Agorà Archivio Storico

23 MAGGIO 1992

Di Marco Visentin e della classe IC Classico

Nel giorno in cui si commemorano la morte di Giovanni Falcone e la strage che ne fu causa, con tutte le implicazioni conseguenti, in primo luogo politiche e in secondo legate alla coscienza civile del popolo italiano, il nostro pensiero va innanzitutto a quanti ogni giorno, con rischi immensi e spesso circondati dal silenzio, combattono contro l’illegalità, in particolare quella di stampo mafioso, vera piaga del nostro Paese. Il loro impegno per la giustizia, tradotto in indagini che mettono quotidianamente a repentaglio la loro stessa vita, è per noi fonte di orgoglio.

Capaci
La strage all’uscita per Capaci dell’autostrada A29

È pur vero che questa stessa Italia che essi servono con abnegazione talora ne contrasta l’operato: tutti ricordiamo le indagini sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia” e i numerosi casi di politici collusi con organizzazioni criminali, di stampo mafioso o no; questi ultimi hanno agito in passato e probabilmente, in alcuni casi, continuano a condurre indisturbati la loro azione volta allo stravolgimento della legalità nel nostro Paese. D’altra parte, si dice che lo Stato sono i cittadini: cittadini spesso disinteressati al rispetto della legge o addirittura alla sua conoscenza; che vivono, in parte perché scoraggiati da una visione desolante delle nostre istituzioni, in una dimensione di sfiducia nei confronti della politica e della vita civile, arrivando a giustificare alcuni atteggiamenti criminali all’insegna del “tanto lo fan tutti”.

Giovanni_Falcone
Giovanni Falcone

Noi invece vogliamo ribadire con forza il nostro sostegno a magistrati, forze dell’ordine e attivisti che lottano contro la criminalità nell’interesse della collettività intera; la nostra solidarietà va a Giovanni Colangelo, procuratore di Napoli, contro cui la camorra stava organizzando un attentato, fortunatamente scoperto; il nostro incoraggiamento va anche ad Antonio Decaro, sindaco di Bari, oggetto di minacce da parte dei clan che sta contrastando. Serva da monito alla politica, la cui azione deve sostenere la sicurezza di chi lotta contro l’illegalità, e al mondo giudiziario stesso: è una chiara indicazione che le indagini di Colangelo e l’azione di Decaro muovono nella giusta direzione. Certo, è difficile svolgere il proprio compito sapendo di rischiare la morte, anche quella delle persone care; ma questi sono gli eroi dei nostri tempi.

Noi non vogliamo divenire parte di quel popolo passivo che si lascia condurre dagli strepiti e dalle minacce senza seguire la via tracciata dalla nostra Costituzione; non vogliamo nemmeno essere parte, però, di quei cattedratici che sostengono che la nostra carta fondamentale sia tanto perfetta da non poter essere modificata: ciò che veramente vogliamo, e in questo momento potrebbe suonare quasi bizzarro, è avere una politica e uno Stato che agiscano per il nostro bene e per i nostri interessi di comunità.

Non era forse questa l’intenzione di Antonino Caponnetto? avvicinare i giovani alla conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri per poter alzare un forte grido di giustizia? L’unico strumento con cui noi davvero potremo tentare di invertire la sfiducia nelle istituzioni sarà partecipare noi stessi alla vita di comunità del Paese, ricordando ai nostri rappresentanti – quando noi stessi non volessimo farne parte – quali siano i nostri interessi, desideri, volontà e legittime aspirazioni di giustizia. Questo è il ruolo che oggi ci proponiamo di svolgere, perché l’esempio nostro e di tutte le Sentinelle della Legalità sia il più forte antidoto a quelle organizzazioni criminali che si reggono sulla paura. Paura che non fermò Giovanni Falcone né Paolo Borsellino.

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Antonino Caponnetto assieme a Falcone e Borsellino