Agorà Campo lungo

OSANNA AL SULTANO

Di Marco Visentin – IC Classico

“You see, Marco… At the time of Atatürk, half of the Turkish wasn’t really keen on creating the Republic. That 50% of radical Muslims is still there, and they support the dictator.”

E. E., giovane turco.

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Il raduno di Norimberga del 1934

Nel settembre del 1933 si tenne a Norimberga il “Raduno della vittoria”, quarta adunata nazionale del Partito Nazista; per quella del 1934, a evento già concluso, si ipotizzò di ricordare, nel titolo, i temi “dell’unità e della forza” e della “volontà”; nel 1935, per celebrare la reintrodotta coscrizione obbligatoria, il raduno fu dedicato alla “libertà”. Le manifestazioni annuali del Partito Nazista arrivarono a contare sino a mezzo milione di partecipanti, provenienti dall’intera Germania.

L’8 agosto 2016, a Yenikapi, frazione di Istanbul, un milione di persone, il doppio dei sostenitori di Adolf Hitler nei suoi anni d’oro, si è riunito a proclamare appoggio e vicinanza al presidente turco Erdogan. È stato il raduno della vittoria, dell’unità, della forza, della volontà e della libertà, tutte condensate, e tutte permeate da quel senso di bispensiero che impregna i titoli di epoca nazista. Quella folla oceanica osannava la vittoria contro i “golpisti”, cui sono seguiti epurazioni, incarcerazioni, minacce ed evidenti abusi di potere del presidente, smanioso di liberarsi dei propri personali oppositori.

Eppure, quello stesso presidente è “l’unità”, il riferimento delle aspirazioni di quei Turchi che non si vedono dinanzi un aspirante dittatore, ma un paladino della democrazia. Ed è da Pater Patriae, quindi, che può permettersi di usare la “forza” contro gli oppositori, rei di non volere un regime, ma una vera repubblica all’occidentale: così fa arrestare o destituire magistrati, insegnanti, presidi, militari e agenti di polizia.

Ma è la “libertà” il vero capolavoro: Il popolo chiede a gran voce la reintroduzione della pena di morte, è pressappoco quanto ha detto. Lui, il manovratore, forse addirittura l’ideatore del falso (pardon, fallito, con parole simili accade di confondersi…) golpe che gli ha garantito tanti consensi, non si tirerà certo indietro. Chissà di quanti capi curdi potrà liberarsi in questo modo: già, perché, per decisione dell’AKP, il partito del presidente, per le 675 inchieste per terrorismo contro i 138 deputati curdi non sarà applicabile l’immunità parlamentare. Un atto di finezza: Mussolini fece arrestare Antonio Gramsci quando ancora godeva dell’immunità e non si pose alcun problema a cacciare i deputati aventiniani.

Ora, però, i curdi sono oggetto di trattative segrete con Putin, non di proclami nella pubblica piazza: quelli sono destinati a Fethullah Gülen, il predicatore turco residente in Pennsylvania, già sostenitore di Erdogan e ora suo acerrimo oppositore. Se il golpe fosse davvero imputabile a lui, sarebbe stato quasi uno scambio di cortesie, dopo che il “sultano” ha mandato uomini armati a prendere il controllo dei media di proprietà di Gülen, trasformandoli in strumenti di propaganda.

Un giovane turco conosciuto in vacanza negli Stati Uniti, democratico e avversatore di Erdogan, mi ha raccontato di una Turchia moderna e di una radicale; dei manifestanti di Ghezi Park (“I was there”) e delle cariche della polizia; dei curdi, della guerra, delle torture e del pericolo per la sicurezza personale che gli oppositori devono fronteggiare ogni giorno.

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Manifestanti pro-Erdogan al raduno dell’8 agosto

E con tre milioni di profughi siriani trattenuti all’esterno dell’Europa solo da una sempre più fragile intesa tra l’Unione e il governo di Ankara, anche le minacce del vecchio continente si fanno sempre più deboli. La Commissione minaccia di bloccare le trattative per l’ingresso della Turchia nell’UE? Non è un problema di Erdogan: lui non guarda più all’Occidente, è la Russia il nuovo paese amico. Putin è un alleato che si pone molti meno problemi riguardo a partiti di minoranza (basti pensare all’assassino di Boris Nemtsov, leader dell’opposizione allo “zar”) o etniche (come i ceceni)…