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DONANDO IL MIDOLLO OSSEO, PUOI SALVARE UNA VITA!

Di Leonardo Carniato – IIC Classico

Sabato 11 marzo le classi seconde liceo del “Franchetti” sono state invitate ad assistere a una conferenza-testimonianza sulla donazione del midollo osseo, a cura dell’ADMO, Associazione Donatori Midollo Osseo.

I relatori, volontari, di cui una donatrice e due potenziali donatori, hanno esposto con chiarezza che cosa significhi donare il midollo osseo, che cosa comporti, e quali rischi si possono correre.

Di fondamentale importanza è stata inoltre la signora Giovanna Casarin, testimone che, con molta allegria e ironia, ha raccontato le svariate fasi della sua malattia, dalla scoperta, a quando è stata dimessa dall’ospedale, e infine, purtroppo, quando è stata colpita da un ictus che la vede ora in sedia a rotelle.

Molte persone non vogliono donare il midollo osseo perché convinti che il prelievo di tale sostanza avvenga dalla colonna vertebrale, e che quindi questo possa in qualche modo compromettere le funzioni neurologiche. Questo timore viene subito smentito da alcuni punti fondamentali, in primis che il midollo osseo è tutt’altra cosa rispetto al midollo spinale: il midollo spinale si trova all’interno della colonna vertebrale, mentre il midollo osseo è ubicato nello spazio cavo dentro le ossa del nostro corpo umano; a differenza del midollo spinale – che è costituito da un insieme di nervi o fasci nervosi -, il midollo osseo è un tessuto che contiene le cosiddette CSE, ossia le cellule staminali Emopoietiche, cellule che servono a produrre le piastrine, i globuli rossi e i globuli bianchi del  sangue.

Il midollo osseo, infine, essendo costituito dalle CSE, si occupa di produrre le cellule del sangue, mentre il midollo spinale ha la funzione di condurre i segnali nervosi.

Come si diventa possibile donatore? Prima di tutto, l’aspirante donatore deve telefonare alla sede ADMO locale per fissare un appuntamento con un medico dell’U.O.C. Immunotrasfusionale; viene quindi prelevato un campione di sangue che si analizza geneticamente per la tipizzazione HLA e le caratteristiche del donatore vengono inserite nella banca dati nazionale. A questo punto il possibile donatore può vivere tranquillamente, senza alcun tipo di restrizione.

Chi sono i pazienti che necessitano del midollo osseo? Sono tutti quei pazienti affetti da malattie curabili per mezzo di un trapianto di midollo osseo: le leucemie e altre neoplasie del sangue, disordini congeniti, immunodeficienze, talassemia e alcune forme di tumori.  A un paziente affetto da una di queste malattie viene prelevato un campione di sangue per essere anch’esso analizzato geneticamente per la tipizzazione HLA e inserito nella banca dati nazionale.

Se si riscontra una compatibilità donatore – paziente (data dalla soddisfazione di tutte le caratteristiche di compatibilità di base), il centro trasfusionale locale chiama il possibile donatore; se il possibile donatore accetta, vengono fatte delle analisi più approfondite, e se il donatore è completamente compatibile con il paziente, si procede con il prelievo, ovviamente del tutto volontario.

Come si preleva il midollo osseo? Ci sono due modalità:

  • La prima consiste nel prelievo dalle Creste Iliache posteriori (cioè le ossa piatte del bacino) di uno o due depositi del proprio sangue midollare da reinfondere durante il prelievo; il ricovero è di un solo giorno; l’anestesia è generale; la procedura dura circa 45 minuti.
  • La seconda invece consiste nel prelievo del sangue periferico (previa stimolazione con fattori di crescita) mediante aferesi, ovverosia il sangue viene prelevato da un braccio, viene poi fatto passare per un separatore cellulare che trattiene e separa le cellule staminali emopoietiche, e infine viene reinfuso nell’altro braccio del donatore.

La prima modalità comporta prevalentemente dolori lievi alla zona del prelievo e prevede un periodo di riposo precauzionale di tre o quattro giorni, mentre la seconda modalità comporta spossatezza e possibili febbricole derivanti dai farmaci stimolatori, e si effettuano degli esami di controllo nei giorni successivi senza necessitare la degenza.

Nei 20 giorni successivi le cellule staminali donate si rigenerano all’interno del corpo autonomamente, e poiché l’intervento non avviene tramite bisturi o altri strumenti da taglio, non rimangono neppure cicatrici o tracce evidenti.

Che cosa viene fatto al paziente? Al paziente affetto dalle suddette malattie vengono fatti dei trattamenti radioterapici o chemioterapici, che sono trattamenti in grado di “distruggere” le cellule del midollo osseo malato per rendere possibile l’intervento di quelle del donatore; poi avviene il trapianto vero e proprio delle cellule donate e infine il paziente, dopo un lungo periodo di ricovero ospedaliero, è in grado di “vivere una nuova vita”.

Qual è la compatibilità tra il paziente e il donatore? La compatibilità si verifica una volta su quattro in ambito familiare (solitamente tra fratelli e sorelle), mentre tra soggetti non consanguinei è una su 100.000.

È inoltre importante precisare che il paziente e il suo donatore non potranno mai conoscersi l’un l’altro, ma eventualmente scambiarsi una lettera tramite i medici.

Quindi, donando il midollo osseo, puoi salvare una vita!