Campo lungo

LA FRAGILITÀ: ELEMENTO DI FORZA AUTENTICA NELLA CONDIZIONE UMANA

di Daniele Salin (5H-Scientifico)

Chi è fragile, è davvero più debole?

Con l’aggettivo “fragile” (dal latino frangere, rompere, spezzare) si intende una condizione caratteristica di qualcosa che si rompe, si spezza facilmente, o, riferita all’essere umano, una persona dalla personalità debole, di gracile salute o che cede facilmente alle tentazioni.
Ma fragilità è davvero sinonimo di debolezza? La citazione di Vittorino Andreoli nel suo libro “L’uomo di vetro. La forza della fragilità” afferma il contrario.

La fragilità può essere un punto di forza? “La fragilità è all’origine della comprensione dei bisogni” afferma Andreoli, in quanto è solo attraverso la fragilità che l’uomo scopre i propri punti deboli, riuscendo e dunque ad affrontarli, autonomamente o con l’aiuto di altre persone, facendosi “aiutare ad essere aiutato”; è proprio questo il nodo fondamentale della psicanalisi di Freud.

Vivere la propria fragilità non è necessariamente qualcosa di cui vergognarci, ma, se vissuta maniera consapevole, ci porta a basare la nostra persona e il nostro modo di essere sulla “forza reale” o, per meglio dire, sulla forza d’animo di cui realmente disponiamo, per natura o per carattere, e che dunque siamo in grado di gestire.

Al contrario, se nascondiamo le nostre fragilità come qualcosa di cui vergognarci, con ogni probabilità di fronte agli altri ci porremo in maniera prepotente, accecati dal nostro voler apparire “migliori” o, per usare le parole di Andreoli, con la “voglia di potere”, dimenticandoci cosa significa rispetto per gli altri e umiltà.

Si può parlare di “solidarietà della fragilità”: Scrive Andreoli: “La tua fragilità dà forza a quella di un altro e ricade su di te promuovendo salute sociale che vuol dire serenità”. La consapevolezza che ogni essere umano, inevitabilmente, alle proprie fragilità, aiuta gli uomini ad essere solidali l’uno con l’altro e a vivere serenamente; quello che possiamo definire “solidarietà della fragilità”. Questo in una società che si fonda sul rispetto per gli altri e sull’uguaglianza.

Essere consapevoli delle potenzialità della fragilità può aiutare a giungere al successo: basti pensare a quante persone famose hanno raggiunto i loro migliori obiettivi, appunto partendo dai propri punti deboli. Un esempio sono i maggiori artisti autori letterari, come Leopardi e Pascoli che, partendo da una condizione di vita sofferente, hanno utilizzato la poesia per esternare sentimenti e opinioni personali e produrre dei capolavori. O chi, come Michael Jordan, semplicemente partendo dai propri errori e punti deboli, fermandosi ad allenarsi un’ora in più rispetto ai compagni di squadra, è riuscito a trovare la forza di correggerli e di diventare, di conseguenza, il campione che noi tutti oggi conosciamo.
Persino la religione, che nel corso della storia è stata diverse volte è considerata una debolezza del genere umano (come scrivevano Seneca o Marx), tuttavia ancor oggi è professata da un numero considerevole di persone, che si affidano alla fede, per affrontare la vita e tutto ciò che ne concerne serenamente.

Il progresso scientifico e le nuove teorie sono puntualmente frutto della ricerca delle fragilità di quelle precedenti, prima che dell’intuizione degli studiosi e degli scienziati. Se tutta la conoscenza non presentasse “fragilità” o punti di incertezza, ad oggi conosceremo ogni cosa.
Pure la storia è il testimone del fatto che le guerre, causate da delle debolezze oltre ad esserlo esse stesse, hanno portato considerevoli cambiamenti nella società e il modo di pensare.

Spesso, una fragilità come la malattia si considera essere fonte di altra fragilità. Esistono, tuttavia, numerosi malati che, aiutati da associazioni, da amici, familiari o, semplicemente, da persone nella stessa condizione, riescono a reagire in maniera positiva e a prendere serenamente la malattia (ecco un chiaro esempio di “solidarietà della fragilità”). Talvolta, le persone malate riescono a vivere più felici di quelle che, pur essendo sane, non riescono a cogliere gli aspetti positivi della propria vita.

A volte la fragilità genera altra fragilità: non sempre, infatti, le persone sanno trarre forza della propria fragilità: è il caso di chi si rassegna alle debolezze o non è in grado di affrontarle. Questo non genera altro se non ulteriore fragilità, chi può venir repressa, o manifestarsi nel modo sbagliato, con l’ignoranza, l’inconsapevolezza e cedere facilmente ai vizi, alle tentazioni o alla depressione.

Chi, invece, approfitta della fragilità altrui per trarne apparente vantaggio, non solo dimostrare di essere esso stesso fragile, ma di disprezzare gli altri, poiché non ha compreso che attraverso la sensibilità verso gli altri e rispetto per il prossimo che l’umanità trova la pace e può progredire.

La fragilità è il fondamento della saggezza umana, perché rende l’uomo “capace di riconoscere che la ricchezza del singolo e l’altro da sé” e cioè che l’uomo è prima di tutto fragilità: tutti i punti di forza dell’uomo sono in realtà frutto della volontà di superare fragilità; ciò che conta non è in quali ci imbattiamo, ma come le viviamo. Maturo è chi è consapevole di questo, saggio chi riconosce che l’uomo non è solo anzi” da soli non si è nemmeno uomini”.

È uomo chi sa che non è il solo ad affrontare le difficoltà, e perciò non ho paura; è un uomo chi sa vedere se stesso negli altri, riconoscendo la propria forza, ma anche la propria fragilità.

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