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VIOLENZA MINORILE IN TERRAFERMA. È EMERGENZA?

Di Marco Visentin – I C Sezione classica

Baby gang, delinquenza minorile, bullismo: episodi limitati e controllati o fenomeni dilaganti? Il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia e l’amministrazione comunale paiono avere visioni divergenti sulla microcriminalità minorile, uno dei temi più pressanti per la sicurezza della terraferma. Cuttaia afferma l’assoluta gravità di tale fenomeno, mentre dall’amministrazione si tende a sminuirlo, sostenendo che si tratti soltanto di episodi sporadici.

“Posso capire l’attenzione per i profughi”, affermò a giugno 2015 il prefetto “ma i veri problemi del territorio sono altri, come le baby bang. Tutti che si lamentano dei profughi e nessuno di queste bande di ragazzini spesso di buona famiglia”.

Pericolo sottovalutato – È legittimo chiedersi se l’amministrazione comunale non tenda a sottovalutare il problema: il prefetto non usò mezze parole, a suo tempo, nel gridare all’emergenza assoluta; inoltre, le frequenti notizie riguardanti atti di bullismo, anche nei confronti di disabili e ragazzini stranieri, e il suicidio di un giovane, accusato di aver tradito la propria gang, per non considerare i numerosi pestaggi, insulti a poliziotti, rapine e casi di detenzione illegale di armi, inducono a pensare che il problema sia ben più radicale di quanto sostenuto da Giorgio d’Este, assessore alla sicurezza, e Simone Venturini, assessore alle politiche sociali, da noi interpellati in materia.

L’amministrazione – D’Este e Venturini affermano concordemente che non vi sia un problema in tal senso. Il secondo, in particolare, dichiara che “Il termine baby gang è più di invenzione e derivazione giornalistica che un dato reale, nel senso che esistono fenomeni di delinquenza minorile, di bullismo, di giovani, quattordicenni, quindicenni e sedicenni che per impiegare il loro tempo, vuoi per mille motivi, vuoi per problemi in famiglia, vuoi perché non hanno avuto un’educazione sufficiente, creano dei problemi relativi alla piccola delinquenza minorile. Non c’è nel nostro territorio il fenomeno delle baby gang”.

La droga – D’Este specifica che i reati più diffusi tra i giovani sono quelli connessi al possesso di stupefacenti; in particolare, “c’è una maggiore presenza di spaccio in genere” ed è sempre più difficile evitare gli spacciatori; alla luce di ciò, si rende più semplice per i minori avvicinarsi al mondo degli stupefacenti, che invece dovrebbero essere visti in modo molto serio. Vi sono alcuni giovani, a suo parere, che “si perdono perché la società dà il senso di poter fare come si vuole”. Per combattere tale fenomeno, l’amministrazione ha aumentato l’organico effettivo della polizia locale, ora composto solo da agenti armati, e ha creato un’unità cinofila antidroga, che conta al momento tre cani.

Gli stranieri – Spesso, prosegue l’assessore alla sicurezza, nei reati connessi con il mondo giovanile sono coinvolti stranieri che, soprattutto se vedono che vi sono delle difficoltà da parte dello Stato “a essere incisivo nel conferire la certezza della pena”, si sentono maggiormente autorizzati “a creare il caos”; pur sostenendo l’integrazione, D’Este sarebbe più propenso ad aiutarli “a casa loro”.

Questione educativa – Questi interventi da soli non sono sufficienti, aggiunge Venturini: si tratta spesso di una questione educativa e, a suo parere, le precedenti amministrazioni non hanno investito abbastanza nella prevenzione, che è invece il miglior mezzo per combattere lo sviluppo della microcriminalità.

Con buona pace dell’allarme lanciato da Cuttaia.Candiani