Il nostro angolo

21 Marzo: Montale, Il sogno del prigioniero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sogno del prigioniero

 

Albe e notti qui variano per pochi segni.

 

Il zigzag degli storni sui battifredi

nei giorni di battaglia, mie sole ali,

un filo d’aria polare,

l’occhio del capoguardia dello spioncino,

crac di noci schiacciate, un oleoso

sfrigolio dalle cave, girarrosti

veri o supposti – ma la paglia é oro,

la lanterna vinosa é focolare

se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

 

La purga dura da sempre, senza un perché.

Dicono che chi abiura e sottoscrive

puo salvarsi da questo sterminio d’oche ;

che chi obiurga se stesso, ma tradisce

e vende carne d’altri, affera il mestolo

anzi che terminare nel pâté

destinato agl’Iddii pestilenziali.

 

Tardo di mente, piagato

dal pungente giaciglio mi sono fuso

col volo della tarma che la mia suola

sfarina sull’impiantito,

coi kimoni cangianti delle luci

scironate all’aurora dai torrioni,

ho annusato nel vento il bruciaticcio

dei buccellati dai forni,

mi son guardato attorno, ho suscitato

iridi su orizzonti di ragnateli

e petali sui tralicci delle inferriate,

mi sono alzato, sono ricaduto

nel fondo dove il secolo è il minuto –

 

e i colpi si ripetono ed i passi,

e ancora ignoro se sarò al festino

farcitore o farcito. L’attesa é lunga,

il mio sogno di te non è finito.

(da “La bufera e altro”, 1940-1954).

 

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