Il nostro angolo

A casissimo

Gentili professori, cari compagni, queste righe le abbiamo scritte per un messaggio unico, distinto: “Prendete le vostre penne, o se per voi è meglio attaccatevi al computer, e scrivete. Una volta che avrete concluso, rileggete; ascoltate le vostre parole e se lo deciderete potrete condividerle con noi, leggerle ai vostri alunni, pubblicarlo sul nostro, sul vostro giornalino. 

Grazie in anticipo a tutti voi.

di Margherita Parisi VB classico e Margherita Fonte di VC classico

Avete mai provato a scrivere a casissimo? Scrivere perché ne avevate voglia, senza canoni o temi particolari, parlando di stupidaggini che non interessano a nessuno e a cui nessuno baderà mai?  Scrivere senza pensieri, insomma, su una pagina che accartoccerete e butterete via senza troppi rimorsi?Volevo proprio scrivere di questo.L’altra sera non dormivo. Qualcosa come termiti mi morsicava le membra, come un uccellino notturno che tormentava il mio riposo.Interessante.Matita alla mano, foglio mondo e il silenzio della notte. Ma più scrivevo, più mi rendevo conto di una cosa: dieci anni di scuola, con circa cinquanta temi e venti versioni tra greco e latino. Ho versato fiumi, mari, oceani di parole per una persona che ci ha valutato, sì anche per la struttura grammaticale e sintattica del testo, ma anche secondo i suoi personalissimi gusti.

Qui un lampo mi ha rischiarato la mente, sciorinando un quesito: ma noi abbiamo mai letto qualcosa dei nostri professori? Mi piacerebbe molto leggere qualcosa di scritto da loro, siccome non so cosa ne pensano. Altro dubbio: cos’è quel “ne”? Altro dubbio: cosa dovrebbero scrivere? Mi farebbe piacere saperlo, ma sono anche curiosa di voi: quindi scarabocchiate, scribacchiate a casissimo ciò che desiderate senza tema o lunghezza predefinita o un genere. Come mi piacerebbe sapere a cosa pensate mentre scrivete, cari compagni di classico o linguistico, indistintamente! Voi professori, invece, dite, vi è mai accaduto qualche volta di trovarvi in classe ma col pensiero rivolto a qualcos’altro? Di essere a lezione ma non prestare attenzione ai vostri ragazzi – quel ragazzo riccio in primo banco promosso per un caso che non vi spiegate il perché o quella ragazza dai capelli corvini dell’ultimo banco o ancora …-? Vi è mai capitato di non esserci per nessuno se non per voi stessi?

Sono egoista, bramosa di conoscere come Odisseo, avida di possedere qualche goccia dei vostri pensieri, qualche frammento.

Questo vi chiediamo, accogliete questo appello, ascoltateci, scrivete ai vostri alunni perché la scrittura è questo: spalanca la vostra finestra interiore sul lago cremisi del vostro cuore e apre gli occhi a noi studenti anche sul niente che conosciamo di voi professori perché, in dieci anni di scuola, noi non abbiamo avuto la possibilità di conoscervi.

Da cosa scaturisce la vostra scrittura, cari compagni e professori? Forse la pianificate? O siete della mia stessa risma, svegli alle due di notte, colti dall’ispirazione che non ha riguardo per il nostro sonno quieto? Liberate lo scrittore che è in voi! Lasciatelo parlare! Cosa l’ha forgiato? Quali i sono i suoi difetti? Quali le sue virtù? Cosa fu e cos’è?

Prima di lasciarvi, volevo confessarvi una cosa: avevo intenzione di iniziare il mio nuovo anno nella “Voce del Bruno-Franchetti” con qualcosa di profondo, aulico, anche ambiguo se vogliamo, ma ho perso completamente la bussola di me stessa perciò, per ritrovarmi, vi scrivo.

Scrivete.

Scrivetevi.

Scriveteci.

Scriviamoci.