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QUEI BRAVI RAGAZZI

Ovvero la triste storia delle Baby Gang in terraferma

Di Mario Parolari- 3H Sezione scientifica

La gente ormai per le strade del Comune parla di «Nessun controllo», «Essere affidati completamente al buonsenso delle persone» e si scaglia contro le autorità, vivendo di diffidenza. Le colpe sono da ricercarsi in un fenomeno che da pochi anni sta aprendo una ferita nella nostra città e nella nostra vita di tutti i giorni, una ferita profonda e molto ardua a rimarginarsi. Si parla di azioni violente o vandaliche compiute da baby gang. I dati parlano chiaro: nove episodi di violenze fra Mestre e Marghera negli ultimi anni, per un totale di 30 ragazzi coinvolti contro i quali la giustizia ha da poco preso provvedimenti. Le situazioni riportano a indizi e caratteri comuni legati a questa nuova “moda” che, temo, si andrà presto drammaticamente ad aggiungere all’infinita lista di pregiudizi che alla fine la gente attribuisce, ricolma com’è di odi e rancori, ai ragazzi d’oggi.

Innanzitutto i colpevoli: ragazzi dai 13 ai 17 anni, frequentanti generalmente le scuole medie, di fatto nel pieno di quell’età dove si è in continua ricerca di sicurezze e di affermazione personale, sentimenti forti e spesso prevaricanti. Si parla di gang con numeri variabili di persone, la maggior parte italiane, con qualche caso di ragazzi stranieri facenti parte di vari gruppi, insieme alle tante ragazze che, prive di ogni riserbo e senso del pudore, si scagliano spesso e volentieri in azioni violente al pari dei loro coetanei essendo alle volte, secondo testimonianze, «la forza del branco…». Le gesta di cui si sporcano questi piccoli gangster della modernità sono tra le più svariate e fantasiose: rapine a supermercati, linciaggi di gruppo, aggressioni, vandalismo, furti, offese e lesioni nei confronti di italiani e, più spesso, comunità di immigrati. La più colpita risulta, dalle denunce, essere la comunità bengalese, con pestaggi, furti e danni alle attività commerciali, il tutto insaporito con l’aggravante degli insulti razziali. Tra le altre tendenze in voga riscontriamo il trafugamento di biciclette e motorini, i pestaggi ai clochard e tra membri della stessa banda. Si parla anche di combattimenti clandestini con relativi giri di scommesse, ma tutto è ancora sotto indagine.

Testimonianze dirette delle mirabolanti azioni di questi “eroi” girano sottoforma di video sul web, nel più celebre dei quali una combriccola di ragazzini, sullo sfondo della stazione ferroviaria di Mestre, fa fermare al più piccolo la vittima che viene in seguito accerchiata dal branco, pestata e derubata.

Con l’accumularsi delle denunce e dei danneggiamenti la polizia ha voluto vederci più chiaro e ha fatto intervenire la Squadra Mobile Lagunare coordinata dalla Procura dei Minori di Venezia. Sono seguite perquisizioni nelle abitazioni di nove minori, cinque sono stati arrestati e uno è finito in comunità. Per altri sei ragazzi italiani è scattato il procedimento di custodia cautelare proprio a seguito delle perquisizioni. I capi d’accusa parlano di “REATI CONTRO IL PATRIMONIO E LA PERSONA E DANNEGGIAMENTI CON AGGRAVANTE DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE”.

A chiunque si chieda se, effettivamente, si possa parlare di emergenza giovanile, rispondo “NI”! Se da un lato parlano i fatti, dall’altro parla la speranza, speranza riposta dalla comunità mestrina nei giovani e nel loro buon senso, accesa dal fatto che in fondo, non siamo tutti angeli o tutti demoni e il meglio di noi si paleserà nel nostro prossimo futuro.

fERRETTO