Agorà Campo lungo

LA COSTITUZIONE O LA DITTA?

di Marco Visentin, II C Classico​

A chi hanno dato il voto gli italiani, domenica 4 dicembre? Alla riforma costituzionale o ai partiti? Un interessante articolo di Linkiesta ripropone un dubbio che risale al referendum del 2006, ora arricchito di nuove considerazioni: è certo curioso – osserva l’autore – che gli argomenti usati dal centrosinistra di dieci anni fa siano i medesimi del centrodestra di oggi, e viceversa.

Senza alcuna cattiva intenzione, mi sono improvvisato Socrate e sono andato in cerca dei fautori delle opposte posizioni; ho per primo incontrato un antiriforma, ma, a parti inverse, l’analisi può essere valida anche per molti che hanno votato “Sì”.

IO: “Quindi hai sostenuto il No?”

LUI: “Certo, era una riforma pessima, fatta da Renzi e dalla Boschi, che non sono stati votati da nessuno.”

IO: “E guardando ai contenuti, per quale motivo sarebbe stata pessima?”

LUI: “Beh, perché era contro la democrazia, voleva creare una dittatura del PD.”

IO: “Quindi sei contrario al superamento del bicameralismo paritario, alla riduzione dei costi della politica, alla soppressione del CNEL, all’abolizione delle Province, alla revisione delle competenze di Stato e Regioni…?”

LUI: “Ma no, non è questo il punto: era una riforma fatta male, scritta con Verdini. E poi, lo sai che nel PD hanno 103 indagati, avresti voluto una Costituzione modificata da truffatori disonesti?”

IO: “Ah, di questo non so niente. Ma sui contenuti della riforma, che mi dici?”

LUI: “Non li condivido, perché sono contrari alla mia tradizione politica.”

IO: “La tua tradizione politica, mi dici? Ma se il segretario del tuo partito [il cui nome qui ometto] avesse sostenuto la riforma, come ti saresti comportato?”

LUI: “Marco, tu sai perfettamente che non lo avrebbe mai fatto: non pormi questioni insensate.”

IO: “Certo, lo so bene. Ma, sai, a me piace fare di queste ipotesi. Supponiamo solo per un istante che il tuo leader politico di riferimento sostenesse la riforma. Che avresti fatto?”

LUI: “Beh, allora sarei stato per il Sì.”

IO: “Perdonami ancora, ma allora mi sfugge qualcosa. Quella era o no una buona riforma?”

LUI: “Insomma, ci vuole un po’ di coerenza!”

IO: “Eh, direi anch’io…”

LUI: “Chiaramente, se il partito ti dice di votare una cosa, tu voti quella. Punto.”

Insomma, è così: la riforma, quel mio buon amico, non l’aveva letta; a quelle poche decine di pagine aveva preferito le interminabili e ideologicamente caratterizzate letture della stampa di partito. Che paradosso: tutti dicono che ci si deve liberare della “partitocrazia” e poi, quando avrebbero l’occasione di ragionare autonomamente sul proprio futuro a lungo termine, votano secondo le istruzioni del partito, del blog, della ditta.

E la nostra nobile Costituzione interessava a qualcuno? qualcuno si è degnato di studiare la riforma? qualcuno ha votato secondo coscienza? O, nel segreto del seggio, dalla matita scaturiscono solo le passioni più distruttive e i populismi più beceri e non la ragionevolezza? Io non voglio credere che i “Sì” fossero per la maggioranza di governo e i “No” per l’opposizione, ma non vedo altre interpretazioni plausibili…