Il nostro angolo

II valore della verità (parte prima)

di Pietro Casarin, V A, sede Bruno

Che valore ha la verità? Quanto è importante indagare gli eventi e i processi della storia? Qual è il valore del pensiero critico? E cosa significa ‘pensare’?

Ecco alcune delle domande che noi studenti, con i professori, ci siamo posti negli incontri con esperti e testimoni di un’epoca significativa come sono stati gli anni ’70. Nel progetto “Intervistiamo la Storia” noi poniamo le domande al passato, alla memoria, e tentiamo di trarre delle risposte che riescano a sciogliere i nodi della menzogna, dell’ipocrisia e dell’ingiustizia che la smemorata società contemporanea ha stretto intorno a noi. E per “noi” s’intende un ‘collettivo’ di persone accomunate unicamente dal desiderio di esercitare il pensiero e di far valere le proprie idee in un contesto libero e aperto come quello scolastico. Un intellettuale come Gaber ci insegna che tutto ciò è possibile grazie ad un ingrediente fondamentale: la partecipazione.

 

Il 9 dicembre scorso, all’auditorium dell’M9, Guido Lorenzon e Daniele Ferrazza ci hanno presentato il loro ‘Racconto Civile’, sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, mettendo in luce i lati più oscuri della “Strategia della tensione”.

Non abbiamo assistito a una semplice ricostruzione cronologica dei fatti, ma siamo andati oltre; insieme, dopo aver sorvolato l’oblio e la superficialità di tanti atti, siamo scesi in picchiata a fendere la nebbia che ha avvolto nel mistero e nella colpevolezza l’Italia degli anni ’70.

Il primo “pioniere della verità” a compiere questo volo fu proprio Guido Lorenzon. All’epoca della strage era un insegnante di una scuola elementare di Treviso. Egli non era l’unico a conoscere la verità sui responsabili, ma fu il primo a muovere quel passo tanto audace quanto doveroso per un uomo libero: testimoniare, decidendo di spogliarsi dell’abito sudicio dell’omertà. Ci racconta l’aneddoto, ovvero di quando un bidello della sua scuola gli chiese di far vedere ai bambini della classe le immagini dei funerali di Piazza Fontana. In quel momento egli pensò (cito) «alle persone delle fabbriche, delle scuole e dei negozi che meritavano una risposta», che meritavano giustizia di fronte a 17 vittime innocenti. Mentre alla Tv un giovane Bruno Vespa sentenziava: “Pietro Valpreda è colpevole”, Lorenzon sapeva che non era così; sapeva che i responsabili della strage erano i neofascisti di Ordine Nuovo; sapeva i nomi dei responsabili e anche di quelli delle bombe esplose nei treni prima del 12 dicembre; sapeva chi erano Giovanni Ventura e Franco Freda. Guido Lorenzon sapeva; e ora anche noi sappiamo, perché come lui stesso ci dice: «Non basta conoscere la verità, occorre che sia pronunciata». E occorre anche che la verità sia ribadita, affinché tutti la conoscano e la pronuncino a loro volta, insieme, per sciogliere i nodi della menzogna che la catena di depistaggi ha stretto per soffocare l’Italia in 36 anni di processi.

Ma alla fine di questa lunga maratona, chi ha vinto tra Verità e Menzogna?