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UNA VISITA FERRARESE

Di Leonardo Carniato – IIC Classico

Il giorno 22 dicembre le classi IIA e IIC del liceo “R. Franchetti” si sono recate a Ferrara per visitare alcuni siti di interesse culturale, quali il Museo della Cattedrale, il Palazzo Schifanoia,  la Palazzina di Marfisa d’Este e la mostra “Orlando furioso 500 anni”. L’uscita è stata concepita come “visita attiva”, in tal senso alcuni studenti delle rispettive classi si sono occupati di fare da “guide turistiche” agli altri compagni presso i poli museali.

Giunti verso le nove del mattino in una Ferrara natalizia, accompagnati dai proff. L. De Michieli, R. Trimboli e U. Daniele, ci siamo diretti subito a visitare il Museo della Cattedrale. Il Museo della Cattedrale, gestito dal Capitolo della Cattedrale e dal Comune di Ferrara, è stato istituito nel 1929 e trasferito nel 2000 nell’ex chiesa di San Romano, l’attuale sede espositiva.  Le collezioni del Museo della Cattedrale si compongono di opere di proprietà ecclesiastica e comunale, che spaziano dall’Alto Medioevo all’Ottocento. In particolare, il percorso espositivo offre la possibilità di accostarsi ad alcune preziose testimonianze dei fasti della Ferrara rinascimentale, la maggior parte delle quali provenienti dalla Cattedrale dedicata a San Giorgio Martire. Nella ricca e variegata raccolta di sculture spiccano le straordinarie formelle del Maestro del Mesi (1225-1230 ca.), la maestosa Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia (1403-1406) e le eleganti opere quattrocentesche di Filippo Solari, Andrea da Carona e Bernardo Rossellino. Sono da ricordare anche i grandiosi arazzi con le Storie dei santi Giorgio e Maurelio intessuti tra il 1551-1553 da Johannes Karcher su disegno di Garofalo e Camillo Filippi. Il capolavoro del Museo è rappresentato dalle monumentali ante d’organo raffiguranti San Giorgio e il drago e l’Annunciazione di Cosmè Tura, fra le vette più alte raggiunte dall’arte italiana del Quattrocento.

Dopo una breve “pausa caffè” tra i mercatini natalizi, siamo giunti al Palazzo Schifanoia. Il palazzo è stato costruito nel 1385 per Alberto V d’Este ed il nome scelto (letteralmente: schifare la noia) intendeva sottolineare la sua funzione presso la corte estense, cioè di edificio destinato al riposo ed allo svago.  Borso d’Este successivamente lo fece ampliare e nel 1452, quando quest’ultimo ricevette il titolo di duca per i feudi imperiali di Modena e Reggio Emilia dall’imperatore Federico III, commissionò nel palazzo il ciclo di affreschi, in parte visibili tutt’ora, che avevano lo scopo di celebrare il buon governo e la grandezza del duca. Il Salone dei Mesi del palazzo, decorato dai migliori pittori dell’officina ferrarese attivi intorno al 1470, costituisce, per la qualità artistica e per i tanti rimandi alla cultura neoplatonica e astrologica del tempo, uno degli esempi più alti raggiunti dall’arte rinascimentale profana nelle corti italiane del XV secolo. Il salone è lungo 24 metri e il ciclo si avviava sulla parete sud, leggendosi da destra a sinistra, con i primi due mesi e una scena di Torneo. Seguiva poi con un impianto simmetricamente disposto nelle pareti est (tre mesi), nord (quattro mesi) e ovest (tre mesi). A ogni mese è dedicato uno dei settori delle pareti divisi da paraste, una sorta di colonne incassate, dipinte. Ogni settore è a sua volta diviso in tre fasce orizzontali: due figurate di altezza maggiore in alto e in basso e uno centrale, più stretto, a sfondo sempre blu. La fascia centrale mostra il segno zodiacale del mese, quella superiore mostra il trionfo della divinità protettrice del mese attorniata da vari “figli” con numerosi riferimenti neoplatonici che richiamano la complessa cultura astrologica e la passione per le allegorie derivate da rivisitazioni mitologiche romane. La fascia inferiore infine è decorata da scene della vita e del governo di Borso d’Este. La successiva sala degli Stucchi o delle Virtù mostra un soffitto a cassettoni e un fregio realizzato dallo scultore Domenico di Paris e dipinto da Buongiovanni da Geminiano attorno al 1467.

Ultima tappa prima della pausa pranzo è stata la Palazzina di Marfisa d’Este. Costruita a partire dal 1559, era di proprietà di Francesco d’Este e passò poi in eredità alla figlia Marfisa, che vi abitò fino alla morte. L’interno è decorato da affreschi sui soffitti, in parte rifatti nel restauro del XX secolo, ed appartengono alla bottega del Filippi. Il mobilio risale al XVI e XVII secolo ed è in parte ferrarese. Attraverso ciò che resta del grande giardino, si raggiunge la loggia affrescata a finto pergolato, anticamente usata come sede di concerti e piccoli spettacoli.

Particolare attenzione è stata dedicata, dopo pranzo, alla mostra “Orlando furioso 500 anni” presso Palazzo Diamanti. Questa mostra è dedicata a Ludovico Ariosto in onore della ricorrenza dei 500 anni della  pubblicazione a Ferrara della prima edizione dell’Orlando Furioso risalente al 1516. Per i dettagli sulla mostra rinvio all’articolo “FILOLOGISMO O FILOLOGIA? DILEMMI ARIOSTESCHI IN TEMPO DI ANNIVERSARI” di Susanna Scagliotti raggiungibile a questo link: http://istitutobrunofranchetti.edu.it/giornalino/archives/6803

Questa uscita ha permesso di immergerci nel clima estense per eccellenza, toccare aspetti d’arte, di storia, di letteratura italiana, di filosofia e perfino di astrologia. Un’uscita sicuramente da riproporre!