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UN’ESTATE IN SEI MOSTRE

Di Susanna Scagliotti – IIA Classico

“Se al mondo ci sono questi quadri, dentro delle stanze magnifiche in cui chiunque può entrare, com’è possibile che ci siano anche delle mamme della tivù che recitano in una commedia penosa mentre la gente le guarda con la bocca piena di pollo ai peperoni?” (Peter Cameron, “Un giorno questo dolore ti sarà utile“, Adelphi, 2007)

E com’è possibile, aggiungo io, che questo possa accadere in Italia? In un Paese nostro malgrado lacerato a metà, con molti che riconoscono l’unicità di un patrimonio museale così vicino e facilmente usufruibile, e altri che se ne disinteressano del tutto?

Non volendo appartenere alla genìa dei peperonofagi abilmente descritti nel gioiello di narrativa succitato, ho colto l’occasione del tempo libero estivo per visitare alcune mostre tra Veneto, Lombardia, Trentino e Svizzera.

Riprendendo poi in mano Cameron, ho riscoperto il sublime binomio scrittura (anche giornalistica)-arte, che si ritrova in alcune delle esposizioni descritte.

La maggioranza, purtroppo, è già stata chiusa; altre invece resteranno ancora aperte: chi le visiterà le dimenticherà difficilmente.

>>> VENEZIA

Zaha Hadid, Palazzo Franchetti, dal 27 maggio al 27 novembre 2016

Leggerezza e pragmatismo

La retrospettiva abbraccia quarant’anni della carriera di Zaha Hadid, architetto anglo-iracheno scomparso a marzo. Vincitrice del prestigioso Pritzker Architecture Prize 2004, Hadid sorprende non solo per le sue tre pietre miliari (il Vitra Fire Station in Germania, il Rosenthal Center for Contemporary Art a Cincinnati e il MAXXI di Roma), ma soprattutto per il suo eclettismo: non solo modellini e disegni, ma anche anche oggetti di design, come divani e vasi. A dimostrazione che il genio di un architetto si può declinare in ogni modo, progettando oggetti d’uso comune.

Per chi, appassionato di architettura, sa che la Biennale 2016 non è abbastanza.

Sigmar Polke, Palazzo Grassi, dal 17 aprile al 6 novembre 2016

Sogno e realtà

A trent’anni dall’assegnazione del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia a Sigmar Polke, l’artista della Slesia è celebrato in una mostra che rivela appieno la sua indole poliedrica. Dagli anni Sessanta a oggi, tante sono le sue fonti ispiratrici (in primis la Pop Art statunitense, da cui si distingue con i suoi pattern imprevedibili, mai uguali, disegnati punto per punto a mano) e le tecniche (il suo retino grafico, l’uso dei tessuti stampati e dei solventi chimici…).

Chi guarda si sente come in bilico tra immaginario fiabesco e dura realtà. Da un lato figure animali, storie alchemiche tratte dal folklore secentesco (soffermatevi davanti alla Storia di un cane entrando fisicamente nell’opera), dall’altro una pesante denuncia del presente, con immagini di guerra, di protesta politica, di sofferenza. Quasi dei reportage artistici.

Per chi vuole stupirsi e non teme l’eccentricità.

Imagine – Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969, Collezione Peggy Guggenheim, dal 23 aprile al 19 settembre 2016

Astrazione e rivoluzione

Imagine: immagina. Un invito alla fantasia per l’Italia sessantottina che vuole osare, creare, contestare.

Tra le immagini-schermo (televisivo? cinematografico? mentale?) di Fabio Mauri, i dipinti traslucidi di Franco Angeli (reminiscenze di Polke…), la nuove mitologia della Venere di Giosetta Fioroni, i dettagli “zoomati” di Domenico Gnoli, i fiori metafisici di Jannis Kounellis, i pannelli monocromi e i quadri neo-futuristi di Mario Schifano, lo spettatore segue le proprie suggestioni e quelle degli autori, in un’atmosfera straniante.

A riportarlo alla realtà, Michelangelo Pistoletto con il suo Mappamondo: giornali compressi in una sfera ingabbiata in un globo di ferro. Perché spesso siamo prigionieri di un’informazione corrotta, in un pianeta in tumulto.

La descrizione di un decennio in cui è vietato vietare ed è obbligatorio immaginare.

>>> MILANO

Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria, Palazzo Reale, dal 23 marzo al 10 luglio 2016

Movimento e novità

“Nell’accingermi a discorrere della esposizione di scultura futurista, […] mi accorgo che il solido periodare più o meno elegantemente sintattico, più o meno noiosamente latino, non si addice alla materia che ho presa per argomento” (“Una mostra…mostruosa – Che cos’è e che cosa vorrebb’essere la scultura futurista – Intervista… dinamica con Boccioni”, Giornale del Mattino, 30 marzo 1913).

Con questo estratto potrei davvero aver detto tutto. A cent’anni esatti dalla sua tragica morte, ereditiamo il patrimonio di un Boccioni che ha sovvertito non solo l’arte, ma l’intero sistema culturale intorno a lui.

In un percorso fatto di disegni, quadri, sculture (mi sono innamorata della plastica bruttezza dell’Antigrazioso), incisioni, foto, libri e perfino diari, lo seguiamo nella sua evoluzione da divisionista (guardando a Segantini e Previati), a simbolista, a futurista (con Marinetti, Russolo, Carrà e Balla)

Nella convinzione che ormai solo l’arte ci salverà. Con dinamismo.

>>> LUGANO

And now the good news, LAC (museo Lugano Arte e Cultura), dal 28 maggio al 15 agosto 2016

Arte e scrittura

“We report, you decide”. Così nel giornalismo, così nell’arte, così nel connubio tra i due. 1500 opere attraversano il XX secolo celebrando la carta stampata: dai cubisti, dadaisti e surrealisti (Braque, Arp, Mirò…), alle Neoavanguardie del Dopoguerra (De Koonig, Warhol, Christo…), fino ai nostri giorni. Veicolo di indagine senza pari, strumento con cui indagare la società dei consumi, arma politica, luogo tutt’altro che neutrale (anzi, spesso ironico) della discussione collettiva, il quotidiano segna la società e l’arte. Ritroviamo il Kounellis di Imagine che cuce i giornali a una lastra di ferro, ritroviamo Polke, scopriamo messaggi forti, come quello di Günter Uecker che, nel 1994, trafigge un giornale di chiodi.unnamed

Ritroviamo personalità che credono nel cogito ergo sum giornalistico del “noi informiamo, voi decidete”. Anche parlando di arte.

>>> ROVERETO

I pittori della luce – Dal Divisionismo al Futurismo, MART (Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto), dal 25 giugno al 9 ottobre 2016

Luce (nell’arte) e buio (nella società)

Può la luce avere un potere espressivo tale da trasformare completamente un dipinto? I Divisionisti sono convinti di sì. E così Segantini, Pellizza da Volpedo, Morbelli e altri studiano la luce e la modernità, dando ampio respiro alle questioni sociali. Memorabile Riflessioni di un affamato (1893), quadro testimone della miseria milanese, per cui Emilio Longoni è accusato di “istigazione all’odio di classe”.

Sulla scia dei Divisionisti ecco, all’inizio del ‘900, i Futuristi: Boccioni, Carrà, Russolo con il suo Intonarumori… Artisti geniali e rivoluzionari, un’avanguardia per l’Italia.

Imperdibile anche la collezione permanente del MART (uno dei più importanti musei di arte moderna italiani) e, non lontano dal museo, la Casa d’Arte Futurista Depero. Nella piccola abitazione-museo sono esposti dipinti, disegni, mosaici, arazzi e perfino marionette dell’artista Fortunato Depero, che curò personalmente ogni dettaglio di questo magico edificio.