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IN VISTA DEL PIANO STRATEGICO DELLA CITTÀ METROPOLITANA

Mercoledì 23 novembre si terrà una serie di conferenze sulla redazione del Piano strategico della Città Metropolitana di Venezia, a una delle quali sono invitati i rappresentanti del mondo scolastico.

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Dopo due anni di esistenza, è giunto finalmente il tempo per la Città metropolitana di Venezia di dotarsi di un Piano strategico, che le garantisca una solida visione del futuro della nostra area. Un futuro che si preannunzia difficile sin dai suoi primi passi, con una Città metropolitana notevolmente depotenziata dall’attuale amministrazione, che l’ha privata di competenze (rendendola addirittura meno incisiva della vecchia Provincia) e di uno spirito moderno. Siamo nel XXI secolo, reduci da una crisi devastante che fa ancora sentire i suoi effetti; il modello economico non è più quello del Novecento, si sta evolvendo e noi fatichiamo a tener dietro all’innovazione; anche le politiche europee sono sempre più centrate su aree metropolitane capaci di generare coesione nel territorio a livello economico-sociale: a che mai servirà una Città metropolitana che sia la semplice sommatoria di tanti Comuni differenti, senza uno spirito comune di rilancio? Abbiamo la possibilità di rispondere a queste sfide, e partiamo zoppicando…

Le sfide che pone una metropoli moderna sono molteplici e non ho certo le competenze per affrontarle tutte o nel dettaglio; riguardano in primo luogo la qualità della vita, lo sviluppo sostenibile, i trasporti, lo sviluppo culturale e tecnologico, le infrastrutture, la promozione dell’economia locale. È necessaria dunque una visione organica, che cerchi di garantire a quest’area un’amministrazione efficace e al passo con i tempi.

Trasporti

Una nuova urbanità, qual è quella che viviamo ora, richiede un sistema di trasporti moderno ed efficace. Uno studio della Fondazione Pellicani pubblicato nel 2014 evidenzia che “la mobilità della Città Metropolitana di Venezia è irregolare, scostante, porosa” e che, in definitiva, manca di una concezione d’insieme. Il 65% degli spostamenti è effettuato da conducenti solitari di autovetture private, conseguenza anche di oggettive difficoltà date dalla distribuzione della popolazione: dati della Regione certificano problemi di disponibilità, accessibilità e tempo del trasporto pubblico locale.

Le osservazioni in merito che ho raccolto tra i miei compagni raccontano una realtà frammentata, fatta di mezzi pubblici spesso in ritardo. Dopo lo shock, forse non del tutto positivo, del tram, sarebbe opportuno ripensare la mobilità nel territorio in modo più organico, considerando non solo la rete del trasporto pubblico locale, ma anche le possibilità date da un coerente percorso di piste ciclabili, oltre a servizi di bike e car sharing.

E, dato che si guarda al futuro, non dovremmo dimenticare il ruolo delle moderne tecnologie nel TPL: l’intera rete dei trasporti potrebbe essere efficacemente integrata con servizi, peraltro già offerti in altre zone d’Italia, quali rendere disponibili orari e posizione dei mezzi in tempo reale agli utenti, introdurre biglietti a tariffazione “personalizzata”, prevedere un orario dei mezzi cadenzato in modo flessibile secondo le necessità di ogni periodo del giorno e non seguire necessariamente una scansione regolare.

Ci sarebbe molto altro da dire, in particolare sul ruolo di porti e aeroporto e sulla loro integrazione con il sistema infrastrutturale del Veneto e con quello europeo, con l’ausilio di Alta Velocità e collegamenti con il Nord Europa.

Istituzioni scolastiche (scuole superiori in particolare)

Se le metropoli sono il nuovo centro dello sviluppo globale, si trovano anche ad affrontare sfide differenti da quelle della società tradizionale: in questo campo rientra anche l’istruzione. L’ambiente della Città metropolitana, infatti, oltreché foriero di nuove possibilità per lo sviluppo economico, culturale e turistico, può divenire il canale attraverso cui la scuola si rapporti in modo più aperto con un ambiente effettivamente nuovo.

Che cosa può dare la Città metropolitana alla scuola? “Va di moda”, in questi ultimi anni, parlare di “competenze”; che cosa siano, tra l’altro, nessuno lo spiega o pare anche solo comprenderlo… ebbene, in tale contesto rientra pure l’alternanza scuola-lavoro: le opportunità, in particolare nel turismo, che Venezia offre, sono molteplici e debbono essere colte.

Un territorio coeso, capace di generare stimoli più ricchi di quanto non avvenga ora, creando una città che sia grande anche dal punto di vista della produzione intellettuale, di eventi a carattere culturale, di proposte quali il teatro… questa sarebbe davvero una conquista!

Vivibilità

Altro punto che una coerente programmazione del territorio deve considerare è quello della vivibilità degli spazi pubblici. Le aree comuni debbono essere valorizzate come luogo di incontro e di scambio, con un particolare occhio di riguardo ai giovani, ma non soltanto; certo, si presentano anche problemi legati al degrado e all’abuso di tali spazi. Sicurezza, però, non significa solo non subire aggressioni o avere la propria “roba” al sicuro, quello che gli inglesi definiscono safety; vi è anche un’altra componente, la security, che ricopre gli ambiti economico, sociale, culturale… tutto quanto può far sentire una persona completamente sviluppata. La possibilità di rendere dunque fruibili in modo corretto degli spazi di aggregazione è fondamentale e deve accompagnarsi a un’adeguata sicurezza.

Quando sento parlare di “recintare i parchi” o cercare di combattere il tema securitario con un mero aumento della presenza di agenti armati, allora mi pare di non comprendere davvero la ratio delle azioni dell’amministrazione: come mai si risponde a un problema culturale, legato all’educazione e allo stile di vita, con azioni estemporanee che non incidono sulle cause? ma forse (lo auspico) tali problemi riguardano più il nostro Comune di Venezia che l’intera Città metropolitana…

Tanti sono i temi che meriterebbero una discussione, ma soltanto riguardo a questi possiamo dare un contributo effettivo, presentando le proposte e le criticità che giungono direttamente dalla nostra vita di studenti. Riassumo gli altri ambiti la cui considerazione ritengo fondamentale nella redazione del Piano strategico: porto, aeroporto e lo sviluppo in una logica di rete intra ed extra metropolitana; le aree di Porto Marghera: bonifiche, cantieristica nautica e sistemi produttivi in grado di offrire sostenibilità ambientale, economica e sociale; turismo sostenibile, con una particolare attenzione alla promozione del turismo culturale; innovazione e ricerca; sostegno e tutela delle piccole e medie imprese, attività commerciali, agricole e ittiche; avviare l’infrastrutturazione digitale mediante la “banda ultra larga”; favorire l’adozione di regole comuni in tema di edilizia, fiscalità e funzionamento dei servizi pubblici, puntando alla semplificazione delle procedure in capo a cittadini e operatori; operare per il consumo zero di suolo e una moderna concezione di smart city; integrazione dei servizi pubblici locali.

Al di là di tutte le tematiche analizzate, uno è il mio cruccio principale: che, cioè, questa giovane istituzione rischia di essere inutile quanto le province, in via di abolizione. È importante allora che si passi da un ruolo di mera pianificazione e promozione e supervisione di tavoli di lavoro, conferenze et similia a un vero ed efficace governo del territorio, che possa finalmente garantire una politica territoriale valida e unica. A tale scopo, è necessario che la Città metropolitana si doti di autonomi strumenti fiscali (ho avuto modo di leggere varie proposte in merito, quali l’avocazione a sé delle tasse aeroportuali o una parte delle tasse di soggiorno), di strumenti per consultare periodicamente il volere dei cittadini e di autorità di controllo uniche (pare che il progetto del MOSE risalga a prima che io nascessi…).

Lunga vita alla nostra Venezia, e che questa non sia l’ultima di tante occasioni perdute.