Focus

“Solo un piccolo sforzo” di Rocco Candian e “Apri la mente” di Sara Costantino

Pubblichiamo le riflessioni di due student* di III A linguistico su un altro tema caro alla redazione: il dialogo, il confronto; e ringraziamo la prof.ssa Sara D’Ambrosio per il contributo dato alla nascita di questi e altri testi della Voce 2020-21.

 

 

Rocco Candian, Solo un piccolo sforzo

 

È bello quando i confronti arrivano all’improvviso.

Sono un adolescente e in quanto tale ho un carattere complicato. In particolare faccio fatica a parlare dei miei problemi, anche con le persone a cui voglio più bene. Preferisco non sovraccaricare gli altri dei miei complessi, perché sicuramente avranno già i loro, quindi, da un certo punto di vista, forse è meglio così. In compenso, trovo molto ricostituente ascoltare gli sfoghi dei miei amici o della mia ragazza e a volte riesco anche a trovare una soluzione ai loro problemi. È più facile perché non sono io il soggetto, perché non si tratta di ‘me’.

Il vero problema è che, tenendo tutte le mie inquietudini per me, a un certo punto (e direi piuttosto periodicamente) sento come se dovessi esplodere, quindi libero la repressione delle mie paure facendo sport o ascoltando la musica, senza affrontare direttamente la cosa in compagnia.

È andato “tutto bene” finché una sera, al telefono con la mia ragazza, lei mi ha chiesto semplicemente se andasse tutto bene e io sono rimasto in silenzio per almeno un quarto d’ora. Mi ha colto impreparato. Non sapevo cosa rispondere, come avrebbe reagito, come io avrei reagito alla sua reazione.

Allora ho preso coraggio, mi sono fatto forza e ho fatto la cosa più sensata: ho convocato tutta la voce che si era nascosta nella mia gola e ho iniziato a parlare. Ho materializzato letteralmente ogni pensiero che mi frullava in testa da giorni, ogni inquietudine che avevo sempre tenuto per me perché credevo di essere l’unico a poterla gestire. È stato terapeutico ed è bastato semplicemente aprire la bocca e far vibrare le corde vocali. Tutto ciò è stato possibile solo perché qualcuno ha interagito con me, ha chiesto la mia opinione, è stato disposto ad ascoltarmi. Spesso per chi è esterno al problema può essere meno complicato trovare il modo di uscirne.

Quando ammettiamo a noi stessi di essere in difetto, il nostro organismo attiva istintivamente un meccanismo di difesa. Ci chiudiamo a riccio, ci convinciamo di essere gli unici ad avere dei problemi e a poterli risolvere senza l’aiuto di nessuno. È ammirevole credere di riuscire a trovare la soluzione da soli, ma è altrettanto stupido.

A volte c’è solamente bisogno di mettere da parte l’orgoglio e cercare qualcuno disposto a darci un punto di vista esterno, che non sia condizionato da tutte quelle insane associazioni di pensieri, che interagisca con noi. Si tratta solo di un piccolo sforzo.

 

 

Sara Costantino, Apri la mente

 

Non trovo affatto facile parlare di scambio e confronto in quanto so di essere una persona particolarmente introversa. Tendo ad auto-analizzarmi per trovare un punto di incontro tra me e me, quando, in realtà, ciò di cui ho realmente bisogno è il dialogo.

Accade spesso di banalizzare le proprie emozioni, screditarle, privarle del loro valore; la stessa cosa vale per le conoscenze. Quante volte mi è capitato di sentirmi meno capace di altri nel sostenere dibattiti per la paura del giudizio altrui o per il timore di aver meno da raccontare. Sono sicura che è successo almeno una volta anche a te che stai leggendo. Echeggia ancora nella mia mente la tipica frase che mi sentivo dire quando ero piccina: «Sara, ne deve passare di acqua sotto i ponti prima che tu possa dire la tua!».

Dopo aver assorbito e maturato la capacità di relazionarmi e di ascoltare, ora che sono abbastanza grande da poterlo fare, urlo a squarciagola e provo a farmi sentire, anche scrivendo questo piccolo articolo.

Il gusto dello scambio e del confronto nasce fin da quando siamo bambini; a cambiare è la modalità con cui manifestiamo tale piacere. Non credo esista solamente un tipo di confronto, a volte basta uno sguardo, a volte un abbraccio, in altre occasioni invece il nostro sapere e i nostri pensieri necessitano di una voce ed è lì che nasce il dialogo.

Ognuno di noi ha qualcosa da dire, da raccontare e dovremmo essere tutti capaci di interiorizzare le parole del prossimo – e talvolta anche di considerare che non abbiamo sempre ragione – per trarre beneficio dalla vita di gruppo, aprire la mente e ampliare la nostra conoscenza.