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RECENSIONE DI “RICORDI?” DI VALERIO MIELI

di Matilde Sponchiado, classe VB scientifico

Recensione consegnata in questa forma nell’ambito del concorso “David Giovani”.
Il film Ricordi? Diretto da Valerio Mieli racconta una storia d’amore, non una qualsiasi, ma la storia d’amore di ognuno di noi. I due protagonisti infatti, interpretati da un espressivo Luca Marinelli e una splendida Linda Caridi, non sono altro che Lui e Lei; la mancanza di nomi rende per lo spettatore inevitabile l’immedesimazione in una relazione tutt’altro che fiabesca e mostrata in ogni suo aspetto.

I ricordi rappresentano un tema centrale nello sviluppo della pellicola, come indicato dal titolo, dissipando ogni dubbio sul fatto che il passato, nonostante la sua irreversibilità, faccia parte di noi e di ciò che siamo. Il percorso attraverso cui Mieli ci accompagna è l’esperienza di crescita affrontata da due innamorati posti agli antipodi, come ci vengono presentati attraverso la potente metafora dei loro ricordi d’infanzia: Lui che ha congelato il cane morto, incapace di lasciarlo andare, e Lei che, morto il cane, ne ha comprato un altro il giorno stesso. Lui, triste e tormentato dai ricordi del passato, Lei fin troppo abituata a rimuoverli, in maniera quasi sistematica, e seguace della filosofia oraziana del “carpe diem”. La nostalgia assume un ruolo significativo nella trama, attorno a cui si intrecciano gli avvenimenti e gli animi dei personaggi che si trasformano nel corso del film accompagnati da un turbinio di colori e mescolarsi di presente e passato. La narrazione infatti non procede secondo le canoniche regole: non si sofferma mai a lungo sull’immagine del presente, ma piuttosto procede per salti temporali e concomitanze di eventi.

Valerio Mieli riesce egregiamente nella riduzione, fino alla totale cancellazione, della dimensione spaziale tra sceneggiatura e immagini, che catturano l’attenzione dello spettatore e risvegliano attraverso l’utilizzo della forza della fotografia e dei suoni ricordi assopiti. Il regista, infatti, concentrandosi sul punto di vista dei singoli protagonisti sviluppa il film in modo analogo alla tecnica dello stream of consciousness dove dialoghi, suoni e forme coincidono.

Come il ritrovamento del cappello smarrito e cercato a lungo di Lei, l’incontro conclusivo dei due giovani segna l’epilogo di un lungo viaggio, al termine del quale sono entrambi costretti a porsi di fronte a uno specchio, rispettivamente Lui e Lei.

La scelta di un finale aperto permette tuttavia, a protagonisti con nomi reali, di scrivere la fine.