Il nostro angolo

UNITI O DIVISI? QUINTA PUNTATA DI UN REFERENDUM IMMORTALE

Di Marco Visentin – I C Sezione classica

Referendum

Torna lo spettro del referendum per separare terraferma e città insulare. Ed è subito polemica.

“Il fatto stesso che si sia presentata più volte la questione ci fa capire che è un’esigenza veramente sentita”, afferma Stefano Chiaromanni, presidente del Movimento Autonomia Mestre e Terraferma.

“Nel tempo il mondo è cambiato”, ribatte Nicola Pellicani, consigliere comunale e metropolitano di centrosinistra, “e un conto è coltivare legittimamente l’identità di Mestre, Marghera, di tutte le municipalità e ovviamente di Venezia e delle isole, un altro è la dimensione amministrativa”.

Necessario o no, siamo al quinto referendum per la divisione del Comune di Venezia in due autonomi: terraferma e città insulare. La proposta di legge di iniziativa popolare 448/2014, presentata dall’avvocato veneziano Marco Sitran, condanna l’attuale situazione, esito di un “decreto fascista emanato senza alcuna consultazione popolare”.

La crisi di Venezia – La Città Storica – cui è dedicato il capitolo principale – sarebbe vittima della “monocultura del turismo di massa” e afflitta da numerosi problemi, “uno su tutti, causa ed effetto degli altri, la caduta demografica”, mentre i cittadini sarebbero “costretti a subire un’imposizione fiscale sproporzionata rispetto ai benefici goduti”.

Mestre privata della sua identità – Dall’altro lato, Mestre: “l’assunzione di una fisionomia civica le è stata impedita dalla cancellazione dell’autonomia comunale”, è la dura condanna, che vede la terza città del Veneto per popolazione ridotta a essere “il dormitorio, la periferia o l’alter ego di Venezia in Terraferma”.

Il fronte del “no” – Diametralmente opposta è la visione di Simone Venturini, assessore alle politiche sociali, secondo cui “Venezia come capoluogo del Veneto con 60.000 abitanti non sarebbe credibile”. È anzi indispensabile “unire le forze per fare massa critica” e “avere una visione unitaria di alcune politiche del territorio”.

Sulla stessa linea Pellicani, che solleva anche un dubbio di legittimità sul referendum alla luce della Legge Delrio, che ha istituito le città metropolitane. Un conto è, prosegue, “coltivare legittimamente l’identità”, altra cosa è “la dimensione amministrativa”.

Le Municipalità – In particolare, il consigliere di centrosinistra sostiene le Municipalità – “strumenti costosi e privi di reali poteri”, invece, secondo il testo di Sitran – come forme di contatto con le varie aree del Comune; tuttavia, afferma in polemica con l’azione dell’attuale amministrazione, “dovrebbero avere delle competenze reali di governo in alcune materie amministrative; invece, le si sta svuotando di competenze e significato”.

Dalla maggioranza, Giorgio D’Este, assessore alla sicurezza, difende l’operato dell’amministrazione: “le Municipalità sono una parte integrante del Comune di Venezia”, afferma, e attacca l’azione delle precedenti giunte, ree di essere prive di comunicazione e di aver creato regolamenti municipali caotici.

I precedenti referendum – L’approvazione della legge di iniziativa popolare comporterebbe il quinto referendum in materia di separazione, dopo quelli tenutisi nel 1979, nel 1989, nel 1994 e nel 2003. Gli organizzatori confidano che, dati i crescenti consensi ottenuti negli anni, i “sì” possano finalmente vincere. D’altra parte, la consultazione del 2003 non raggiunse nemmeno il quorum e ciò, secondo Pellicani, “vuol dire che nel tempo il mondo è cambiato”, portando a una maggiore attenzione per altre tematiche della vita cittadina, come la sicurezza.