IMMIGRAZIONE: UN TEMA INFUOCATO

Margherita Parisi/ Febbraio 3, 2019/ Campo lungo, Il nostro angolo, Intercultura, Proposte Culturali dal territorio/ 0 comments

Desidererei puntualizzare che queste sono soltanto le mie opinioni, non destinate ad offendere o denigrare altre opinioni e tesi. Su queste premesse credo sia il momento di cominciare.

Questa settimana è stato chiuso il “Cara”, il centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto: lì vivevano uomini, donne bambini; ma ora quel centro è stato sgomberato e  alcuni degli ospiti sono in strada senza una casa; altri sono stati caricati su camion, senza sapere dove andranno. Tutto questo mi lascia pensare che, forse, quei buontemponi dei Greci avevano ragione: la storia è un susseguirsi continuo di eventi e di fatti che si ripetono circolarmente.

In passato, questa immigrazione e questa emarginazione è toccata agli italiani che, in una relazione del 1912 degli Stati Uniti d’America sull’immigrazione, venivano classificati come “puzzolenti violenti e dediti furto, tardi di comprendonio e ignoranti”. Ora tocca agli immigrati, a coloro che fuggono dalla guerra, dalla povertà, dalle discriminazioni. C’è chi viene qui perché non ha più nulla nel suo paese. Pensateci: una frase come “non ti vogliamo, prima gli italiani”  non è  poi diversa da “non ti vogliamo, prima la razza ariana”.

Credo che il ricordare, ma senza capire, quello che ci ha insegnato il passato, che invece ci insegna a tendere la mano, ad aiutare le persone, per poi indirizzarle verso i  vari paesi dell’UE (Unione che dovrebbe avere un ruolo fondamentale nell’aiutare l’Italia per l’emergenza migrazione, non solo economicamente, altrimenti saremmo rimasti alla CEE), sia il più orribile degli errori. L’ Europa ora è come un unico grande popolo che deve cooperare per il bene comune, per risolvere questo grande problema: per combattere non gli immigrati, ma l’immigrazione; perché, a causa di chi specula sulla pelle di questa povera gente, le condizioni di questi viaggi della speranza diventano talmente feroci, disumane e pericolose che non raramente si concludono con la morte. Di cui a volte veniamo a conoscenza, e molto spesso no.

Credo sia vergognoso, in un paese sviluppato come l’Italia, che ci sia ancorano persone sugli autobus che massacrano di botte un ragazzo di colore in quanto tale, o che lo insultano; oppure che una nave venga lasciata per giorni sul mare, conducendo un gioco con altri paesi d’Europa per chi riesce a cacciare la nave nel porto più lontano, senza ricordare che a bordo di quell’imbarcazione ci sono delle vite, vite umane. Si può prendere come esempio il caso della SeaWatch che ci ha portato ad abbandonare per giorni e giorni in mare bambini, uomini e donne per affermare un ideale politico.

L’immigrazione è forse diventata, infatti, solamente una questione politica; le persone, le loro storie, le loro vicende sono ridotte a puro sfondo. I loro nomi, le loro età neppure vengono citati.

Credo sia sbagliato “fare di tutta l’erba un fascio”, dire che tutti gli immigrati sono brutti e cattivi. Sostengo che, forse, la mentalità dal 1912 a oggi, dopo più di 100 anni, debba essere cambiata, e che oramai sia stupido credere ancora che respingendo i migranti loro smetteranno di fuggire.

Ancora non abbiamo capito che le persone vanno accolte in quanto tali, senza discriminazioni? Non abbiamo imparato che dovremmo conoscere prima di sentenziare? Se davvero dopo così tanto tempo nulla è mutato, forse, allora, dobbiamo essere noi, la nuova generazione, a cambiare le cose, a far sparire queste oscenità, ad imparare a tendere la mano.

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