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ATTORNO A KLIMT – GIUDITTA, EROISMO E SEDUZIONE

Di Leonardo Carniato – IIC Classico

Il 14 dicembre 2016 si è aperta, al Centro Culturale Candiani di Mestre, l’esposizione “Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione”, che resterà aperta fino al 5 marzo 2017.

La mostra è incentrata attorno ad un mito biblico molto affascinante, quello di Giuditta,  presente all’interno dell’omonimo libro della Bibbia cristiana:

Durante il regno di Nabucodonosor, il re affidò al suo generale Oloferne la campagna d’occidente, durante la quale il generale incontrò il popolo d’Israele (invincibile a meno che non avesse peccato contro il proprio Dio) e successivamente si preparò col suo popolo alla guerra contro l’Assiria. Assediati, ridotti allo stremo delle forze e senza armi, gli Israeliti pensarono di arrendersi, ma Ozia, il loro capo, li convinse a resistere ancora cinque giorni. Alla notizia dell’intenzione di arrendersi, Giuditta, giovane e bella vedova, convocò gli anziani, ne ottenne la fiducia e si presentò ad Oloferne ricca di doni, con lo scopo di far credere di tradire il suo popolo. Condotta dal generale, venne accolta festosamente e disse di poter rivelare i peccati del suo popolo affinché divenisse vincibile. Oloferne accettò, e dopo qualche giorno la invitò al suo banchetto; completamente ubriaco, Oloferne venne decapitato da Giuditta, che dal gesto ottenne grandi onori e ingenti ricchezze.

“Fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: «Signore, Dio d’ogni potenza, guarda propizio in quest’ora all’opera delle mie mani per l’esaltazione di Gerusalemme. È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi». Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento». E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa”. (Giuditta 13, 4-8)

Gustav Klimt, Giuditta II (Salomè), 1909. Olio su tela, 178×46 cm. Galleria internazionale d’Arte (Ca’ Pesaro), Venezia.

Il fulcro dell’esposizione, costituita da più di ottanta opere provenienti dalla collezione dei Musei Civici di Venezia, dal Mart, museo d’arte moderna di Trento e Rovereto, e da collezioni private, è rappresentato dal dipinto Giuditta II (Salomè) di Gustav Klimt, normalmente ubicato presso Ca’ Pesaro a Venezia. L’opera, realizzata dal grande artista viennese nel 1909, è stata esposta nel 1910 alla Biennale Internazionale d’Arte e può essere considerata come “un’opera che letteralmente ‘ammalia’ per la sua carica sensuale e per le sue evocative reminiscenze bizantine”.

Giuditta – scrive Gabriella Belli in catalogo – risalirà i secoli fino all’età di Klimt, via via spogliandosi nella letteratura, nella poesia e nell’arte della sua castità, della sua virtù e di quella fortitudine che l’aveva sorretta nella prova del suo estremo gesto di eroismo, in un’inversione negativa del mito che sarà appunto cantato da Klimt nel magnifico dipinto del 1909. Quella che il maestro viennese ci mostra non è più un’eroina della storia, non è una salvatrice, non è casta, piuttosto è una donna che ha scoperto la propria sessualità, che rifiuta la propria marginalità sociale, che ha disceso il buio dell’inconscio scoprendo le proprie più intime pulsioni, anche quelle legate al desiderio di dare morte.”

Un dipinto dirompente e spiazzante per il pubblico e per la critica del tempo: Klimt usava il mito in chiave contemporanea, mescolando elementi della più antica tradizione figurativa con una nuova drammaturgia, destinata a rappresentare le pulsioni dell’inconscio.

L’arte di Gustavo Klimt – aggiunge Gino Damerini – non apprezzata oggi, avrà dall’avvenire una sicura rivincita. […] L’arte di Klimt è incantatrice”.

Giuditta II, dunque, era il timore e la paura più grande degli uomini a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Una sala della mostra presso il Centro Culturale Candiani.

Indagando il mito di Giuditta e Oloferne e le svariate suggestioni attraverso i secoli, sono poste nel percorso bibbie, raffinati oggetti d’arte francese e veneziana con la raffigurazione dell’eroina giudea, incisioni settecentesche olandesi e italiane, dipinti di varie epoche, tra cui due Amigoni, e un Felice Carena, fino alla ricercata teatralità o all’ironia contemporanea con i lavori di Rocco Normanno, Giuseppe Zanoni e Sarah Lucas.

Tale mostra affronta temi maestosi, come il rapporto tra uomo e donna e tra Eros e Thanatos, ma anche gli stereotipi femminili e il difficile cammino verso l’emancipazione, prendendo spunto anche da altre figure mitologiche e icone femminili, quali Leda e il Cigno, Vanitas, Salomè, Danae, le Sfingi

Infine, il passaggio da femme fatale a demone del ‘900 sarà evidente anche in cinematografia, come è possibile vedere nel filmato “Giuditta: metamorfosi sullo schermo”, realizzato dall’Università degli Studi di Padova, in cui sono proiettate le più celebri “Dive” passate sul grande schermo nel primo ventennio dello scorso secolo.

Per maggiori informazioni si rimanda al sito: http://www.visitmuve.it/it/corto-circuito-dialogo-tra-i-secoli/attorno-a-klimt-giuditta-eroismo-e-seduzione/la-mostra/

Corto Circuito. Dialogo tra i secoli

ATTORNO A KLIMT. GIUDITTA, EROISMO E SEDUZIONE.

Mestre, Centro Culturale Candiani

14 dicembre 2016 – 5 marzo 2017