Il nostro angolo

50 anni di Led Zeppelin

di Alessandro Caravello, I A classico

Era il 12 Gennaio 1969 quando l’album Led Zeppelin esplodeva a tutto volume dalle radio mondiali e oggi, a cinquant’anni dall’uscita, l’omonima band festeggia l’anniversario di tale successo che negli anni sarebbe solo che cresciuto. Jimmy Page alla chitarra, John Bohnam alle percussioni, John Paul Jones al basso e Robert Plant come cantante: quattro uomini destinati a formare una band leggendaria.

Led Zeppelin I ottenne un immediato successo grazie a canzoni come la travolgente Communication Breakdown, considerata da molti alla base del punk e del metal, o l’oscura Dazed and Confused, tanto che il settimanale americano Variety scriverà: “Led Zeppelin è una nuova band inglese, guidata da Jimmy Page, ex Yardbird, che con l’avvento del nuovo disco unisce in una eccellente armonia il rock ed il blues con elementi folk”. La fortuna della band era però solo agli inizi: nell’Ottobre dello stesso anno usciva Led Zeppelin II con la potente Whole Lotta Love assieme ad altri classici come Heartbreaker o Moby Dick. “Veloce, potente, fulminante” così viene descritto il nuovo album al quale seguì un immediato tour in Gran Bretagna che culminò col concerto alla Royal Albert Hall del 9 Gennaio 1970, che proiettò la band verso il teatro mondiale. I componenti del gruppo, tuttavia, volevano di più: il 5 Ottobre 1970, a quasi un anno dall’uscita del secondo album veniva rilasciato Led Zeppelin III facendo tuonare dagli amplificatori Immigrant Song. Registrato nel paesino gallese di Bron-Yr-Aur, l’influenza culturale della zona si fa sentire nell’album tanto che la maggior parte dei brani appartengono al Folk Rock, eppure non mancano pezzi blues, come Since I’ve Been Loving You.

Se i primi tre album avevano fatto conoscere la band al mondo, fu proprio Untitled, meglio conosciuto come Led Zeppelin IV, che le diede il successo indiscusso: un miscuglio di blues, folk e hard rock con canzoni come Black Dog, Rock and Roll, When the Levee Breaks e Going to California, tutte quante riunite sotto la torreggiante presenza del capolavoro Stairway to Heaven. Subito lodato dalla critica, venne definito come “una pietra miliare della musica”, vendendo 37 milioni di copie in tutto il mondo, diventando uno tra gli album più venduti e spodestando quindi dal suo predominio in vetta della classifica Abbey Road dei Beatles. Con l’album venne dunque intrapreso un tour transcontinentale, partendo dall’Inghilterra, passando per l’Europa e arrivando fino in Giappone, con concerti sensazionali come quelli di Osaka e quello di Tokyo, definiti da molti come l’apogeo musicale della band. Tornati nel continente americano, il gruppo iniziò una nuova serie di tour al termine dei quali venne rilasciato l’album Houses of the Holy contenete brani quali The Song Remains the Same, che da allora avrebbe aperto ogni concerto della band, la ballata The Rain Song e No Quarter, in cui viene messa a risalto l’abilità di Jones alla tastiera. La fama del gruppo era ormai tale che i concerti del 27, 28 e 29 Luglio al Madison Square Garden vennero registrati e pubblicati nel 1976 nel film-documentario “The Song Remains the Same”, finanziato dalla band stessa. L’anno successivo, sebbene non ebbe nessun tour, fu musicalmente produttivo, in quanto iniziarono le registrazioni del nuovo album e venne fondata dal gruppo la casa discografica Swan Song. L’anno seguente iniziò col botto: con l’uscita del sesto album Physical Graffiti il 24 Febbraio 1975 che scalò le classifiche mondiali, diventando il disco più venduto di quell’anno sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti. Canzoni al suo interno come Trampled Under Foot o In My Time of Dying divennero pilastri della discografia dei Led Zeppelin, anche se il successo più grande fu indubbiamente l’orientaleggiante Kashmir, il cui testo, sebbene il titolo alluda alla regione indiana, parla chiaramente del deserto sahariano, come d’altronde confermato dalla stessa band. La potenza e popolarità dell’album raggiunsero l’apice grazie ai cinque concerti ad Earl’s Court, in cui la band diede il meglio di sé, sera dopo sera.

I Led Zeppelin erano ormai la più grande band al mondo. E fu allora che avvenne la tragedia:la sera del 4 Agosto, Plant fu coinvolto in un incidente in automobile nell’isola di Rodi, in cui lui riportò una frattura del bacino mentre la moglie rimase gravemente ferita. A causa di ciò l’intero tour nord americano programmato per lo stesso anno venne cancellato e, mentre Plant era ancora in riabilitazione, iniziarono le registrazioni del nuovo album, Presence, che uscì il 31 Marzo 1976. Seguì un enorme tour nel continente nord americano in cui i Led Zeppelin tornarono con brani del nuovo disco, quali Nobody’s Fault but Mine o Achilles’ Last Stand. Sebbene tutti questi concerti ebbero vendite da record, da questo momento in poi le performance della band non furono sempre perfette, soprattutto a causa delle ormai radicate dipendenze di Bonham e di Page, rispettivamente dall’alcool e dall’eroina. Sebbene la band si fosse ormai ripresa del tutto dal periodo di ferma dopo l’incidente, la sfortuna, come per un segno del destino, non si fermò, tanto che il 26 Luglio venne annunciata pubblicamente la tragica di Karac Pendragon, il figlio di soli cinque anni di Plant. Tutti i concerti rimanenti del tour vennero cancellati. Dopo un lungo periodo in cui si pensò di sciogliere la band, i Led Zeppelin tornarono ancora, questa volta al Knebworth Festival del 4 e 11 Agosto 1979, per promuovere il nuovo album In Through the Out Door, che uscì il 16 Agosto. Dopo essere partiti per un tour in Europa, sembrava che la band stesse preparando qualcosa di nuovo, forse un altro album, quasi in risposta alla fulminante crescita esponenziale del punk e del metal, tuttavia il mattino del 25 Settembre 1980 il batterista John Bonham venne trovato morto a casa di Page. Causa della morte: asfissia causata da vomito in seguito ad aver bevuto un equivalente  di 40 dosi di vodka. La band, subito dopo aver rilasciato un album postumo, Coda, si sciolse. Seguirono dunque poche reunions, la più infame delle quali fu quella del 1985 al Live Aid, la cui performance lasciò a desiderare sia la critica che la stessa band. Nel 2007 però, all’inaugurazione dell’O2 Arena di Londra, la band si riunì, sotto la guida del figlio di Bonham, Jason, alle percussioni, stabilendo un Guinness dei primati per la più alta richiesta di biglietti per un solo show, arrivando all’enorme cifra di 20 milioni.

Ma esattamente a cosa serve ricordare un anniversario di una band ormai “morta”?

Basti pensare alla loro grande eredità musicale, tale da ispirare band leggendarie come i Queen, gli ACDC, i Nirvana, arrivando a cantanti moderni come Lady Gaga, Madonna e Shakira. È incontestabile che i Led Zeppelin siano stati tra i pionieri dell’Hard Rock negli anni 70 e gettarono le basi di nuovi generi come il metal o il punk. Secondo John Kalonder, direttore della casa discografica Geffen Records, i Led Zeppelin furono la band più influente della storia, superando quindi i Beatles, in quanto furono i primi che parteciparono a concerti colossali nelle arene o negli stadi e segnarono completamente la musica degli anni ’70. Senza pensare al fatto che Robert Plant, considerato dalla rivista Rolling Stones uno tra i più bravi cantanti della storia, influenzò centinaia di cantanti come Freddie Mercury o Axl Roses, mentre il chitarrista Jimmy Page, ritenuto uno tra i tre più grandi chitarristi, secondo solo a Jimi Hendrix e Eric Clapton, fu sempre un musicista all’avanguardia, sperimentando suoni innovativi e dimostrando di essere un compositore superbo. Lo stesso si può dire degli altri due membri della band, Bonham e Jones, che con la potenza nelle percussioni dell’uno e la complessità e diversità musicale dell’altro, diventarono la spina dorsale della band.

Quindi, tutto sommato, non sarebbe male ogni tanto fermarci in ciò che stiamo facendo, tirare fuori il polveroso vinile, metterlo sul giradischi ed ascoltarsi con calma una musica innovativa per l’epoca ma ormai dimenticata dalle nuove generazioni.