a riconoscere i diritti dei popoli e il primo strumento di diritto internazionale vincolante che collega espressamente diritti e doveri.

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Eleanor Roosevelt and Human Rights Declaration