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Che Giornata! La ‘Giornata Internazionale delle Lingue europee’

Bandiere gialle-blu sulla cancellata del Franchetti

In nome dell'UE, cartelli gialli e blu
Diversità è ricchezza

La Giornata Internazionale delle Lingue Europee al “Bruno-Franchetti”,

a mo’ di intervista

GIOVANNI, SOFIA, JASMINE 4B Linguistico

  1. Cos’è la Giornata Internazionale delle Lingue Europee e quando si celebra?

La prima Giornata Internazionale delle Lingue Europee, organizzata nel 2001 dal Consiglio d’Europa e dall’Unione Europea, coinvolse attivamente milioni di persone nei 45 stati che allora vi presero parte. Da allora viene celebrata il 26 settembre di ogni anno, e vuole incoraggiare gli 800 milioni di persone appartenenti ai 47 stati membri ad imparare più lingue, durante tutto l’arco di vita, anche al di fuori della scuola.

  1. Quali obiettivi si prefigge?

Oltre a favorire l’apprendimento delle varie lingue esistenti al mondo, si pone l’obiettivo di incrementare il plurilinguismo e la comprensione interculturale, e di promuovere e preservare le diversità linguistiche e culturali dell’Europa. E’ stato realizzato anche un sito ufficiale, http://edl.ecml.at/, tradotto in 37 lingue, all’interno del quale si possono trovare innumerevoli informazioni sulla giornata, giochi, svaghi linguistici, e concorsi video e foto.

  1. Cosa significa per voi promuovere le diversità linguistiche e culturali dell’Europa e cosa suggerite per preservarle e favorirle?

L’Europa come istituzione non può prescindere dalle diverse culture e lingue dei vari Stati e popoli che ne fanno parte. Progetti importanti come l’Erasmus permettono potenzialmente ad ogni giovane europeo di arricchire il proprio bagaglio linguistico e, conseguentemente, culturale, attraverso il contatto diretto con altri Paesi europei. Tuttavia, ci sono altre opportunità: ad esempio, le giornate dedicate a determinate realtà linguistiche meno pubblicizzate, sia a livello locale che internazionale, attraverso conferenze o corsi di lingua, che danno la possibilità di confrontarsi con realtà socioculturali diverse dalla propria, o l’organizzazione di scambi fra studenti di Paesi diversi in tutto il territorio europeo. Naturalmente, non è facile attuare e prendere parte a tutti questi progetti, ma già la conoscenza della lingua, della forma mentis e della cultura di “soltanto” due o tre Stati, continentali e non, è fondamentale per avere una visione più consapevole della nostra contemporaneità, e magari anche per riscoprire e valorizzare la propria lingua madre che, a sua volta, dovrebbe essere tutelata, oltreché preservata dall’uso e abuso di termini stranieri, soprattutto anglosassoni. Fondamentale, inoltre, sarebbe la conoscenza delle origini e della storia della lingua madre, per riuscire ad essere interlocutori credibili nei confronti di coloro che hanno l’intento di impararla,  per un dialogo volto all’arricchimento di entrambe le parti.

  1. Quest’anno, come avete deciso di celebrare la GILE nel vostro Liceo?

Innanzitutto, bisogna dire che questo è stato il primo di quella che speriamo essere una lunga serie. Come forma per dare visibilità all’evento, abbiamo scelto quella del flash mob nel cortile antistante la scuola, sulle note di una canzone spagnola molto famosa che ben si prestava a essere cantata da tutti, oltre a quelle della famosissima Imagine dei Beatles, il cui messaggio è evidente e noto a tutti: perché siamo davvero convinti che la conoscenza delle lingue straniere aiuti ad abbattere i confini e ad andare incontro a tutte le diversità, di qualsiasi tipo esse siano. Abbiamo poi riempito le cancellate con cartelloni gialli e azzurri (i colori della bandiera dell’UE), con il testo della poesia Mok di Ndjock Ngana, in tutte le lingue da noi studiate (inglese, francese, spagnolo, tedesco, cinese, giapponese e russo), comprese quelle classiche, a significare che è solo la stretta simbiosi fra passato e presente a rendere solido il nostro futuro.

  1. Infine: personalmente, perché avete scelto di optare per il Liceo linguistico?

Abbiamo scelto di studiare al Liceo linguistico proprio per non limitarci ad apprendere le lingue solo come strumenti utili per un futuro lavoro, ma per avere l’opportunità di approfondire la cultura e la civiltà di più paesi stranieri: storia e geografia, letteratura, filosofia, arte, musica, gastronomia, modi diversi di pensare e di esprimere lo stesso concetto, religione, ecc. Insomma, siamo spinti dalla curiosità verso uno studio che riteniamo innanzitutto umanamente interessante e formativo e solo in secondo luogo utile. Infine, last but not least, studiamo al linguistico per cercare di uscire da quella “prigione” cui ci costringerebbe il “conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà, l’avere una sola logica”, come afferma la poesia di Ngana, che è stata il Leit-motiv per la GILE del 26 settembre 2019 nel nostro Liceo.