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REFERENDUM SULLE TRIVELLE IN 5 PUNTI

Di Marco Visentin – IC Classico

Il 17 aprile gli Italiani sono chiamati alle urne per decidere se abrogare l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”.trivelle

Prima dello scandalo Tempa Rossa, che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi, ministro per lo sviluppo economico, e all’arresto di vari esponenti lucani di centrosinistra, in pochi sapevano del referendum, passato sotto silenzio.

Ora, in particolare l’aspetto politico sembra aver destato un maggiore interesse nei confronti della consultazione; difficile stabilire, però, quanto il voto sarà influenzato dalla protesta e quanto, invece, corrisponderà a una reale conoscenza degli aspetti tecnici.

  1. Che cosa stabilisce la legge in questione?

La legge attualmente in vigore prevede che non vi possano essere nuove concessioni per perforazioni entro le 12 miglia dalla costa italiana; quelle già in essere – che, cioè, hanno ottenuto i permessi prima dell’entrata in vigore della norma – sono però prorogate, in modo che possano continuare a operare fino all’esaurimento dei giacimenti stessi.

Il referendum riguarderà 48 piattaforme eroganti (cioè che estraggono idrocarburi), situate all’interno di 44 concessioni; le concessioni sono aree di mare, generalmente vaste, in cui un’azienda ha acquistato il permesso di cercare ed estrarre idrocarburi.

  1. Che cosa comporterebbe una vittoria dei “sì”?

Una vittoria dei “sì” al referendum imporrebbe, allo scadere delle concessioni, la completa cessazione della produzione di greggio e gas naturale nei giacimenti già ora sfruttati ma situati all’interno delle acque territoriali italiane.

Il premier Renzi, che considera il referendum puramente strumentale, ha più volte espresso il timore che ciò possa portare all’immediata perdita di circa undicimila posti di lavoro, dovuta alla chiusura forzata di giacimenti ancora in attività.

  1. E una vittoria dei “no”?

Una vittoria dei “no” prorogherebbe le concessioni attualmente in vigore, in modo che i giacimenti già ora attivi possano operare fino all’esaurimento.

Le uniche “trivellazioni” concesse sarebbero quelle, minime, necessarie al passaggio dell’acqua.

  1. Quali sono le posizioni delle varie forze politiche?

I partiti di maggioranza sono a favore dell’astensione, ritenendo il referendum inutile e strumentale, con l’eccezione di alcuni esponenti della minoranza del Partito Democratico e del Partito Socialista Italiano, a favore del “no”.

I partiti di opposizione sono tutti schierati per il “sì”.

  1. Quale valore ha il referendum?

In particolare in seguito allo “scandalo Tempa Rossa”, che ha visto coinvolti esponenti del Partito Democratico, tra cui Federica Guidi, ministro dello sviluppo economico, assieme a imprenditori e amministratori di Total e altre grandi aziende, questo voto ha assunto una forte componente politica.

Sono poche le forze di opposizione che si oppongano nel merito dei contenuti al referendum, in particolare i partiti della destra: per cercare di seguire l’elettorato e di ottenere una simbolica vittoria in chiave antirenziana, rinnegano delle posizioni con cui sarebbero altrimenti in sintonia.

Pur restando il valore del referendum, il tentativo delle opposizioni sembra essere indebolire il premier-segretario in vista delle elezioni amministrative, da sfruttare poi come “trampolino di lancio” per il referendum costituzionale sulle riforme, cui è appeso il destino del Governo.

È anche importante ricordare che questo sarà il primo referendum nella storia della Repubblica proposto dai Consigli regionali e non con una raccolta di firme tra i cittadini.