Il nostro angolo Recensioni

Ad Itaca. Per sempre.

di Margherita Parisi, V B classico

 

 

Essere stato un grande scrittore, forse rivoluzionario, sicuramente da leggere, conoscere, amare: eppure, a distanza di anni, essere sconosciuto ai più e relegato in una nicchia.

Proprio in onore di alcuni grandi scrittori del Novecento che stiamo perdendo, ho deciso di creare una serie di puntate in cui vi parlerò più che brevemente della loro vita e poi del romanzo o dei romanzi che sono, a mio parere, assolutamente da leggere. Il primo autore che incontreremo sarà Luigi Malerba.

Malerba nacque nel 1927 a Pietramagolana, in provincia di Parma, e morì poi a Roma nel 2008. Fu uno degli scrittori più eclettici, curiosi e multiformi del Novecento. Leggere Malerba vuol dire abbandonarsi ad una straordinaria varietà di personaggi e accettare i continui riferimenti intertestuali, che fanno sempre tenere l’attenzione al massimo. Uno dei suoi romanzi più conosciuti è sicuramente “Itaca per sempre”: sarà proprio di questo che vi andrò a parlare.

Il romanzo comincia in media res, rispetto al poema omerico: Ulisse è già approdato ad Itaca, sotto le mentite spoglie del mendicante. Poi si rivela come Ulisse al figlio Telemaco e ad Eumeo. Organizza una vendetta contro i Proci. La porta a termine.

Ed è a questo punto che Malerba comincia a scavare, ad introdurre il germe del dubbio che forse avrà sfiorato la mente di molti lettori, anche i più distratti, del poema antico: com’è possibile che Penelope non riconosca, neppure nel bagliore del sospetto, sotto le spoglie del mendicante, la presenza dello sposo? Di fatto, la Penelope di Malerba, al contrario di quella omerica, riconosce subito l’eroe, ma tace; nel silenzio, nell’inquietudine di una psicologia femminile ricostruita con sensibilità magistrale, si macera sua volta chiedendosi: “Perché Ulisse si svela a tutti e non a me? Forse perché la vendetta è questione da uomini? Oppure non ha più fiducia in me, o peggio, non l’ha mai avuta?”

Il risentimento di Penelope – che in Omero è poco più che abbozzato e si concreta nel singolo celebre interrogatorio del letto coniugale – nell’Itaca di Malerba innesta il dramma intimo che attira nel suo vortice Ulisse, il quale giungerà a dubitare, non tanto della fedeltà della moglie, ma di sé e della propria celebrata astuzia, e di come con essa non possa riconquistare il legame con la moglie e il figlio, lacerato dai vent’anni d’assenza per una guerra inutile.

Ho trovato questo romanzo semplicemente stupendo. Fu il primo dei romanzi che lessi di Malerba. Mi colpì tanto che non sono riuscii a togliermelo dalla testa: citazioni, interi dialoghi, pensieri di personaggi gli affioravano nella mia mente. Queste però con il tempo diventarono più lacunose, meno belle. Il ricordo stava appassendo tanto che mi convinsi a rileggerlo, questa volta con più attenzione.

Ho scoperto molto riferimenti di Malerba che non avendo colto; ho notato la semplicità stupenda delle descrizioni, e la capacità di creare un canale d’empatia tra personaggio e lettore .

Sicuramente vi consiglio questo libro e, più in generale, Malerba, che voi siate un po’ in là con gli anni o che ne siate ancora nel fiore.

Leggetelo, che sia la prima o la millesima volta.

Divorate questo capolavoro, troppo spesso incompreso.

Buona lettura.

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