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Due chiacchiere con… Alex Zanardi!

di Giovanna Longobardi, I A classico

Instancabile fuoriclasse, coraggioso ottimista, record mondiale di triathlon paraolimpico. In altre parole, un uomo straordinario di nome Alex Zanardi.

Classe 1966, bolognese, Alex si appassiona ai motori fin da piccolo, esordendo nel 1980 alla guida dei kart. La sua è una grandiosa carriera tra formula 1, formula cart e automobilismo. Poi, nel settembre 2001, nel circuito del Lausitzring in Germania, il grave incidente che gli causò l’immediata amputazione di entrambe le gambe.

Ciò che si prefigurava come la fine di ogni cosa, Alex ha saputo trasformarlo in opportunità, con passione, tenacia e determinazione. Sebbene fosse tornato in pista più forte che mai, ben presto abbandona le gare automobilistiche per dedicarsi al ciclismo paraolimpico, intraprendendo così una carriera altrettanto straordinaria e fortunata.

Lo abbiamo – finalmente – incontrato sabato 26 ottobre 2019 in occasione della Family Run, mattinata di sport in concomitanza dell’edizione annuale della Maratona di Venezia. Di seguito vi proponiamo l’intervista.

Cosa significa per lei oggi essere qui assieme a noi ragazzi nell’ambito di questa iniziativa?

Beh, la Maratona di Venezia è un po’ come un mercatino delle cose buone, perché non si parla soltanto di sport, ma accadono tante cose bellissime, tante iniziative di solidarietà. C’è l’opportunità per tanti giovani di incontrare lo sport in un modo particolare, conoscere chi magari lo ha già scoperto da tempo e lo pratica con passione, ma anche chi grazie allo sport è riuscito a trovare risposte a problemi di natura completamente diversa, come tanti ragazzi che nella loro disabilità hanno anche scoperto l’opportunità per fare sport in un modo magari leggermente diverso ma non con meno passione, non con meno tenacia e certamente non con meno dignità.

A 53 anni, dopo numerose vittorie e soddisfazioni, dove trova ancora la forza, la voglia e la grinta di mettersi in gioco e scendere in pista un’altra volta? 

Non è soltanto una questione di intenzioni: nello sport bisogna anche essere assecondati dal fisico perché sennò difficilmente vai all’incasso di qualche soddisfazione. Per mia fortuna, evidentemente, i tortellini bolognesi hanno fatto la differenza!

Scherzi a parte, insomma, penso di aver preso dalla nonna e poi dalla mamma: mia nonna  è mancata a più di cento anni solo perché è caduta dalle scale altrimenti sarebbe ancora qui, la mia mamma ne ha più di 80 e va come una moto.

Poi certamente c’è anche un tema legato a quello che davvero vuoi fare nella vita che sembra una cosa facile da identificare, ma invece è la cosa più complicata, soprattutto per voi ragazzi così giovani perché oggi è un mondo che ti offre tante più opportunità rispetto a quelle che potevano avere i ragazzi della mia generazione, ma questo genera anche confusione. Allora magari accade che tu veda un gruppo, una ressa, una folla correre in una determinata direzione e ti unisca a loro perché pensi di doverlo fare anche tu e probabilmente se vanno tutti là qualche cosa di interessante in fondo ci deve essere, ma domandarsi se è davvero ciò che tu vuoi inseguire nella vita è la domanda che è veramente complicato porsi, soprattutto quando sei molto giovane e hai il mondo in mano.

Io ho avuto la fortuna forse di riuscire a farmi questa domanda e di decidere dove davvero volevo andare nella vita. L’ho fatto in più occasioni. Oggi è più semplice perché ovviamente con qualche capello bianco in testa ti si chiariscono un attimo le idee.

Per questo è stato più semplice ad un certo punto capire che la passione per il ciclismo paraolimpico dentro di me era cresciuta al punto da ritenere giustificato abbandonare, mettere in stand-by anche i miei programmi automobilistici, cosa che certamente mi avrebbe esposto molto di più all’attenzione delle persone. Per me però era importante qualcos’altro altro e io sono andato a fare quello ed è diventato ciò che oggi colora la mia vita in un modo fantastico e che mi regala, forse, anche più esposizione di quanta non ne avrei avuta se avessi fatto una scelta diversa. Credo che nella vita bisogna veramente cercare di pilotare il proprio destino per fare le cose che ami, se puoi, in particolare quando hai questa scelta non farla è davvero stupido.

Cos’è Obiettivo 3?

Obiettivo 3 è un progetto che certamente ha aspirazioni solidali: vuole essere funzionale a tutti i ragazzi con disabilità che vorrebbero intraprendere un percorso sportivo, ma il cui limite è magari anche solo l’acquisto dell’ausilio. Noi diamo attrezzature in comodato d’uso e favoriamo questo tipo di percorso, li assistiamo nell’allenamento e soprattutto cerchiamo di creare una comunità che crei a sua volta entusiasmo e partecipazione. Questo è ciò che sta davvero accadendo e l’obiettivo che ci eravamo posti e abbiamo centrato, nonché la cosa più importante.

Poi ci serviva uno slogan e abbiamo chiamato il progetto Obiettivo 3 perché la nostra ambizione in fondo è anche quella di portare i nostri ragazzi a fare sport in modo competitivo. Ci siamo subito detti chi sa mai che in mezzo al gruppo delle persone che metteremo per strada  non si possa riuscire a trovarne almeno tre capaci di arrivare fino ai giochi di Tokyo e francamente non siamo nemmeno così lontani.

Cervia (Ravenna), 21 settembre 2019: 3 km e 8 a nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km di corsa in appena 8 ore, 25 minuti e 30 secondi. Cosa si prova ad essere un “ironman” e a stabilire il record mondiale di triathlon paraolimpico?

Verrebbe da dire una faticaccia a sentirla così, ma in realtà è una cosa bella, anzi. Devo dire che il momento più eccitante di una gara come quella è la partenza per la porzione ciclistica perché nell’acqua comunque non sei così nel tuo elemento e quindi venirne fuori è anche un piccolo sollievo. Quando invece parte la porzione ciclistica e sai di avere quest’enorme distanza davanti a te è l’inizio dell’avventura, è ciò per cui hai lavorato ed è una cosa bellissima.

Poi concludere sapendo di aver fatto il record del mondo certamente è un piacevolissimo valore aggiunto, però la conclusione è pur sempre una conclusione, e se ti piace il gioco il bello è giocare, non è concludere.

Io sono un uomo molto fortunato che ha avuto una carriera lunghissima, che ha potuto fare tante cose diverse e che ha anche potuto portare a casa soddisfazioni come quella conquistata a Cervia che insomma, francamente, è tanta roba, perché non voglio essere falsamente modesto: so di essere andato veramente forte quel giorno. Però sarà bello ritentare, magari prima di andare fuori il tempo massimo, e provare a limare anche qualche altro secondo.

Qual è la ricetta del successo?

Non inseguire direttamente il successo, ma scegliersi un cammino e cercare di sfruttare ogni giornata per fare un passo al meglio delle proprie capacità; questo inevitabilmente ti avvicina all’orizzonte che stai inseguendo, ogni giorno, e magari può trasformare anche i grandi sogni in obiettivi che possono essere centrati. Poi il successo secondo me è anche semplicemente guardarsi allo specchio e dire  “Zanardi sei stato un figo oggi, hai fatto bene il tuo lavoro “, anche se magari quel giorno non c’era nessuno pronto ad applaudirti nel momento in cui idealmente tagliavi quel traguardo.