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NON ESSERE CATTIVO

 

non essere

Di Benedetta Bortali

Con questo elaborato la studentessa Benedetta Bortali di 3^ A classico ha vinto la selezione regionale al Concorso David Giovani 2016.

È il secondo anno che mi trovo a partecipare al progetto David Giovani e solo dopo aver visto questo film, forse perché è passato un anno  dall’ultima volta a cui vi ho partecipato e sono maturata, forse perché proprio esso è un piccolo capolavoro, riesco a coglierne a pieno il significato e l’importanza. Molto spesso infatti ai giovani è meno accessibile o meno noto il cinema d’essai, i cosiddetti film di nicchia o d’autore, o molto spesso vi si allontanano per disinteresse o pensando che si tratti di film dal contenuto troppo cervellotico; io non sono mai stata di questo parere anzi, ho sempre preferito questo tipo di film proprio per la loro capacità di alienare dalla realtà e permettere una riflessione che può andare al di là dai problemi che possono attanagliare la vita di un giovane ragazzo. Tuttavia non ero ancora riuscita a trovare uno spazio per il cinema italiano in questa piccola casella, ma devo dire che quest’anno, grazie proprio a quest’iniziativa, mi ci sono avvicinata di più arrivando quasi ad innamorarmene. Autore di questo innamoramento è stato certamente Claudio Caligari con la sua opera postuma “Non essere cattivo”, uno di quei film che non lascia spazio a brevi commenti durante la sua visione, poiché diventano superflui e del tutto vacui, uno di quei film di cui cerchi di cogliere ogni singolo fotogramma tentando di non sbattere le palpebre, uno di quei film alla cui fine la sala è ancora totalmente calata nel silenzio ed attonita.

Dopo un’autocitazione iniziale del primo film di questo meraviglioso regista, “Amore tossico”, viene narrata la storia di un’amicizia, un’amicizia che per certi versi può essere vista negativamente, per altri invece positivamente. Cesare e Vittorio sono amici da una vita e trascorrono le loro giornate in un’Ostia tanto assolata quanto squallida tra droga e piccoli atti di delinquenza, ma con un desiderio irrefrenabile di vivere, di riscattarsi in un certo qual modo, di raggiungere un futuro migliore così lontano e difficile da raggiungere, ma allo stesso tempo così vicino. Non c’è nessun eroe in questa storia, nessun personaggio positivo, solo la desolazione ed i lati più bui e desolati dell’animo umano indagati con precisione magistrale. “La vita è dura e se non sei duro come la vita non vai avanti” dice Cesare, a cui le cose più care sembrano sfuggire dalle mani come piccoli granelli di polvere in un modo quasi impercettibile ma totalmente destabilizzante, a cui prima è morta una sorella di Aids e poi la piccola  sorella, ma chi sono i veri cattivi di questo film? Nessuno, proprio come non ci sono grandi eroi, non ci sono nemmeno i veri e propri cattivi, ci sono i cattivi per circostanza, quelli che si sono trovati nel posto e nel momento sbagliato, i quali sono stati portati dalle vicissitudini della vita alla droga o alla delinquenza. E così tra un’allucinazione, una rapina ed un tentativo di rinascita assistiamo alla vita di Cesare e Vittorio senza alcun filtro di disapprovazione morale, senza una critica esplicita, ma anzi quasi una sorta di commiserazione per quel mondo caratteristico delle periferie romane di fine anni ’90. Un mondo senza bellezza è quello che prende vita in questo film, a parer mio, anche se innegabilmente meno sconvolgente e rivoluzionario, che si eleva rispetto ad “amore tossico” e “l’odore della notte” e mostra una vera e propria maturità della regia di Caligari capace qui di allontanarsi con prepotenza dal mondo documentaristico. Il tutto viene raccontato con uno sguardo che sa vedere oltre e dentro ed anche il finale, che per certi versi potrebbe sembrare un riscatto, una speranza di rinascita dalle ceneri proprio come la fenice, altro non è invece se non l’inevitabile ripetersi degli stessi meccanismi, della stessa storia, una storia che passa di generazione in generazione perché “i sordi ce vonno”.

Il mondo che descrive Caligari può sembrare per certi versi distante perché si tratta di un mondo di vent’anni fa, ma allo stesso tempo, seppur attraverso la finzione scenica, appare così vero da far paura, da causare brividi lungo la schiena e lacrime lungo le guance. “Non essere cattivo” uno di quei moniti che si fanno ai bambini da piccoli, una frase per evitare che facciano qualche dispetto, per evitare che disobbidiscano ai genitori assume ora un significato del tutto diverso.