Il nostro angolo Recensioni

Parise e ‘Il prete bello’

di  Margherita Parisi, V B classico

 

 

 

 

Goffredo Parise nasce l’8 dicembre del 1929 a Vicenza. Muore poi il 31 agosto del 1986 a Treviso.

Il prete bello, libro di Parise di cui parleremo oggi, uscì nel maggio del 1954 e riscosse un clamoroso successo. Rileggendolo, quando ormai le etichette impugnate per celebrarlo o denigrarlo sono alle nostre spalle, dimenticate tanto quanto lo stesso romanzo, ci accorgiamo che il suo segreto sta tutto nella festosa eccentricità dei personaggi che popolano un dedalico e fiabesco caseggiato nella Vicenza del 1940 e di colui che saprà stregarli tutti, don Gastone, il “prete bello”:

personaggi quali la ricca signorina Immacolata, con i suoi strani cappellini a piume e l’occhialino d’oro cesellato; le Walenska, madre e figlia, che si scaldano ingrandendo con una enorme lente l’unico raggio di sole che al tramonto penetra nella loro stanza; Esposito, che tiene sotto chiave le cinque figlie concupiscenti, a suo dire troppo belle; Fedora, la cui rigogliosa natura si spande dagli occhi e da tutto il corpo; e la cenciosa banda di ragazzi truffaldini e sentimentali che nei vicoli e sotto i portici cercano ogni giorno di sopravvivere. Nei loro animi, l’atletico ed elegante don Gastone si infiltra come una passione oscura ma tremendamente capace di dare improvvisamente vita a situazioni intriganti, e talvolta assurde: così ci troviamo di fronte a «una sostanza poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti», per stare alle parole di Eugenio Montale.

 

Questo libro avevo intenzione di rileggerlo. Consapevole che in libreria non ci sarebbe stato, decisi di andare in biblioteca. Salii le scale e mi diressi allo scaffale rosso con il numero ottocentotrenta, quello della letteratura italiana del ventesimo secolo. Cercai Parise, ma non lo trovai. Un po’ infastidita, continuai a investigare, senza esito. La cosa mi pungeva; decisi incuriosita di cercare gli altri autori di cui in questa serie ho intenzione di scrivere. Nulla. Questi autori non esistono.

Quindi, questa è la domanda che mi sono posta: “È possibile desiderare di leggere qualcosa che non si sa che esiste? Se le antologie non ne trattano e i giornali, impegnati nei loro affari, neppure; e se neanche nel tempio massimo del sapere, la biblioteca, sono contenute queste pietre antiche, questi preziosi tesori, come abbiamo noi la possibilità di inciamparvici sopra, di scoprirli? Forse per esteso la domanda può essere: come si può arrivare a conoscere ciò che ci è nascosto? Possiamo ipotizzare un tempo in cui forse anche Pascoli, anche Hemingway o Spinoza verranno relegati ad una nicchia chissà dove, in una biblioteca di una città perduta, in un esemplare scolorito dal tempo?

Ci sarà un tempo in cui qualcuno scriverà su di loro come “i perduti”?

Vi lascio a queste riflessioni.

Buona lettura.

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