Il nostro angolo

Autogestione… parliamone

  1. Venerdì 22 Marzo, nella nostra scuola, è nata la prima autogestione di quest’anno. Nella mia testa nasce spontanea una domanda: cos’è, davvero, l’autogestione? L’autogestione, si legge nel vocabolario, è , in generale, un sistema di gestione autonoma e partecipata. Quella scolastica, in particolare, è una attività, talvolta una forma di protesta, in cui gli studenti, in una breve sequenza dell’anno scolastico, non seguono le lezioni curricolari ed organizzano attività didattiche alternative o integrative, nelle modalità o nei contenuti: nel nostro caso dibattito sulla attualità, corsi e laboratori di fotografia, disegno, teatro, stampa 3D, poesia e vari cineforum. Gli studenti che hanno partecipato il 22 marzo   affermano che questa autogestione è stata noiosa, povera di attività dinamiche;  c’è, comunque, una parte di persone che sostiene di essersi divertita, ma anche che  deve ammettere che è stata poco organizzata. Altra “mancanza” è quella dei tornei (dei quali si è parlato ad oltranza e sui quali, quindi, non mi soffermerò). Una  lamentela, la più interessante, a mio parere, riguarda il comportamento degli studenti di  oggi: di fatto, a dire di alcuni, lo spirito dei ragazzi è spento, sfiorito. Al di là  di  casi eccezionali, gli studenti di oggi non sentono più la forza del sessantotto, di quegli anni che hanno portato a tante conquiste (compresa l’autogestione). Io penso, però,  che ci sia del positivo, non approfondito, nella nostra autogestione.  Secondo me lo spirito sessantottino degli studenti, di noi studenti, è ancora lì, nel lago del nostro cuore, che aspetta solo di essere svegliato. Voglio precisare che, quando parlo di sessantotto, intendo solo ciò che di buono ha portato ed avuto : conquiste di vari diritti, ma, soprattutto, un grande spirito di appartenenza. Lo spirito di appartenenza è quel tassello che manca alla nostra autogestione, intendo: fare proposte, avviare progetti, esserne parte attiva.Perché è questo soltanto che è mancato, un solo , fondamentale fattore: gli studenti. Per esempio, al dibattito, i primi 10 minuti sono stati di puro imbarazzo, poiché ci si è trovarsi di fronte ad una platea muta, un insieme di studenti attoniti, noncuranti di ciò che stava accadendo attorno a loro, che hanno avuto bisogno di stimoli per “attivarsi”. E’ proprio questo quello di cui hanno bisogno i ragazzi oggi, stimoli: sia interni, attivando una coscienza, che dall’esterno, sentondosi parte di un unico corpo. Devono far sentire le proprie idee senza paura, perché dicendo ciò che si pensa non si sbaglia quasi mai, se si trovano le parole giuste. Noi ragazzi oggi siamo come un dolce fiore: abbiamo bisogno solo di un po’ d’acqua per ricrescere, rifiorire, ritrovare i colori. Quell’acqua sono i nostri stessi pensieri che ogni giorno ci attraversano e che buttiamo via subito, quelle idee un po’ insolite, diverse, che, a volte,  riteniamo sbagliate. Noi possiamo tornare a quei tempi, a quei colori, quando gli studenti erano felici di andare a scuola  e, essendone parte attiva, di cambiarla;   se non ci impegnano a cambiare le cose in prima persona, infatti, non possiamo lamentarci e basta, aspettando che un giorno  qualcuno risolva tutto. Quest’ autogestione poteva andare meglio. La conditio sine qua non della prossima autogestione, imparando dagli errori, sarebbe in primo luogo una maggior partecipazione, intesa anche come presentare proposte e, una volta scelta un’attività, parteciparvi e non restare ammutoliti, e parteciparvi davvero; dovremo pensare anche ad una organizzazione migliore, fornendo,  in particolare, indicazioni precise sulla dislocazione dei diversi corsi. Sembra poco su cui migliorare, ma l’apparenza nella vita inganna, sappiate solo che possiamo farcela, possiamo migliorare, perché, uniti, gli studenti hanno sempre fatto molto, sentendosi parte di un’unica grande orchestra: ogni persona suona il proprio strumento, ogni persona può migliorare l’altra, ogni persona suona stupendamente da sola, ma nulla equipara la bellezza di un’orchestra. Insieme possiamo.