L’ARTE DI DISTRUGGERE GLI ALTRI

Margherita Parisi/ Marzo 11, 2019/ Accade da noi, Agorà, Il nostro angolo/ 0 comments

Voglio cominciare con il dire che questo articolo sarà un po’ forte: tratterà un tema che, per quanto tenterò di addolcire con il miele delle Muse, la parola, sarà duro.

Ogni giorno, purtroppo, se facciamo una ricerca su internet ci troviamo davanti ad almeno un articolo che parla di bullismo. Si tratta di un fenomeno dilagante nelle scuole dove, ormai quotidianamente, alcuni ragazzi usano violenza sui loro coetanei. Le vittime del bullismo sono scelte per i motivi più disparati: troppo studiosi, troppo grassi, con gli occhiali, con l’apparecchio e chi più ne ha più ne metta.
Non c’è un modus operandi dei bulli, ma solo la voglia di prevaricazione per affermare la propria forza, che si traduce nell’umiliazione del prossimo.
Gli atti di bullismo sono molto diversi fra loro, a volte si tratta di violenza fisica, altre volte la pressione è psicologica, ma il risultato è sempre lo stesso: la vittima si sente sola e isolata, e pensa di non avere né amici né vie di fuga dalla propria condizione.

Ma adesso che li abbiamo citati, chi sono i bulli? Spesso altro non sono che ragazzi isolati ed emarginati che, invece di cercare di stringere rapporti normali con i propri compagni di classe, cercano di affermare la propria identità tramite atti di violenza allo stato puro contro coloro che vengono considerati più deboli. I bulli sono coloro che ridono dei sentimenti altrui con la facilità con la quale si beve un caffè, sono quelli che giudicano senza conoscere. Molti atti di violenza sono di una cattiveria tale da far venire i brividi solo ad immaginarli, figuriamoci a subirli.

Il bullismo però negli ultimi anni, con l’avvento dei social network ha assunto anche una nuova forma, diciamo che in qualche modo si è evoluto e si è trasformato in cyberbullismo. Questa forma di prepotenza è ancora più complicata da debellare non solo perché il bullo può crearsi un’identità segreta, ma anche perché è molto facile colpire più lontano, grazie alle risorse informatiche.

Del bullismo si potrebbero scrivere un migliaio di libri, e per questo oggi abbiamo interi trattati, articoli di giornale e libri che riguardano l’argomento. Tuttavia, sono ancora tanti i ragazzi vittime di questo orrore. Alla base del bullismo, volendo guardare questo fenomeno nel modo più oggettivo possibile, vi è un problema di inclusione sociale: è evidente che, a ben guardare, bulli e “bullizzati” si trovano dalla stessa parte, sono infatti impauriti, soli, tristi quanto le loro stesse vittime.

Servirebbe, ora, che ogni studente capisse che fare parte di un gruppo è un onore ma anche un onere, che le classi sono come una grande orchestra e che non si deve certo additare qualcuno perché suona in modo diverso dal nostro; anzi bisogna suonare insieme a lui.

Ora per finire questo articolo mi rivolgo a te direttamente, bullo: ti invito a conoscere prima di giudicare, a metterti nei panni delle tue vittime. A chiederti come quella persona si possa sentire perché probabilmente non conosci la realtà del suo isolamento.

Penso che la solitudine sia non avere nessuno con cui parlare della solitudine. Che la vergogna sia sentire ogni occhiata di giudizio come una stilettata sulla pelle. Che la tristezza sia avere una mente che perde, che piange, e sentire ogni goccia di quel pianto che batte inesorabilmente sul cuore.

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