Il nostro angolo

COROLLARIO: “LIBRIAMOCI” AL ‘FRANCHETTI’. LETTURE SPARSE, SPEZZETTATE E INCROCIATE

di Carmelita Pettenà

booksQuello stesso 26 ottobre, l’ora successiva, il dopo-Cuore, il giusta-Cuore, il Cordiale si potrebbe dire, è stata dedicata allo scambio dei lettori fra classi. Alcuni lettori, e alcune classi. Ora, si può discutere sul senso, sulla fattibilità, sugli esiti. I filopedagogisti segnerebbero l’iniziativa come ineludibile [esprimersi nella lingua patria, imparare a imparare – a superare l’imbarazzo per affrontare la lettura in una classe sconosciuta; a leggere interprentando; a presentare argomentare difendere sottolineare etc. etc. –, protagonismo del ragazzo and so on, non ci si dilunga (saranno competenze chiave o di cittadinanza? europee o trasversali? o tangenti? elicoidali o pentagonali?); molti colleghi la farebbero esempio della Pura Idea di Eludibile. Non la si eludesse nelle ore in cui è ineludibile… enough!

Quello che si perdono i docenti che non accolgono, i genitori che non vedono, è un segno forte. Un segno visibile, palese a coloro cui interessa guardare, è lo sbocciare (mhnm… la retorica ottocentesca è pervasiva), il farsi, il divenire dell’essere di questi nostri studenti. Leggevano ‘I piccoli brividi’ e leggono Maigret. E Tolkien, o Verne, e altre pagine che li hanno interrogati e resi diversi. Baudelaire. E Odisseo riconosciuto dal figlio. Letti con timore i più, ma anche con garbo, e tentativi di persuasione. Propongono il pianto di Anna la mattina dopo l’amore con Vronskij. Gli adulti si guardano, interrogandosi. E ci si chiede se senza la scuola ci sarebbero giunti comunque, e con questa sensibilità e profondità.

Propongo anch’io qualcosa. La voce di un collega, Claudio Damiani, nato nel 1957.

Mentre i ragazzi fanno il tema…

Mentre i ragazzi fanno il tema

e le loro teste sono chine sul foglio

la stanza della classe riposa quieta

e brilla come una luce intorno ai loro capi.

Io li guardo, e la loro forza mi punge

– una ragazza è venuta a chiedermi una cosa

e nei suoi occhi celesti sprofondo -,

alcune delle fanciulle sono meno belle

ma nei loro tratti rivedo la gloria

delle donne latine,

i modi augusti e i lineamenti noti,

– penso a giovani donne prenestine, antichissime,

ornate di monili, eleganti,

e a povere fanciulle, a contadine a pastore

dei secoli più bui -,

e anche i ragazzi, quanta gloria sui loro capi.

E in tutti, quanta attesa, quante speranze

loro di tutti i miei allievi sono i più grandi, sono già grandi –

e penso: come non ho detto niente a loro!

come non ho fatto niente! – non avrei potuto? –

solo preoccupato di fare il professore,

nella fretta in cui sono sempre, e distratto,

come se non mi fossi mai accorto di loro.

E mi stupisco di essere stato capace

pure di galleggiare in questo abisso di luce,

di essere rimasto illeso, salvo, tra tanta forza di flutti,

tra tanto mare calmo come un cielo celeste.

(da La miniera, Fazi, 1997)