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La parola a Pierpaolo, Arianna, Carlo e Andrea: i nostri nuovi rappresentanti di Istituto

di Marta Frisoli e Teresa Rampini

Noi della redazione de “La Voce del Bruno-Franchetti” abbiamo deciso di intervistare i nostri rappresentanti d’Istituto freschi di elezioni per farveli conoscere meglio: ecco chi sono i magnifici quattro e cosa faranno per noi!

Perché hai deciso di candidarti? Vedi il tuo futuro nella politica?

Pierpaolo ci risponde: «Ho deciso di candidarmi perché volevo nel mio piccolo cercare di cambiare una scuola che può offrire molto di più agli studenti aiutandoli a passare anni pieni di esperienze senza “uscirne matti”.
Non vedo un futuro nella politica, sinceramente non me ne sono mai realmente interessato ma, sai com’è, non pensavo neanche di diventare rappresentante d’Istituto, il futuro è imprevedibile».

Avete in mente qualche progetto particolare da proporre a noi studenti?

«Uno degli obiettivi che ci siamo prefissati è quello di cercare di far collaborare il più possibile gli studenti di entrambe le sedi… Per di più, stiamo già mettendo in moto diversi progetti: il merchandising d’istituto con la collaborazione di Stuart, l’organizzazione dei balli studenteschi, di cui presto vi daremo notizie, e la reintroduzione degli specchi nei bagni, di cui abbiamo già parlato con la dirigente e con il consiglio d’Istituto», ci risponde Arianna.

Quale pensi possa essere la maggiore difficoltà che incontrerai nello svolgere il tuo ruolo di rappresentante?

Interviene a proposito Carlo: «Una cosa temo e mi auguro proprio che non accada: che noi quattro ci troveremo da soli. A scuola siamo tanti, novecento al Bruno e seicento al Franchetti: anche un classicista come me riesce a fare due conti e a capire che il quoziente tra quattro e millecinquecento è un numero molto vicino allo zero. Anche perché, poi, siamo tutti sulla stessa barca: studenti liceali, con i propri impegni, le proprie passioni, i propri interessi e… le proprie giornate no. Abbiamo in mente di fare tante cose, nuovi progetti e iniziative, ma “non si può pensare di mangiare in un ristorante da 100 euro con 10…”».

Secondo te, l’istituto “Bruno-Franchetti” è unito o c’è una certa rivalità tra i diversi indirizzi?

Andrea risponde: «Credo che, rispetto a qualche anno fa, si siano fatti senz’altro dei passi in avanti, anche se forse è ancora azzardato parlare di una completa ‘unione’. Il Bruno e il Franchetti rimangono due realtà abbastanza differenti, anzi tre, visto che ormai la particolarità non è data solo dalla sede, ma anche dall’indirizzo, perciò tra le componenti dobbiamo considerare anche il liceo linguistico. Tuttavia, anche se magari gli studenti di un indirizzo presentano interessi o attitudini diverse da quelli di un altro corso, penso che tutti siano consapevoli di far parte di qualcosa di più grande. A questo punto, quindi, penso che si possa essere d’accordo sul fatto che, pur rimanendo nelle differenze, queste non sono più un punto di debolezza o di divisione, ma una diversità che è una forza, un arricchimento per tutta la scuola».

Hai un modello o un mentore che ti ispira?

«Non ho un particolare mentore o modello, ho sempre voluto mettermi in gioco, fare qualcosa che con impegno potesse darmi grandi soddisfazioni. Soddisfazioni che in questo caso trovo nel vedere noi ragazzi partecipare attivamente a scuola e non solo studiando e prendendo buoni voti ma anche divertendosi e partecipando ai vari eventi che in futuro organizzeremo. Ad esempio, dopo l’assemblea del 23 dicembre sono tornato a casa felicissimo dopo aver visto tutti ballare e cantare tra i corridoi della scuola», ci dice Pierpaolo.

Cosa ti piace del Bruno-Franchetti? Cosa pensi dell’altra sede?

Arianna dichiara: «Credo che la nostra scuola, il Bruno-Franchetti, abbia un ottimo potenziale e sono contentissima di rappresentarla. Effettivamente le due sedi sono molto diverse, ma penso che l’ambiente scolastico sia il medesimo. Mi sono resa conto che la preparazione acquisita in questi cinque anni, probabilmente non l’avrei avuta da nessun’altra parte, e credo che il dialogo tra studenti e professori sia possibile e molto efficace».

Hai un aneddoto sul momento più critico della tua carriera di rappresentante?

Lo abbiamo domandato a Carlo che ci risponde con prontezza: «6 giugno 2022, ore 18.00, dopo un’impegnativa, ma divertente, giornata di autogestione, Marco, Andrea, Daina ed io. L’indomani ci sarebbe stata la tanto attesa giornata autogestita, ma molte classi del Bruno sarebbero uscite e entrate fuori orario sballando così tutto il sistema. Fin da subito capiamo che ridisegnare tutto il timetable per le 45 classi, da soli, sarebbe stata un’impresa impossibile, ma ci vengono incontro due dee: Giulia e Irene, due ragazze della 5G scientifico e con loro fino a sera tardi abbiamo risistemato i calendari. La mattina seguente, timorosi per un possibile flop del progetto, ci presentiamo nella sede in via Baglioni. Per fortuna e grazie alle due ragazze che si sono immolate per noi, a distanza di sette mesi possiamo ridere e scherzare dell’accaduto, perché nonostante tutto è andata bene. Questo mi ha fatto ancora di più comprendere l’importanza della comunità studentesca e della sua collaborazione attiva. Insieme faremo tante cose belle! Le opportunità ci sono, basta avere gli strumenti e la voglia per saperle cogliere».

Che cosa pensi in merito all’accusa che è spesso rivolta alla nostra generazione di essere disimpegnati e senza valori?

Abbiamo posto questa domanda ad Andrea: «Penso che sia un’accusa sbagliata, frutto dei cliché che circolano sui piú giovani. Sicuramente rispetto ai nostri genitori c’è un modo diverso di concepire gli impegni: oggi tendiamo a viverli come parte della nostra vita privata, come qualcosa che facciamo esclusivamente per noi stessi, mentre una volta forse era più evidente la connessione con la sfera sociale e civile. Penso ad esempio al fatto che una volta tra gli studenti era più frequente l’impegno politico, mentre oggi sembra che siamo sempre nascosti dietro uno schermo a scorrere i feed dei social network, ma non è così! Molti infatti sono i miei coetanei che, oltre all’impegno sportivo o musicale, dedicano il proprio tempo anche ad altre iniziative di volontariato o di scambio culturale. Allo stesso modo, penso che non sia corretto dire che noi giovani non abbiamo valori: certo il fatto di essere sempre più all’inseguimento delle ultime mode e tendenze rende più difficile riconoscere una propria scala di valori, tuttavia, anche grazie al servizio di rappresentante svolto l’anno scorso, mi sono reso conto che alcuni principi, come la tolleranza, l’accoglienza del “diverso” e la solidarietà verso chi vive in condizioni difficili, sono dei punti cardine per tutti».

Non ci resta che ringraziare per l’impegno e l’entusiasmo i nostri nuovi rappresentanti e augurare loro un buon lavoro, oltre a un felice anno scolastico.

 

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